Donne e conoscenza storica
       

Recensioni 2004


 

Laura Caretti (a cura di), «Gostanza da Libbiano» di Paolo Benvenuti, Pisa, ETS, 2000

di Monica Di Bernardo

 

Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema, ETS, 2004

di Monica Di Bernardo


Ho avuto la possibilità di vedere questo film - Gostanza da Libbiano di Paolo Benvenuti - in un momento particolare, mentre stavo scrivendo la tesi di laurea sul processo alla strega Matteuccia Francisci condannata a Todi nel 1428 e, forse per questo motivo, mi ha molto colpito.
Alcune immagini rimarranno per sempre scolpite nella mia memoria perché hanno avuto la forza di dare vita a figure, situazioni e personaggi che tante volte ho incontrato nei documenti e nei resoconti dei processi che ho letto. Credo sia indimenticabile il viso e lo sguardo di Lucia Poli (l'attrice che interpreta Gostanza) che ha saputo incarnare il volto e lo sguardo della donna accusata di essere strega di fronte ad un pubblico di uomini che di questo la accusano. <<Sono una strega >> questo i giudici hanno bisogno di sentirsi dire e rivelare con tutti i particolari da lei.

Ma cerchiamo di capire meglio la vicenda che ha portato Monna Gostanza da Libbiano, vecchia vedova medichessa e guaritrice, a comparire nel 1594 davanti al vicario del vescovo di Lucca. Si tratta di un caso emblematico che ricalca in qualche modo i tipici processi che allora si svolgevano contro donne sole, vedove, esperte nell'uso delle erbe e della medicina popolare a cui tutto il contado faceva riferimento per ottenere qualche favore e che allo stesso tempo era pronto ad accusare, quando qualche rimedio andava storto o un membro della piccola comunità moriva. Lo stesso è accaduto anche per Gostanza accusata di stregoneria dai suoi stessi compaesani, forse perché temevano i suoi sortilegi o perché la invidiano per l' attività che era riuscita a mettere in piedi, le pozioni che forniva erano infatti pagate, era ricompensata con denaro o del cibo.

Nel film le accuse si scoprono a poco a poco attraverso la voce di Gostanza, è il suo raccontare infatti che permette alla vicenda di dipanarsi ed è anche il nodo centrale di tutto il film. Gostanza infatti rappresenta la vittima di un potere , quelle ecclesiastico e maschile nel contempo, che però, grazie alle sue capacità di grande affabulatrice, riesce con il suo narrare a dominare la scena. E' il momento clou del film, quello in cui il volto di Lucia Poli/Gostanza, domina la scena con il suo primo piano. La donna infatti, dopo le torture subite, vistasi perduta, lascia andare la fantasia e accetta la sfida degli inquisitori: racconta ai suoi aguzzini la storia che vogliono sentirsi raccontare, quella della strega per antonomasia che Gostanza costruisce di suo infarcendola con tutta una serie di superstizioni carpite qua e là, ascoltate dai racconti di altre donne o frutto della sua fervida fantasia. Così la guaritrice e l'indovina, depositaria di un sapere antico e misterioso che guarisce con semplici rimedi, si trasforma nella maliarda e nella strega.

Nel racconto della donna gli stereotipi della stregoneria si ritrovano tutti: dalla strega/vampira che succhia il sangue dei neonati, al noce sotto cui ci si riunisce di notte, agli incontri notturni con il Diavolo, sotto forma di un bel giovane a cui la donna si dona, anima e corpo; tuttavia il racconto è talmente strabiliante che finisce per stupire e confondere i suoi stessi giudici. Non sarà così invece per il terzo giudice chiamato a giudicare la donna, quel padre francescano Dionigi da Costacciaro, inquisitore generale di Firenze, che non si lascia abbindolare dalle favole dell'imputata. Questo religioso rappresenta un'ottica moderna, il nuovo controllo sociale che la Chiesa ha intenzione di attuare per il futuro, che ai roghi preferisce il controllo delle coscienze e dell'educazione. Infatti Gostanza non viene bruciata sul rogo come per molte altre donne prima di lei era accaduto, ma condannata all'esilio e al divieto di esercitare la sua professione di guaritrice di uomini e di animali, in tal modo se ne neutralizza automaticamente la pericolosità.

E' il raccontare, dunque la parola, il linguaggio, uno dei temi portanti del film di Benvenuti, infatti nella sceneggiatura si è lavorato molto proprio sulla lingua per cercare di riprodurre un toscano parlato (reso nel film con eccezionale bravura dall'attrice Lucia Poli) il più possibile vicino al documento originale. Ed è proprio quel documento che il regista ha cercato di far rivivere attraverso i corpi e i volti dei suoi attori. La profonda fedeltà al testo da parte del regista si intravede già nella scelta di renderlo protagonista del film fin dalla prima immagine. Il film inizia infatti con una mano anonima che scrive un verbale in antica grafia proprio ad indicare lo stretto legame tra la storia e il cinema potremmo dire, perché è proprio da lì, dal lavoro sulla fonte che tutto ha inizio, sia per lo storico che per il regista. Il tutto si dispiega poi in un bianco e nero d'altri tempi e in accuratissime inquadrature che, come frammenti di una storia, riproducono attimi di eventi, come episodi di un dipinto .

Un'altra immagine, quella finale chiude il cerchio e la vicenda ma, non la storia delle donne e della loro capacità di resistere al potere maschile e al loro controllo; due donne ancora una volta ci appaiono come custodi di un sapere misterioso che solo a fatica riescono a tramandare: si tratta di Gostanza ormai liberata e della nipotina Dianora che nell'ultima scena del film si allontanano tenendosi per mano. Quest'immagine ci fa pensare che proprio a lei Gostanza potrà insegnare la sua arte medica perché non si cancelli e sopravviva nonostante le persecuzioni.

Il libro "Gostanza da Libbiano" a cura di L. Caretti, riportando sia il verbale del processo del 1594 sia la sceneggiatura del film, documenta il percorso dalla fonte storica al testo di scena ed è quindi uno strumento destinato prima di tutto agli studiosi di cinema ma che si rivela interessante anche per storiche e storici in quanto permette di ricostruire il modo in cui il regista è riuscito nel dar vita ad una testimonianza storica e ai suoi protagonisti attraverso i mezzi e gli strumenti d'interpretazione che sono propri del cinema. E' proprio attraverso la ricchezza e la pregnanza delle immagini e la partecipazione emotiva degli attori, infatti, che il regista riesce ad illustrare e a far meglio comprendere i molteplici significati che la lettura del documento storico nasconde.

E' molto utile per la corretta comprensione del film la lettura di due interviste: quella al regista, contenuta nel libro "Gostanza da Libbiano" e quella all'attrice principale Lucia Poli, contenuta in Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema, ETS, 2004
Per quanto riguarda invece al vicenda storica, la sua trasmissione e contestualizzazione si rimanda al volume "Gostanza, la strega di San Miniato" edito nel 1989 da Laterza a cura di F. Cardini.