Donne e conoscenza storica
    

Recensioni 2006

 


 

Clara Mucci "Il teatro delle streghe. Il femminile come costruzione culturale al tempo di Shakespeare", Napoli, Liguori, 2001

di Monica Di Bernardo

I racconti delle streghe. Storia e finzione tra Cinque e Seicento, a cura di Giulia Poggi, Edizioni ETS, Pisa, 2002 (pp.274).

Laura Caretti (a cura di), «Gostanza da Libbiano» di Paolo Benvenuti, Pisa, ETS, 2000

Anna Foa, Eretici. Storie di streghe, ebrei e convertiti, Bologna, Il Mulino, 2004,

Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema. Atti del Convegno "La strega, la santa e il processo" (San Miniato, 12-13 novembre 1999), ETS, 2002

Michela Zucca, Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate, Edizioni Simone, Napoli, 2004

P.G. Maxwell-Stuart, Storia delle streghe e della stregoneria, Universale Storica Newton, 2003.

di Monica Di Bernardo

IL CASO DI MATTEUCCIA: RIFLESSIONI

di Monica De Bernardo

Links del sito:

Donne all'inizio della storia moderna - La caccia alle streghe

Sitografia sulla caccia alle streghe

Bibliografia

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Il testo di Chiara Mucci suscita immediata curiosità e interesse dal momento che elabora un confronto tra due fenomeni, apparentemente dissimili e molto lontani tra loro: il mondo della stregoneria e quello delle rappresentazioni teatrali, ipotizzando numerosi e interessanti punti di connessione tra i due. L'autrice ricostruisce, attraverso un'accurata analisi di alcune opere teatrali di età elisabettiana e giacomiana di pamphlet e di scritti vari del periodo (1559-1675), la rappresentazione del femminile e le dinamiche culturali che caratterizzano la storia inglese relativa a quel periodo.
Si tratta di un testo complesso che esige una lettura attenta ed una riflessione accurata e che apre numerose prospettive di indagine: sia per chi si interessa di storia, perché si sofferma sulla peculiarità del fenomeno stregonico in Inghilterra; sia soprattutto per chi si occupa di teatro dal momento che il punto di vista privilegiato scelto dall'autrice è quello delle opere teatrali che portano sulla scena la stregoneria e quindi riflettono i modelli culturali ad essa connessi. Non si possono tuttavia trascurare i riferimenti, nei vari saggi che compongono il testo, alla particolarità del linguaggio eversivo utilizzato dalle streghe e dalle donne in generale sulla scena, il che propone un'ulteriore itinerario di lettura, di tipo linguistico, all'interno dei testi teatrali analizzati.

L'autrice considera il teatro come punto di partenza proprio perché permette una ricostruzione privilegiata della poetica della cultura del tempo e può rivelarsi particolarmente utile per far luce su alcuni aspetti che la caratterizzano. Le opere teatrali, i pamphlet e i poemetti satirici che circolano in Inghilterra tra la fine del Cinquecento e le prime decadi del Seicento - sottolinea - sono popolati da donne eversive (women on top): adultere, streghe e bisbetiche che rappresentano un mondo governato dal disordine e dal caos sociale (misrule). Si tratta di donne dominate dall'irrazionale, dagli eccessi sia di parola che sessuali, che costituiscono una minaccia per l'intero comunità patriarcale ma che, tuttavia, sulla scena rivestono il ruolo di protagoniste. In questo stesso periodo in cui il teatro, metafora della cultura dell'epoca, mette in scena donne ribelli, nella società si verifica un inasprimento della caccia alle streghe e numerosi sono i processi in cui le donne vengono condannate a causa dei presunti malefici commessi a discapito della comunità. Il libro propone numerose connessioni tra i due eventi e li ricostruisce attraverso l'analisi di alcune opere shakespeariane: Macbeth, Othello, La Bisbetica Domata e di altri drammaturghi dell'epoca.

