Donne e conoscenza storica
    

Recensioni 2007


Grado Giovanni Merlo, Streghe, Bologna, Il Mulino, 2006

di Monica Di Bernardo

Esther Cohen "Con il diavolo in corpo" Filosofi e streghe nel Rinascimento - Ombre Corte Verona, 2005

AA.VV., Convegno di studi, Donna, terra, libertà. Lo specifico femminile tra spiritualità, sapienza e resistenza, ed. Millenia, Novara, 2005.

I racconti delle streghe. Storia e finzione tra Cinque e Seicento, a cura di Giulia Poggi, Edizioni ETS, Pisa, 2002 (pp.274).

Laura Caretti (a cura di), «Gostanza da Libbiano» di Paolo Benvenuti, Pisa, ETS, 2000

Anna Foa, Eretici. Storie di streghe, ebrei e convertiti, Bologna, Il Mulino, 2004,

Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema. Atti del Convegno "La strega, la santa e il processo" (San Miniato, 12-13 novembre 1999), ETS, 2002

Michela Zucca, Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate, Edizioni Simone, Napoli, 2004

P.G. Maxwell-Stuart, Storia delle streghe e della stregoneria, Universale Storica Newton, 2003.

di Monica Di Bernardo

IL CASO DI MATTEUCCIA: RIFLESSIONI

di Monica De Bernardo

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Donne all'inizio della storia moderna - La caccia alle streghe

Sitografia sulla caccia alle streghe

Bibliografia



Il saggio di G.G. Merlo approfondisce, con la perizia e la scrupolosità caratteristica di uno storico di grande esperienza, gli atti giudiziari riguardanti alcune donne della zona di Rifreddo e Gambasca (Piemonte sud-occidentale), soffermandosi sui capi d'imputazione formulati nei confronti delle accusate: "eresia, apostasia, ovvero mascaria" (L'autore utilizza il termine masche, voce attestata come sinonimo di streghe nell'Editto di Rotari del 643 "eamque strigam, quod est mascam clamaverit").

L'analisi prende spunto dal ritrovamento di tre fascicoli processuali (faldone 58 dell'Archivio storico del comune di Rifreddo) raccolti da R. Comba e A. Nicolini nel volume "Lucea talvolta la luna. I processi alle "masche" di Rifreddo e Gambasca del 1495", pubblicato nel 2004 dalla Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo.

L'autore affronta un aspetto di fondamentale importanza per la ricostruzione del fenomeno della caccia alle streghe: il problema dell'attendibilità delle fonti documentarie a disposizione. Tali fonti risultano, spesso, solo parzialmente conservate, come in questo caso, o riportano informazioni scarne e limitate. L'interpretazione delle stesse, costituisce un problema storiografico importante, vexata quaestio tra gli storici della stregoneria.
L'esegesi di documenti spesso ambigui e contraddittori come i verbali dei processi per eresia-stregoneria, infatti, costituisce il nodo gordiano imprescindibile per gli storici/che che si occupano dell'argomento. Molti dei problemi irrisolti inerenti il fenomeno della stregoneria si incentrano sulle trascrizioni dei processi. Non bisogna dimenticare, infatti, che la voce dei perseguitati è stata tramandata solo attraverso la mediazione della lingua latina utilizzata degli accusatori, ma sconosciuta agli accusati/e. Naturalmente tale procedura di verbalizzazione delle deposizioni non garantiva affatto fedeltà ed integrità delle relative traduzioni. Inevitabile chiedersi, quindi, quanto negli atti giudiziari sia riconducibile al filtro deformante di giudici e notai e quanto, invece, alla voce autentica degli imputati/e.
La pratica della tortura, inoltre, accertata anche nel caso dei processi contro le masche di Rifreddo e Gambasca, ha contribuito notevolmente alla distorsione delle confessioni dando corpo a ombre e fantasmi che, in condizioni di normalità, sarebbero rimasti nell'ambito della sfera psichica.
E' proprio nel corso dell'iter processuale - sostiene l'autore - che la favola horror della stregoneria si delinea nelle sue forme più terribili e acquisisce, per così dire, una sua veridicità. Attenendosi rigorosamente alla documentazione disponibile, pertanto, l'autore delinea un percorso interpretativo all'interno del circolo vizioso prodotto dall'iter processuale che ha inizio con la proclamazione del tempus gratiae e si conclude due mesi dopo con l'inesorabile condanna al rogo di nove donne accusate dell'orribile crimine di mascaria.

Secondo l'autore, gli atti processuali sono fortemente condizionati dall'ambiente che li ha prodotti; pertanto compito prioritario è quello di ricostruire il contesto di vita delle donne accusate e della comunità rurale a cui le stesse appartenevano. In particolare, nel ricomporre il profilo personale e sociale delle donne sospettate di andare di notte "ad corrizandum cum aliis maschis", G.G. Merlo consulta i Consignamenta nova del 1483, un libro contabile dell'epoca che registrava i pagamenti dei canoni annui al monastero di Santa Maria di Rifreddo da parte di coloro che possedevano (in enfiteusi) beni della comunità monastica. E' importante soffermarsi, infatti, sul ruolo svolto nella vicenda de qua dalla badessa del suddetto monastero, titolare della signoria locale oltreché della potestà religiosa. Probabilmente, sostiene l'autore, si deve a lei l'aver invocato l'intervento dell'autorità inquisitoriale. Tutto ha inizio, infatti, con l'uccisione, in circostanze oscure, di una giovane inserviente del monastero. Sebbene alla fine una delle accusate confessi l'atroce delitto, tuttavia si evidenzia l'impossibilità di fermare una macchina repressiva, quella inquisitoriale che, una volta avviata, prevedeva, attraverso una consequenzialità inesorabile insita nella procedura giudiziale, la condanna non soltanto dell'imputata principale ma anche di tutte le sue complici.

