Donne e conoscenza storica
           

 

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Miranda Miranda, Bellissima regina, La storia di Maria d’Avalos
e Fabrizio Carafa nella Napoli del ‘500,
Filema Edizioni, 2002

di Donatella Massara

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Donne all'inizio della storia moderna

 

 

 

Nel 1590 a Napoli, sotto il governo della Spagna, Carlo Gesualdo, principe di Venosa uccide la moglie, Maria d'Avalos, bellissima e di potente e nobile famiglia, con lei muore Fabrizio Carafa, affascinante amante di lei, anch'egli di famiglia potentissima. Non è facile trascrivere in romanzo un fatto accaduto secoli addietro; ha quindi ragione chi nel recensire questo libro giudica, prima di tutto, l'effetto ottenuto. L'autrice ha visto la storia dal punto di vista della protagonista. Dietro a questa ricostruzione c'è quindi mano e desiderio della scrittrice. La scrittrice va oltre il fatto nudo e crudo che, in qualche modo, raccontano i testi di storia. Senza aspettare che le indagini provino e confermino oppure appendano al muro prove contestabili della verità storica, lo spostamento e la posizione della centralità femminile, necessaria a farsi storia, sono già stati compiuti.

La protagonista della storia, dopo essere stata raccontata al cinema e sulla carta, si definisce in una propria soggettività. Maria d'Avalos avendo scelto di non nascondere al marito la sua relazione con Fabrizio Carafa, sa che ne affronterà la vendetta e si sottrae in questo modo a una personalità perversa, indifferente alla giustizia che gli accordava il potere patriarcale. Maria d'Avalos aveva sposato Carlo, in terze nozze, con dispensa papale, era suo cugino e di cinque anni più giovane di lei. Delusa dell'uomo e anche del musicista, odiando il primo per la ossessività, oltre che per l'aspetto privo di attrattive, incontra il coraggioso duca d'Andria e, una volta tanto, fa di testa sua accettandone il corteggiamento e poi l'amore. Maria è, dunque, per niente ossequiente del potere maritale, e questo nonostante conosca la sua brutalità perversa. Carlo Gesualdo, il marito tradito, ha una fama autonoma e accattivante, è compositore di madrigali, considerati originali e straordinariamente innovatori; nel fervore della critica, chi se ne intende cerca di salvare la personalità geniale di un precursore e che ciò nonostante fu un crudele assassino.
Sadico con le donne masochista con gli uomini, il principe, non esita a vendicarsi di una moglie descritta, anche nelle fonti dell'epoca di straordinaria bellezza. E' l'autrice del romanzo a raccontare la crudeltà del marito. Carlo ha predisposto la cattura degli amanti: una squadra di sicari uccide Maria e il suo compagno, mentre lui assiste all'omicidio, deturpa orribilmente i cadaveri e li espone svestiti sulle scale del palazzo che i coniugi abitavano. Gli amanti esposti al popolo, verranno raccolti e consegnati alle famiglie per la sepoltura. Gesualdo si reca a confessare la sua colpa al viceré Miranda e viene aperto un processo poi chiuso in fretta. Maria lascia Emanuele, il figlio che, tardi, perdonerà al padre, immortalato in questo gesto in un'opera recentemente ridata nella sua versione originale. La tela intitolata "Il perdono di Carlo Gesualdo" è di Giovanni Balducci (1609) nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Gesualdo, sede del castello dei Venosa, al centro del grande feudo dove Carlo risiedeva permanentemente per sottrarsi alla sicura vendetta delle famiglie d'Avalos e Carafa.

Alcuni anni dopo l'omicidio, Carlo Gesualdo si era risposato con Eleonora d'Este e trasferito alla corte di Ferrara; ritornerà con la moglie nel Sud dove ricostruirà Gesualdo secondo i dettami di magnificenza della corte estense. Eleonora è un'altra delle figure femminili che affiancano Maria nel romanzo, tratteggiate per mano dell'autrice con sobria maestria e contenuta passione. Un universo femminile che occupa un posto sul finire del XVI secolo invitandoci, una volta di più, a leggere la storia delle donne e a rileggere attraverso questo sguardo anche quella maschile.

Il delitto d'onore scatenato per vendicare l'adulterio svoltosi sotto il tetto maritale, e non molti anni fa tolto dal nostro codice, nella società di fine cinquecento, giustifica il diritto - affermato nella Lex Giulia - per il quale un padre poteva uccidere la figlia scoperta in adulterio, legge, poi, estesa ai mariti.
Mentre la Chiesa tenta di regolare la moralità, l'Italia della controriforma vuole il matrimonio sempre più sacramento, diversamente dal carattere contrattuale che ha nei paesi di fede protestante e dal conseguente consenso al divorzio. Come sacramento è indissolubile e pur auspicando la scelta libera dei coniugi, contemporaneamente Chiesa e Stato consegnano ai padri il potere. Come scriveva il teorico delle stato moderno e assoluto, Jean Bodin <<Rimane dunque definito che come lo Stato è un governo giusto che si esercita con potere sovrano su più famiglie e ciò che loro è comune, così la famiglia è un governo giusto che si esercita su più sudditi soggetti allo stesso capofamiglia, e su ciò che a questi è proprio […]>> J.B. (De la republique)

Links: immagini, notizie, musica contestuali alla vicenda di Maria d'Avalos:

http://www.gesualdo.com/index.html

http://digilander.libero.it/prolocogesualdo/biografia.html