I
racconti delle streghe. Storia e finzione tra Cinque e Seicento, a
cura di Giulia Poggi, Edizioni ETS, Pisa, 2002 (pp.274). Laura
Caretti (a cura di), «Gostanza da Libbiano»
di Paolo Benvenuti, Pisa, ETS, 2000 Anna
Foa, Eretici. Storie di streghe, ebrei e convertiti,
Bologna, Il Mulino, 2004, Dinora
Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi.
Streghe nella storia e nel cinema. Atti
del Convegno "La strega, la santa e il processo" (San Miniato,
12-13 novembre 1999), ETS, 2002 di
Monica Di Bernardo Links
del sito: Donne
all'inizio della storia moderna - La
caccia alle streghe Sitografia
sulla caccia alle streghe Bibliografia
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La lettura
del testo di Michela Zucca "Donne delinquenti" coinvolge e appassiona
sin dall'inizio. E' un testo denso e ricco di riflessioni interessanti che si
legge tutto d'un fiato, alla ricerca del filo della memoria custodito dalle donne
nel corso dei secoli, tramandato attraverso antiche storie minuziosamente raccolte
dall'autrice e collegate con altre fonti.
L'obiettivo che la ricerca condotta
da M. Zucca si propone è quello di ridar voce a coloro a cui è stata
tagliata la lingua, quelle donne "contro" - streghe, eretiche, ribelli,
rivoltose e tarantolate - protagoniste invisibili perché volutamente cancellate
dalle pagine della storia. Si tratta di un compito arduo e difficile dal momento
che le "donne delinquenti" non hanno potuto usufruire dei percorsi attraverso
i quali le vicende storiche si tramandano e arrivano fino a noi. Inoltre, le esili
tracce che hanno lasciato di se stesse, ci sono giunte attraverso il punto di
vista degli autori dei documenti che le riguardano, quasi sempre uomini. Pertanto
l'autrice, storica e antropologa, cerca di ricomporre una trama di cui sono rimasti
solo alcuni frammenti sparsi e per far questo si avvale delle risorse di diverse
discipline. Utilizza e confronta diverse tipologie di fonti, da quelle tradizionali
- documentarie e iconografiche - alle più disparate come quelle mitiche,
leggendarie, orali e archetipe. Si tratta infatti, come spiega nella prima sezione
del testo, di una innovativa ricerca di storiografia antropologica che applica
alle donne le categorie metodologiche dell'antropologia storica dei marginali,
nel tentativo di decifrare non solo ciò che nei documenti è scritto,
ma, ancor di più, il non detto, il senso che molto spesso si nasconde dietro
alle parole e che può aiutare a ricostruire la flebile voce di quelle protagoniste,
nascoste tra le pieghe della storia ufficiale.
Un testo degno di attenzione,
dunque, che costituisce una summa delle ricerche inerenti la storia della stregoneria
e fa riferimento, in particolare, agli studi di alcuni autori: Carlo Ginzburg
che identifica la religione delle streghe con un culto sciamanico di carattere
estatico e prima di lui Margareth Murray, la prima antropologa che negli anni
trenta considerò le credenze delle streghe come una vera e propria religione.
All'interno di un'unica ipotesi di ricerca - quella della ricostruzione di una
cultura delle donne - sono due gli argomenti che rappresentano i fili conduttori
all'interno delle diverse sezioni in cui il volume si articola: il ruolo della
donna selvaggia come custode della memoria e il filo rosso della rivolta di cui
le streghe si fanno portavoci.
Attraverso
la comparazione di diverse fonti l'autrice dimostra l'esistenza, nella società
preindustriale, di una civiltà sciamanica precristiana per un certo periodo
parallela alla cultura urbana e poi in contrasto con quest'ultima. Le donne "contro"
e le streghe, in quanto custodi di questa antica cultura, combatterono a lungo
contro il potere per evitare l'assimilazione culturale. In tal modo si crearono
le premesse per il legame tra stregoneria e sovversione sociale. Dunque quelle
donne tenaci e appassionate - le cui vicende così bene l'autrice riesce
a rendere in alcuni passi del testo - avrebbero tentato con tutti i mezzi di difendere
il proprio prezioso sapere; è affascinante l'ipotesi che l'autrice
sostiene nel testo, cioè il fatto che ci siano almeno in parte riuscite,
nonostante le persecuzioni subite.
