Ho avuto la possibilità di vedere questo film - Gostanza
da Libbiano di Paolo Benvenuti - in un momento particolare, mentre
stavo scrivendo la tesi di laurea sul processo alla strega Matteuccia
Francisci condannata a Todi nel 1428 e, forse per questo motivo, mi
ha molto colpito.
Alcune immagini rimarranno per sempre scolpite nella mia memoria perché
hanno avuto la forza di dare vita a figure, situazioni e personaggi
che tante volte ho incontrato nei documenti e nei resoconti dei processi
che ho letto. Credo sia indimenticabile il viso e lo sguardo di Lucia
Poli (l'attrice che interpreta Gostanza) che ha saputo incarnare il
volto e lo sguardo della donna accusata di essere strega di fronte
ad un pubblico di uomini che di questo la accusano. <<Sono una
strega >> questo i giudici hanno bisogno di sentirsi dire e
rivelare con tutti i particolari da lei.
Ma cerchiamo di
capire meglio la vicenda che ha portato Monna Gostanza da Libbiano,
vecchia vedova medichessa e guaritrice, a comparire nel 1594 davanti
al vicario del vescovo di Lucca. Si tratta di un caso emblematico
che ricalca in qualche modo i tipici processi che allora si svolgevano
contro donne sole, vedove, esperte nell'uso delle erbe e della medicina
popolare a cui tutto il contado faceva riferimento per ottenere qualche
favore e che allo stesso tempo era pronto ad accusare, quando qualche
rimedio andava storto o un membro della piccola comunità moriva.
Lo stesso è accaduto anche per Gostanza accusata di stregoneria
dai suoi stessi compaesani, forse perché temevano i suoi sortilegi
o perché la invidiano per l' attività che era riuscita
a mettere in piedi, le pozioni che forniva erano infatti pagate, era
ricompensata con denaro o del cibo.
Nel film le accuse si scoprono a poco a poco attraverso la voce di
Gostanza, è il suo raccontare infatti che permette alla vicenda
di dipanarsi ed è anche il nodo centrale di tutto il film.
Gostanza infatti rappresenta la vittima di un potere , quelle ecclesiastico
e maschile nel contempo, che però, grazie alle sue capacità
di grande affabulatrice, riesce con il suo narrare a dominare la scena.
E' il momento clou del film, quello in cui il volto di Lucia Poli/Gostanza,
domina la scena con il suo primo piano. La donna infatti, dopo le
torture subite, vistasi perduta, lascia andare la fantasia e accetta
la sfida degli inquisitori: racconta ai suoi aguzzini la storia che
vogliono sentirsi raccontare, quella della strega per antonomasia
che Gostanza costruisce di suo infarcendola con tutta una serie di
superstizioni carpite qua e là, ascoltate dai racconti di altre
donne o frutto della sua fervida fantasia. Così la guaritrice
e l'indovina, depositaria di un sapere antico e misterioso che guarisce
con semplici rimedi, si trasforma nella maliarda e nella strega.
Nel racconto della
donna gli stereotipi della stregoneria si ritrovano tutti: dalla strega/vampira
che succhia il sangue dei neonati, al noce sotto cui ci si riunisce
di notte, agli incontri notturni con il Diavolo, sotto forma di un
bel giovane a cui la donna si dona, anima e corpo; tuttavia il racconto
è talmente strabiliante che finisce per stupire e confondere
i suoi stessi giudici. Non sarà così invece per il terzo
giudice chiamato a giudicare la donna, quel padre francescano Dionigi
da Costacciaro, inquisitore generale di Firenze, che non si lascia
abbindolare dalle favole dell'imputata. Questo religioso rappresenta
un'ottica moderna, il nuovo controllo sociale che la Chiesa ha intenzione
di attuare per il futuro, che ai roghi preferisce il controllo delle
coscienze e dell'educazione. Infatti Gostanza non viene bruciata sul
rogo come per molte altre donne prima di lei era accaduto, ma condannata
all'esilio e al divieto di esercitare la sua professione di guaritrice
di uomini e di animali, in tal modo se ne neutralizza automaticamente
la pericolosità.
E' il raccontare,
dunque la parola, il linguaggio, uno dei temi portanti del film di
Benvenuti, infatti nella sceneggiatura si è lavorato molto
proprio sulla lingua per cercare di riprodurre un toscano parlato
(reso nel film con eccezionale bravura dall'attrice Lucia Poli) il
più possibile vicino al documento originale. Ed è proprio
quel documento che il regista ha cercato di far rivivere attraverso
i corpi e i volti dei suoi attori. La profonda fedeltà al testo
da parte del regista si intravede già nella scelta di renderlo
protagonista del film fin dalla prima immagine. Il film inizia infatti
con una mano anonima che scrive un verbale in antica grafia proprio
ad indicare lo stretto legame tra la storia e il cinema potremmo dire,
perché è proprio da lì, dal lavoro sulla fonte
che tutto ha inizio, sia per lo storico che per il regista. Il tutto
si dispiega poi in un bianco e nero d'altri tempi e in accuratissime
inquadrature che, come frammenti di una storia, riproducono attimi
di eventi, come episodi di un dipinto .
Un'altra immagine, quella finale chiude il cerchio e la vicenda ma,
non la storia delle donne e della loro capacità di resistere
al potere maschile e al loro controllo; due donne ancora una volta
ci appaiono come custodi di un sapere misterioso che solo a fatica
riescono a tramandare: si tratta di Gostanza ormai liberata e della
nipotina Dianora che nell'ultima scena del film si allontanano tenendosi
per mano. Quest'immagine ci fa pensare che proprio a lei Gostanza
potrà insegnare la sua arte medica perché non si cancelli
e sopravviva nonostante le persecuzioni.
Il libro "Gostanza da Libbiano" a cura di L. Caretti,
riportando sia il verbale del processo del 1594 sia la sceneggiatura
del film, documenta il percorso dalla fonte storica al testo di scena
ed è quindi uno strumento destinato prima di tutto agli studiosi
di cinema ma che si rivela interessante anche per storiche e storici
in quanto permette di ricostruire il modo in cui il regista è
riuscito nel dar vita ad una testimonianza storica e ai suoi protagonisti
attraverso i mezzi e gli strumenti d'interpretazione che sono propri
del cinema. E' proprio attraverso la ricchezza e la pregnanza delle
immagini e la partecipazione emotiva degli attori, infatti, che il
regista riesce ad illustrare e a far meglio comprendere i molteplici
significati che la lettura del documento storico nasconde.
E' molto utile per la corretta comprensione del film la lettura di
due interviste: quella al regista, contenuta nel libro "Gostanza
da Libbiano" e quella all'attrice principale Lucia Poli,
contenuta in Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti
e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema,
ETS, 2004
Per quanto riguarda invece al vicenda storica, la sua trasmissione
e contestualizzazione si rimanda al volume "Gostanza, la strega
di San Miniato" edito nel 1989 da Laterza a cura di F. Cardini.