La parte più interessante nell'ambito del lavoro di ricostruzione svolto nel saggio, è costituita dalle linee interpretative dei documenti che lasciano trasparire sia vicende riferite al contesto reale, che rappresentazioni legate ad un immaginario culturale condiviso da accusate e accusatori. Nelle deposizioni - sottolinea l'autore - elementi veridici di contesto si legano ad elementi metareali come le favole sulla stregheria e sui poteri di demoni e streghe. Si crea così un quadro ambiguo caratterizzato da una duplice realtà, il che costituisce un vero e proprio rompicapo esegetico ed ermeneutico per gli storici della stregoneria. Eventi reali e metareali si fondono dando origine ad un indistinto e intricato groviglio in cui è piuttosto arduo attribuire ai fatti una parvenza o meno di realtà.
Il processo infatti, sottolinea l'autore, costituisce una sorta di campo magnetico in cui, in un clima di violenza, si materializza il metareale. E dunque possibile verificare se le confessioni delle presunte masche si riferiscano fatti reali o metareali? L'obiettivo dell'autore non è tanto quello di dare una risposta esauriente, quanto piuttosto analizzare i fatti così come dalla fonte si possono desumere, secondo un rigoroso procedimento storiografico. Non è interessato ad un'interpretazione del fenomeno; al contrario prende le distanze dagli storici che hanno tentato di fornire una spiegazione univoca, proponendosi piuttosto il compito di ricostruire l'antefatto del processo attenendosi esclusivamente agli elementi estrapolabili dagli atti giudiziari.

In conclusione si può dire che il saggio costituisce una lettura consigliabile e preziosa per specialisti e non, in quanto suggerisce un percorso d'interpretazione dei processi per stregoneria, applicabile anche ad altri documenti dello stesso tenore. L'autore utilizza, in particolare, una prospettiva d'indagine del tutto originale, che invita ad un'attenta e prudente analisi delle fonti. Il testo, inoltre, si presta molto bene per un' utilizzazione scolastica. All'interno di un modulo di storia, infatti, affiancato dall'edizione del testo processuale curato da Comba e Nicolini, consentirebbe una rigorosa ed attenta ricostruzione di un fenomeno storico partendo dalle fonti documentarie ed evidenziando i diversi momenti del lavoro dello storico: la ricerca del documento, la valutazione delle fonti disponibili, la datazione e, soprattutto, l'interpretazione.

Altro aspetto da evidenziare è il fatto che l'autore, eminente studioso di eresia, parte dal presupposto che le accuse mosse contro le donne riguardano eresia e apostasia nella moderna forma della stregoneria femminile. Sarebbe interessante, quindi, approfondire il tema inerente i rapporti tra eresia e stregoneria che, nel testo è solo accennato ma è stato ben approfondito dall'autore in altri suoi scritti, a cui si rimanda.
Occorre tuttavia rilevare come nel testo di G.G. Merlo, che pure presenta molteplici punti di interesse, venga a mancare una prospettiva più ampia, ovvero quella stessa che l'autore rifiuta, cioè una visione di insieme del fenomeno della caccia alle streghe tout court. Altro aspetto forse trascurato nel corso della narrazione è l'importante tema relativo al potere delle streghe come dominae herbarum; anzi, tutta la questione inerente l'importante ruolo che le donne esercitavano nell'ambito della comunità rurale, poi demonizzato dalle istituzioni, nel testo è quasi completamente assente. D'altro canto oggetto dello studio sono gli atti giudiziari del processo dai quali emerge un ritratto della strega che ha assunto ormai i panni di mera vittima alla mercè della volontà di un demone suo "amante, signore e maestro".
Anche la descrizione dell'immaginario demoniaco che risulta dai documenti in questione è piuttosto scarna; si riportano solo alcuni aspetti del discorso stregonesco che, invece, alla fine del Quattrocento aveva raggiunto ben altri livelli di approfondimento, come dimostra, ad esempio, il testo del processo relativo alla strega Matteuccia condannata dal tribunale di Todi all'inizio del 1400 che costituisce una vera e propria raccolta di stereotipi in materia di stregoneria.
Dalla narrazione, dunque, traspaiono esili tracce, frammenti di una realtà sospesa nelle fonti documentarie, quasi a voler gettare un po' di luce su vicende lontane e oscure che, per quanto molto sia stato scritto - è vastissima, infatti, la bibliografia in materia di stregoneria - non cessano di stupirci e di fornire nuovi possibili itinerari interpretativi.