Di particolare interesse è, infatti,
il percorso di ricostruzione di una cultura specificamente femminile, che si snoda
all'interno dei diversi capitoli. All'inizio l'autrice si occupa del ruolo
delle donne nelle comunità arcaiche e nelle società tradizionali.
Si scopre così che queste ultime rivestivano allora un ruolo tutt'altro
che marginale in quanto amministravano il rapporto col sacro e con le forze della
natura. In particolare si occupavano di officiare un culto tipicamente femminile,
animista e panteista, dedicato alla grande dea madre e praticato nei boschi e
sui monti attraverso forme rituali orgiastiche.
Durante i riti, le
donne compivano atti per favorire il ciclo di nascita-riproduzione-morte per tutti
gli esseri viventi, in modo da assicurare la sopravvivenza della comunità.
Tale culto, in seguito, sarebbe stato demonizzato dalla Chiesa e dal potere secolare.
In tal senso il Concilio di Trento costituì il momento di rottura che sancì
l'eliminazione della cultura arcaica attraverso la caccia alle streghe, le sacerdotesse
di quel culto divenuto diabolico, e la distruzione delle foreste, l'habitat che
custodì e diffuse quelle antiche credenze.
Suggestiva è
la ricostruzione delle storie di vita di alcune streghe e donne "contro",
depositarie di quell'antico sapere, e la ricerca delle tracce dell'antica religione
animista attraverso le testimonianze raccolte tra gli abitanti delle montagne
(Alpi in particolare ma anche Appennini e Pirenei).
E' particolarmente
importante soffermarsi sulla sezione in cui l'autrice opera una vera e propria
rilettura della storia della società preindustriale e delle origini della
società moderna secondo un'ottica di genere con la quale evidenzia come,
attraverso le persecuzioni e i roghi, le matriarche siano state espropriate
del loro antico sapere, private del ruolo di mediatrici con il sacro nonché
di leader carismatici della vecchia società. In tal modo le donne sarebbero
state ridotte a semplice strumento di riproduzione della specie per garantire
forza lavoro alla nascente società industriale. Tuttavia tra le tribù
delle montagne l'antica religione sarebbe sopravvissuta, nonostante le persecuzioni,
attraverso i racconti delle donne durante le veglie, i raduni intorno al fuoco
nelle lunghe notti invernali.
Secondo l'autrice in alcuni luoghi,
tra le montagne, si conserverebbero ancora oggi talune credenze e riti risalenti
alla religione atavica. Di grande interesse è anche il prezioso apparato
iconografico che accompagna il testo e raccoglie, attraverso foto scattate dall'autrice
e da suoi collaboratori del Centro di ecologia alpina, testimonianze di espressioni
artistiche popolari che illustrano in modo particolarmente efficace l'immaginario
degli abitanti delle montagne, così profondamente legato all'antica cultura
delle matriarche.
Un ricerca dunque, quella compiuta da M. Zucca, ricca
di suggerimenti di riflessione e di ipotesi di ricerca da approfondire. Un testo
che emoziona e coinvolge il lettore in modo particolare perché permette
di ripensare e di interpretare secondo un'ottica di genere le origini e l'immaginario
della società moderna. Un volume da leggere per diversi motivi: in primis
perché sottolinea quanto sia importante una rilettura della storia secondo
una prospettiva di genere e, di conseguenza, un insegnamento della disciplina
storica secondo tale prospettiva (cosa che manca del tutto all'interno dei programmi
scolastici); in secondo luogo perché la riscoperta della cultura femminile
può esserci d'aiuto soprattutto in questo particolare momento storico in
cui è necessario recuperare un rapporto empatico con la natura e con l'ambiente
che ci circonda per favorire uno sviluppo sostenibile. Percorsi
di lettura suggeriti dal testo: Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione
del sabba, Einaudi, Torino, 1989 Clarissa Pinkola Estès, Donne che corrono
coi lupi, Frassinelli, Milano, 1993 Georges Duby, Storia delle donne. Il Medioevo,
Laterza, Roma-Bari, 1990 C.G.Leland, Il vangelo delle streghe, Stampa Alternativa,
Viterbo, 2002 Jules Michelet, La strega, Einaudi, Torino, 1980 Margaret
Murray, Le streghe nell'Europa occidentale, Garzanti, Milano, 1978
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