Donne e conoscenza storica
    

Recensioni 2006

 


 

P.G. Maxwell-Stuart, Storia delle streghe e della stregoneria, Universale Storica Newton, 2003.

di Monica Di Bernardo

I racconti delle streghe. Storia e finzione tra Cinque e Seicento, a cura di Giulia Poggi, Edizioni ETS, Pisa, 2002 (pp.274).

Laura Caretti (a cura di), «Gostanza da Libbiano» di Paolo Benvenuti, Pisa, ETS, 2000

Anna Foa, Eretici. Storie di streghe, ebrei e convertiti, Bologna, Il Mulino, 2004,

Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema. Atti del Convegno "La strega, la santa e il processo" (San Miniato, 12-13 novembre 1999), ETS, 2002

Michela Zucca, Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate, Edizioni Simone, Napoli, 2004

P.G. Maxwell-Stuart, Storia delle streghe e della stregoneria, Universale Storica Newton, 2003.

di Monica Di Bernardo

IL CASO DI MATTEUCCIA: RIFLESSIONI

di Monica De Bernardo

Links del sito:

Donne all'inizio della storia moderna - La caccia alle streghe

Sitografia sulla caccia alle streghe

Bibliografia

Il testo di Maxwell-Stuart comincia con una excusatio non petita; sin dall'inizio, infatti, l'autore sottolinea le difficoltà incontrate nel delineare l'evoluzione di un fenomeno così complesso come quello della stregoneria, nonostante ciò si propone l'arduo obiettivo di narrare "una storia completa della stregoneria occidentale. Dalle origini alla persecuzione delle streghe come eretiche nel XVI secolo, fino alle streghe pagane del Novecento", come chiarisce il sottotitolo in copertina.
Il testo si compone di tre parti e intende fornire una spiegazione della nascita e diffusione della stregoneria e della sua sopravvivenza fino al XX secolo. L'autore esordisce sostenendo una teoria innovativa: l'idea diffusa nell'immaginario popolare della strega come vecchia megera che opera sortilegi e malefici a discapito della comunità non corrisponde a verità, le streghe furono per lo più giovani donne e falsa è la notizia delle terribili persecuzioni di cui furono vittima, molti processi, infatti, si conclusero con un'assoluzione e, per di più, tra gli accusati vi erano soprattutto individui di sesso maschile. Un esordio di tal genere in verità lascia sconcertati, dal momento che mette in discussione la maggior parte degli studi di storia dell'eresia e della stregoneria condotti fino ad oggi. E' necessaria, pertanto, un'attenta analisi per ricercare le ragioni che possono aver condotto l'autore a sostenere una teoria che non è avallata da alcun documento storico ad oggi in nostro possesso.

L'intento che si propone è divulgativo, non c'è dubbio, tuttavia alcune delle informazioni che fornisce risultano sommarie e spesso approssimative. L'autore, inoltre, è piuttosto sicuro del fatto suo e non lesina critiche nei confronti delle ipotesi sostenute da altri storici, anzi afferma, con una sicumera che, a mio parere, ha poco a che vedere con una corretta metodologia storiografica, che la sua teoria sulle origini e la diffusione della magia, è l'unica valida.
Sono piuttosto criticabili soprattutto la seconda e terza parte del volume in cui si ricostruiscono in modo sbrigativo sia il contesto in cui è avvenuta la cristianizzazione dei culti pagani, che la persecuzione degli eretici e la creazione di un legame tra stregoneria ed eresia, tutti elementi che porteranno all'invenzione del ritratto della strega per antonomasia. Nel delineare tale quadro, numerosi aspetti risultano trascurati, pur essendo stati affrontati da testi di storia della stregoneria più o meno recenti. L'impressione che si ha è che l'autore abbia una conoscenza piuttosto scarna della documentazione in materia o piuttosto che si preoccupi esclusivamente di realizzare un'opera il più possibile sintetica, cosa che non esita a ribadire più volte, sottolineando come un libro come questo, che vuole essere breve, non può sperare di dar conto della ricchezza di notizie attualmente portate alla luce.." Ma, viene da chiedersi, a cosa può servire un testo che risponde ad un'esigenza di brevità, ma poi analizza con superficialità l'argomento che pure intende trattare?

