Il volume
curato da Giulia Poggi " I racconti delle streghe" che raccoglie dieci
interventi e la versione italiana del "Discurso del los cuentos del las
brujas" dell'umanista Pedro de Valencia, si rivela particolarmente interessante
perché suggerisce un allargamento di orizzonte a proposito del dibattito
sulla stregoneria. Infatti i testi che in genere si prendono in considerazione,
parlando di questo argomento, riguardano soprattutto trattati di demonologia o
resoconti di processi e sono stati scritti, in genere, da coloro che si trovarono
a giudicare e il più delle volte a condannare gli accusati e le accusate
di pratiche stregoniche. Al contrario tale testo propone una prospettiva diversa
soffermandosi sulle voci e le immagini, reali e mentali, di artisti e scrittori
che, nell'arco di due secoli, si trovarono a prendere posizione in rapporto al
problema della stregoneria o che in qualche modo lo affrontarono all'interno delle
loro opere. Sono numerosi i testi presi in considerazione: opere letterarie e
teatrali all'interno di un percorso, tracciato dai vari interventi, che intende
delineare un ritratto che sappia distinguere tra streghe storiche e letterarie
e trovare gli inevitabili punti di contatto tra le une e le altre.
Tre
sono i fili conduttori della raccolta di saggi: il narrare, il rappresentare e
il raccontare. Tuttavia sebbene il libro si articoli in sezioni distinte, tali
tematiche si rivelano trasversali e continui si presentano i rimandi da un saggio
all'altro. Tutto ruota intorno alla parola narrata e raccontata, frutto dell'immaginario
degli artisti o rielaborazione di documenti e fatti storici. Si parla di streghe,
sono quindi le parole delle donne ad essere prese in considerazione: storie reali
e immaginarie che si muovono intorno alla figura della strega e ai suoi poteri,
questioni al centro dei dibattiti degli intellettuali dell'epoca, delle opere
di artisti e delle notizie di cronaca che riferivano dei vari roghi accesi in
gran numero in Europa in quegli anni. Il contesto cui il testo rimanda è
quello della Spagna in modo particolare; solo in un saggio si parla dell'Inghilterra
mettendo in correlazione la figura della strega e alcuni personaggi del teatro
shakesperiano.
Nella prima parte ci si sofferma su un'accurata analisi
di alcuni testi di Cervantes, il Dialogo dei cani ed il Persiles,
in cui i ritratti delle streghe immaginarie tratteggiati dall'autore sembrano
aver preso spunto da un fatto realmente accaduto: l'autodafè di Logrono
(1610) che aveva visto implicate più di cinquanta persone accusate di praticare
la stregoneria.
Emblematica tra le streghe dell'universo cervantino è
la figura della Canizanes, creatura fantastica che diviene protagonista di un
testo letterario e parla in prima persona, sebbene non ci è dato di sapere
se riferisca la voce di una donna accusata di stregoneria, dell'autore o degli
inquisitori. La Canizanes riassume in sé tutti gli stereotipi della strega,
sia quelli di derivazione classica che di provenienza popolare (come il volo verso
il sabba dopo essersi cosparsa di unguenti e la metamorfosi). Eppure a differenza
delle streghe dei processi, che conosciamo solo per interposta persona attraverso
la voce dei loro interlocutori, per mezzo della fantasia di Cervantes è
una strega a prendere la parola per raccontare se stessa. Come poi questo sia
da intendersi e rapportarsi all'idea che l'autore stesso aveva a proposito della
stregoneria e delle credenze inerenti i poteri delle streghe ad essa connessi,
è argomento di dibattito all'interno dei diversi saggi raccolti nella prima
parte del volume.
Prendendo in considerazione il doppio aspetto della strega
storica e immagine letteraria, nella seconda parte del libro - quella relativa
alla rappresentazione - il discorso si amplia fino a coinvolgere l'immagine della
strega che si delinea in alcune opere di Shakespeare.
Le streghe inglesi,
a differenza di quelle spagnole, vengono portate alla ribalta dal teatro elisabettiano,
sebbene sulla scena siano rappresentate da uomini, in quanto era proibito recitare
alle donne nell'Inghilterra dell'epoca. Nel teatro spagnolo, invece, le streghe
non sono rappresentate sul palcoscenico ma recitano in prima persona come voci
narranti all'interno di opere letterarie come in quelle di Cervantes, in cui acquisiscono
per la prima una volta dignità letteraria. Clara Mucci, autrice del saggio
sulle streghe shakesperiane individua un legame, una struttura simile, tra il
fenomeno della stregoneria e il teatro attraverso il "misrule" cioè
l'inversione dell'ordine. Entrambi rappresentano un mondo alla rovescia, un tentativo
di stravolgimento della realtà e quindi un ipotetico pericolo per la società
dal momento che mettono in dubbio le gerarchie di potere su cui la società
stessa si fonda, prima fra tutte il predominio dell'uomo sulla donna, principio
e fulcro di ogni rapporto di potere. Interessante è l'invito dell'autrice
a considerare sotto questa nuova prospettiva alcuni importanti personaggi creati
dalla fantasia di Shakespeare: la Bisbetica domata e le streghe del Macbeth.
