Donne e conoscenza storica
       

Recensioni 2004


 

Paola Cereda, La Terra e il fuoco. Storia di un'inquisizione, Tirrenia Stampatori, Torino, 2004.

di Monica Di Bernardo

Recensioni di Monica Di Bernardo sulla storia della stregoneria

Laura Caretti (a cura di), «Gostanza da Libbiano» di Paolo Benvenuti, Pisa, ETS, 2000

Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema. Atti del Convegno "La strega, la santa e il processo" (San Miniato, 12-13 novembre 1999), ETS, 200

Anna Foa, Eretici. Storie di streghe, ebrei e convertiti, Bologna, Il Mulino, 2004, pagine 145

di Monica Di Bernardo

della stessa autrice:

Riflessioni sulla strega Matteuccia
(abstract e tesi di laurea)

Links del sito:

Donne all'inizio della storia moderna - La caccia alle streghe

Sitografia sulla caccia alle streghe

Bibliografia




Emoziona, coinvolge, appassiona, l'intenso monologo scritto da P. Cereda e liberamente tratto dagli atti del processo contro Giovanna Monduro, la strega di Salussola, svoltosi nel Biellese nel 1470. La lettura suggerisce emozioni e sensazioni della protagonista che il linguaggio del teatro riesce a rendere vive e pulsanti. In tal modo le emozioni della protagonista di una vicenda storica, non più racchiuse tra la polvere dei documenti, che pure le storie di persone vive intendono raccontare, ma che quasi mai lasciano trasparire i sentimenti di coloro che li hanno vissuti, divengono vive e reali. E' proprio questo l'obiettivo dell'autrice: farci sentire la presenza di Giovanna, ci viene chiesto di provare ad essere Giovanna: la masca, la donna, la creatura che dalla Natura/Terra trae origine e alla Natura tornerà, anche se non di sua volontà ma per mano del fuoco, giustizia degli uomini, che l'ha scelta come capro espiatorio della comunità.

L'autrice sceglie una prospettiva del tutto nuova, insolita in un testo storiografico: quella di voler narrare i fatti attraverso gli occhi della protagonista, nonché vittima. Infatti è Giovanna a parlare in prima persona e non l'inquisitore che amministra il processo o il notaio che ne trascrive gli atti. (La fonte storiografica da cui il testo trae ispirazione è comunque riportata fedelmente in traduzione alla fine del testo). Questo non potrebbe mai accadere in una ricostruzione storica perché, purtroppo, la voce delle accusate di stregoneria ci è ignota, dal momento che le uniche fonti disponibili, atti di processi e trattati di demonologia, appartengono a quegli uomini che sono stati gli autori delle persecuzioni stesse. Le voci delle donne sono per noi sconosciute o talvolta si percepiscono, flebili, all'interno delle deposizioni. Tuttavia è poco quel che di autentico riusciamo ad intuire, dal momento che queste ultime venivano ascoltate dopo lunghe ore trascorse in quella sala di tortura che "costringeva" le accusate a rivelare la verità, quella dei giudici naturalmente, ovvero ciò che questi ultimi volevano sentirsi dire. Lo stesso avviene anche per Giovanna che narra ai suoi aguzzini di tregende, malefici e riunioni notturne di masche e diavoli, soltanto dopo essere stata sottoposta a torture e tormenti. Al contrario nel monologo sono posti al centro della scena i pensieri, le paure, le emozioni della donna, che l'autrice ha provato ad immaginare. Sin dall'inizio l'autrice nonché attrice, costruisce un percorso attraverso il quale raccontare la vita di Giovanna. Le sue parole sono accompagnate dalla musica di un cantore che rappresenta la tradizione orale: ciò che di Giovanna/strega si racconta, che è diverso da come lei vede e pensa sé stessa. Il percorso è circolare, ad anello, la masca viene dalla Natura in quanto donna e in quanto custode del suo sapere: i segreti delle erbe. Alla Natura/Madre/Terra è destinata a tornare dopo la morte che, quindi, assume il valore di un ritorno al ventre materno. Infatti la piece teatrale comincia e finisce con l'episodio del rogo il cui racconto irrompe sulla scena sin dalle prime battute.

E' il narrare, tuttavia, il centro dell'intera vicenda: è attraverso le parole di Giovanna e il commento del cantore che in ogni scena si dipanano episodi salienti della sua vita, ed è attraverso le parole degli altri che si crea e si diffonde la cattiva fama che la condurrà alla denuncia e poi al rogo. L'intera comunità non esita a denunciarla, proprio lei che ha sempre avuto come scopo quello di alleviare le pene altrui. E' per questo che è corsa in aiuto di Ubertina partoriente e, grazie alle erbe di cui conosce il potere, ha salvato da morte sicura lei e la bambina che portava in grembo e con lo stesso slancio ha aiutato Donna Ludovica a liberarsi di un figlio indesiderato. Non rimane indifferente Giovanna di fronte alle sofferenze altrui, offre l'aiuto che sa dare, quello che la Natura, attraverso le parole di sua madre, le ha insegnato. Eppure le voci che corrono tra i paesani parlano d'altro; non ricordando il bene che la donna è capace di procurare, la guardano con sospetto, come un pericolo. Giovanna è masca sembrano sussurrarsi l'un l'altro, può dare la vita ma più spesso può far del male. Ed è facile accusarla ogni qual volta la comunità è in pericolo: tutti fanno ricorso al suo potere ma, nello stesso tempo, tutti la temono e al momento opportuno sono pronti a condannarla. I suoi stessi famigliari la denunciano alle autorità: alcuni suoi nipoti sono morti e lei è additata come colpevole.

Cosa pensa Giovanna? Si sente tradita ma in fondo conosce l'invidia della cognata e l'odio del suo stesso marito che abusa di lei, pur tradendola da tempo con un'altra donna. Sa che le accuse sono false ma le ripetute torture piegano anche la sua forza fino a spingerla a rivelare qualsiasi cosa pur di sfuggire ai suoi persecutori. E così lascia andare la fantasia e racconta ciò che i giudici desiderano ascoltare. Narra di Zen il suo demonio personale forte e bellissimo, di crimini, malie e atti blasfemi orditi da donne e diavoli contro i membri della piccola comunità di cui anche Giovanna fa parte insieme con altre donne che, denuncia, l'hanno seguita nelle sue scorribande notturne. Tutto è compiuto: l'eretica deve pagare con il rogo le empie azioni che ha commesso. E le donne e gli uomini che ha aiutato? Improvvisamente, come sempre accade nei processi per stregoneria, nessuno ricorda più, la comunità perde la sua memoria.

E' nel finale, comunque, il momento più alto dell'opera teatrale: il dialogo tra una Giovanna spaventata che si rivolge alla Madre/Natura chiedendole di essere salvata dal rogo. Un testo denso di emozioni dunque il monologo di Giovanna, da leggere tutto d'un fiato in attesa di poterne vedere la rappresentazione teatrale anche in altre zone d'Italia e non solo in Piemonte

La vicenda di Giovanna ne ricorda altre, altri episodi di donne accusate di stregoneria, altre storie in cui ancora una volta, come spesso nei processi contro le streghe, è il potere che il linguaggio femminile nasconde e che attraverso le parole si tramanda da donna a donna, ad esser preso di mira. Sarà per questo che le parole delle donne sono da sempre così temute così come la loro capacità di insegnare ad altre il loro sapere?