Nel corso della narrazione numerose domande, sebbene suggerite, rimangono senza alcuna risposta: ad esempio non si chiarisce perché avvenga la fusione tra mentalità popolare e tradizione colta nella creazione dello stereotipo della strega; né, d'altro canto, l'autore sembra voler fornire delucidazioni a proposito della sostanziale equiparazione tra stregoneria ed eresia; si limita a riportare un breve accenno a tali problematiche, ma poi non indica testi di riferimento che possano fornire chiarimenti in merito. Il testo, inoltre, risulta approssimativo in più parti, ad esempio trascura del tutto la funzione esercitata dai predicatori itineranti all'inizio dell'età moderna, sia nella creazione che nella diffusione dello stereotipo della strega, come testimonia, ad esempio, l'analisi delle prediche del francescano Bernardino da Siena, che l'autore, tuttavia, sembra ignorare. Forse si tratta di quegli studi recenti che ha affermato di non poter trattare per esigenze di brevità?

Più volte l'autore ritorna sul fatto che sia possibile spiegare la persecuzione antistregonica soltanto tenendo conto di parecchie variabili e non di un'unica tesi universalmente valida; parla della necessità di studi locali per chiarire la difficile questione, tuttavia le argomentazioni che poi adduce nel testo vengono presentate come le uniche valide anzi, le diverse teorie avanzate da storici e antropologi, vengono per lo più criticate e i giudizi espressi in riferimento a queste ultime risultano perentori e poco documentati. Dunque, sebbene all'inizio avesse ammesso la necessità di considerare una molteplicità di spiegazioni, finisce poi per rifiutarle senza addurre motivazioni efficaci. Insomma gli intenti che si propone vengono del tutto disattesi in corso d'opera.

In particolare, l'autore esprime più volte e con grande veemenza il suo netto rifiuto soprattutto per quelle teorie che spiegano l'origine della caccia alle streghe interpretandola come una rivolta delle donne nei confronti di una società patriarcale e misogina. Insiste più volte sul fatto che queste ultime si fondano su un fraintendimento: in realtà, secondo lui, la maggior parte dei condannati per stregoneria sarebbero stati uomini e spesso il processo si sarebbe concluso con un'assoluzione e non con il gran numero di condanne di cui parlano gli storici! Viene da chiedersi a quali fonti l'autore abbia attinto o quali verbali di processi abbia consultato per dedurre una teoria del tutto priva di fondamento dal punto di vista storiografico.
Anche il tentativo di ricostruire un quadro generale delle persecuzioni in Europa e nel Nuovo Mondo risulta generico e sommario: le spiegazioni addotte sono piuttosto confuse e poco chiare, numerose sono infatti le differenze e ciascuna situazione avrebbe bisogno di un discorso ben più approfondito di quello che l'autore si propone. Spiegazioni sommarie anche a proposito dei motivi delle persecuzioni; non si tengono in alcun conto le diverse situazioni che si vennero a creare nei paesi europei e si trascura del tutto il fatto che i primi episodi di caccia alle streghe si verificarono ben prima dell'avvento della Riforma protestante che, invece, appare essere per l'autore del libro, l'unica ragione plausibile dell'offensiva cattolica contro gli eretici prima e le streghe poi. Inoltre l'autore omette di evidenziare il fatto che anche i protestanti mandarono al rogo numerose streghe.

Sono molto pochi, dunque, gli aspetti degni di nota all'interno del volume: apprezzabile è la prima parte in cui l'autore ricostruisce le origini dello stereotipo della strega tardo medioevale attraverso l'analisi delle opere degli autori latini. Delinea così il ritratto delle più famose striges del mondo antico: Circe, Medea, Eritto e le oraziane Canidia e Sagana. Egli ricerca, inoltre, nelle pieghe dei testi latini, gli elementi significativi per lo sviluppo della concezione tardomedioevale e la stessa terminologia che continuerà ad essere adoperata dalle autorità tanto laiche, quanto religiose, per etichettare coloro che sostenevano di saper utilizzare le arti magiche. Altro aspetto interessante è l'analisi di alcuni dipinti e xilografie presenti all'interno di trattati di demonologia: i documenti iconografici vengono estrapolati dal contesto in cui sono inseriti cercando di ricostruire il messaggio che intendevano veicolare ai lettori, partendo dal presupposto che nel Medioevo le immagini erano uno strumento di comunicazione molto più efficace di un testo scritto.
In ultima analisi il testo in esame appare essere un compendio poco originale e per nulla esauriente per un addetto ai lavori, utile al più per un iniziale approccio allo studio delle origini del fenomeno della caccia alle streghe e della sua complessa evoluzione.