Nella
terza sezione le streghe in veste di creature letterarie si raccontano attraverso
le parole che gli autori dell'epoca attribuiscono loro. Tuttavia, per trovare
una voce di strega "autentica", cioè non ancora filtrata dalla
prosa di narratori e drammaturghi (ma di certo sottoposta all'immaginario degli
autori dei resoconti dei processi), occorre far riferimento ai discorsi delle
condannate o alle profezie. Spesso le donne nel corso della storia hanno fatto
ricorso a questo espediente perché le loro deboli voci arrivassero più
forti e fossero in grado di farsi sentire dal resto della comunità. Interessante
a tal proposito è la vicenda di Lucrecia de Leòn di cui si parla
nell'ultimo saggio: donna ambigua e pericolosa, questa afferma di avere visioni
di carattere politico che predicono un destino catastrofico per la nazione spagnola.
Alla corte di Filippo II e in tutto il paese i suoi nefasti presagi creano disordine,
sono destabilizzanti perciò vanno tacciati di falsità e subito censurati.
Non è forse dall'epoca di Eva che la perdizione passa per il linguaggio
scomposto delle donne? Ricondurle al silenzio è l'unica possibilità
sembra suggerire anche Pedro de Valencia, uno dei più illustri interpreti
del dibattito filosofico che aveva diviso l'Europa - quello sugli effettivi poteri
delle streghe - nel suo Discorso sui racconti delle streghe.
Censurare
e oscurare le fantasie di queste povere donne raccolte durante le deposizioni
è il modo migliore per evitarne la pericolosa diffusione. Tutto ciò
che raccontano di aver visto è pura fantasia - afferma l'umanista spagnolo
- chiudendo il cerchio e mettendo così in relazione i racconti delle streghe
storiche con le finzioni immaginate da artisti e scrittori.
Da segnalare in
modo particolare è il saggio relativo all'iconografia delle streghe curato
da Alice Tavoni (che ringraziamo per averci segnalato il volume) illustrato da
una serie di tavole che riproducono alcuni dipinti di Durer, Grien e Goya e che
danno un'idea particolarmente efficace dell'immaginario che si lega al mondo della
stregoneria, esteso poi anche alle presunte streghe bruciate sui roghi nel periodo
controriformista. Infatti queste testimonianze figurative risentono dell'influenza
dei trattati di demonologia di cui, spesso, costituiscono l'apparato figurativo.
Inoltre sono sfruttate come strumento di divulgazione per la loro immediatezza
figurativa, in quei tempi di gran lunga più comprensibile per un pubblico
popolare. Una bella testimonianza pertanto, quella della pittura, di come parlando
di stregoneria, il reale e l'immaginario si fondono fino a confondersi.
Un
testo degno di attenzione, dunque, che si legge con interesse e invita a leggere
o rileggere alcune opere letterarie soffermandosi sulle figure di queste creature
fantastiche frutto dell'immaginazione degli autori ma anche degli echi della realtà
dell'epoca caratterizzata da una vera e propria sindrome persecutoria nei confronti
di donne emarginate, guaritrici e taumaturghe, che avevano fama di streghe. Inoltre
il testo propone una prospettiva di studio a mio avviso da approfondire, ossia
quella della rappresentazione delle streghe nelle opere letterarie, teatrali e
pittoriche.
La
lettura del testo curato da G. Poggi propone percorsi di lettura e di approfondimento:
ne segnalo alcuni che mi hanno colpito in modo particolare (molti già recensiti
nel sito) e invito chi lo voglia a suggerirne degli altri da segnalare.
Giulia
Calvi, Barocco al femminile, Laterza, 1992.
Gabriella Zarri, Le sante vive.
Profezie di corte e devozione femminile tra '400 e '500, Rosenberg e Sellier,
1990.
Dinora Corsi, L.Caretti, Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e
nel cinema, ETS, 2002.
Clara Mucci, Il femminile come costruzione culturale
al tempo di Shakespeare, Liguori, 2001.
Michela Zucca, Donne delinquenti, Edizioni
Simone, 2004.