I diversi saggi che compongono il volume si soffermano sull'analisi delle diverse piece teatrali e sviluppano due idee centrali: la prima è quella di una sostanziale isotopia, formale e di contenuti, tra il teatro e il fenomeno della stregoneria attraverso il concetto dell'inversione (misrule). Il teatro, infatti, dà voce all'eccesso culturale, per questo è associato con ciò che per eccellenza è eccessivo e temibile: la sessualità femminile. Entrambi sono considerati regno della follia, dell'irrazionale, del caos e della corruzione e contrapposti alla ragione e all'ordine che caratterizzano il maschile; si divertono ad invertire le categorie binarie su cui si fondano le strutture di potere all'interno della società rinascimentale: marito/moglie, padre/figlio/a, re/sudditi. In secondo luogo entrambi i fenomeni sono, nello stesso tempo, marginalizzati ma anche rappresentati in modo ossessivo: ciò rappresenta un modo per scaricare le tensioni interne alla società e così consolidare l'identità nazionale inglese, allora in costruzione. Infatti, solo nel momento in cui tale identità assume una più chiara definizione, attraverso la guerra civile e l'assassinio del re, la persecuzione antistregonica subirà un arresto, nello stesso tempo però anche i teatri, specchio della cultura del tempo, verranno chiusi.

Complesso è il modello culturale che la scena teatrale riflette e presuppone, pertanto - secondo l'autrice - è necessaria una riflessione sulla società inglese dell'epoca caratterizzata da numerosi cambiamenti, in ambito economico e sociale, che generano sentimenti di ansia per la rottura dell'ordine, angoscia che traspare in tutti gli scritti del tempo. L'ansietà sociale è traslata nelle relazioni di genere, spostata sull'altro sessuale: colpire le donne è un modo per colpire l'altro culturale; a sostegno di tale ipotesi l'autrice riprende in particolare il concetto culturale dei marginali affrontato dagli studi di antropologia e sociologia di M. Douglas e B. Gemerek. La donna, nella storia così come nel teatro, è il capro espiatorio dell'ansia sociale provocata dagli improvvisi mutamenti in atto; per questo c'è un aumento di condanne nei loro confronti, il che ha un effetto culturalmente rassicurante sulla comunità. Inoltre la costruzione culturale della donna eversiva e dell'altro razziale sono equivalenti: il "male" da temere e combattere è legato al diavolo e rappresentato sia dalla strega che dagli emarginati sociali e o razziali. Il testo dell' Othello di Shakespeare esprime chiaramente questa possibilità di assimilazione: Desdemona e Othello costituiscono entrambi una minaccia di rottura dell'ordine su cui la società si fonda, l'una perché ribelle alle leggi paterne e in più adultera, l'altro in quanto nero e straniero e quindi fonte di pericolo perché diverso ed esterno al sistema.

Soltanto alla fine del Seicento in Inghilterra e in Europa le donne cessano di costituire una minaccia per l'ordine sociale, i roghi si spengono sul Continente per accendersi di nuovo altrove: l'altro, il diverso da temere e reprimere si trova ora nelle colonie al di là dell'Atlantico, a Salem dove la persecuzione riprenderà di lì a poco con spietata violenza.

SUGGERIMENTI DI LETTURA
Numerose sono le prospettive di lettura che questo testo suggerisce: riguardo al teatro, alla storia delle donne, all'antropologia e alla sociologia.
CESERANI R., Lo straniero, Roma-Bari, Laterza, 1998.
DELUMEAU J., La paura in Occidente (sec.XIV-XVIII),Torino, Società Editrice Internazionale, 1979.
DOUGLAS MARY., La stregoneria. Confessioni e accuse, nell'analisi di storici e antropologi, Torino, Einaudi, 1980 - Purity and Danger. An analysis of Concepts of Pollution and Taboo, Harmondsworth, Penguin, 1970.
GINZBURG C., Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Torino, Einaudi, 1989 - I Benandanti, Torino, Einaudi, 1966.
GEMEREK B., Uomini senza padrone. Poveri e marginali tra Medioevo ed Età Moderna, Torino, Einaudi, 1992.
POGGI GIULIA, I racconti delle streghe. Storia e finzione tra Cinque e Seicento, Pisa, ETS, 2002.