L'idea
portante del bel libro curato da Dinora Corsi e Laura Caretti, Incanti e sortilegi.
Streghe nella storia e nel cinema è quella di voler indagare il fenomeno
dei processi contro donne accusate di praticare la stregoneria, in una prospettiva
interdisciplinare.
La
caccia alle streghe e la pratica processuale sono quindi considerate attraverso
diversi punti di vista a seconda dell'angolo visuale scelto: quello della storia
in primis, poi della raffigurazione pittorica, della rappresentazione teatrale
ed infine, e qui ci si sofferma in modo particolare, della narrazione cinematografica.
L'occasione che
ha prodotto la ricerca prima e la pubblicazione del testo poi, è stata
quella di un evento cinematografico e di un evento culturale avvenuti contemporaneamente:
il film di P. Benvenuti, Gostanza da Libbiano, trasposizione filmica del
processo contro una presunta strega tenutosi a San Miniato nel 1594 e di un convegno
"La strega, la santa, il processo" tenutosi nello stesso periodo
in cui si girava il film (1999), sempre a San Miniato. Il testo dunque si sofferma
sui rapporti che intercorrono tra la storia e gli storici, le storiche e le arti:
pittura, teatro, cinema, che insieme ricercano e poi ricostruiscono la vita reale
di alcuni uomini del passato (e in questo caso soprattutto donne), ciascuno/a
con i mezzi e gli strumenti d'interpretazione propri. Con qualche cambiamento,
qualche saggio in più e un titolo diverso questo volume raccoglie le relazioni
tenute in quell'incontro.
Il
libro è di piacevole e appassionante lettura e si rivela di grande interesse
non solo per chi si occupa di storia e di cinema, ma anche per chi si interessa
di queste vicende relative alla storia delle donne. Infatti il libro riesce, sin
dall'inizio, in breve, a dare un quadro chiaro e preciso dell'argomento affrontato
e delle prospettive di studio più recenti, così la lettrice e il
lettore si orientano immediatamente e hanno chiari alcuni concetti fondamentali
necessari per poi approfondire la lettura.
Nei
primi saggi, raccolti nella sezione Fonti e processi, sono ripersorse le
principali tappe che hanno portato all'invenzione dell'immagine della strega per
antonomasia, attraverso la ripresa e la revisione di tradizioni lontane, in parte
di origine popolare e in parte mutuate dalla letteratura classica. E' così
che, attraverso il contributo determinante fornito dai mass-media dell'epoca,
i predicatori osservanti, povere vedove emarginate, che praticavano l'attività
di levatrici e guaritrici, vengono trascinate di fronte a tribunali, laici ed
ecclesiastici, ed accusate di essere streghe, sortiere, maliarde e perfide incantatrici.
Nella seconda parte del libro si entra nel vivo della riflessione interdisciplinare.
Tutti i saggi sono molto interessanti, in particolare quello di Alice Tavoni in
cui è analizzata l'iconografia della strega nei dipinti di Bosch, Grien
e Bruegel e si invita il lettore a riflettere sull'uso del linguaggio figurativo
come canale di propaganda ideologica dell'istituzione ecclesiastica, sia cattolica
che protestante.
Laura Caretti si sofferma sull'ambiguità della figura
della strega nelle opere di Shakespeare. Le streghe del Macbeth in particolare,
sono nello stesso tempo fair and foul, fonte di ammirazione per i poteri
che posseggono e nello stesso tempo da condannare per l'uso che ne fanno. Quest'ultimo
saggio affronta un tema che viene più volte ripreso nel testo, quello della
contiguità della figura della strega con quella della santa, essendo partecipi
entrambe delle medesime categorie culturali. Tale argomento viene ripreso e approfondito
nel saggio di Franco Cardini dedicato alla figura di Giovanna d'Arco, caso emblematico
di questa "ambiguità inquietante della donna strega, pericolosamente
capace di congiungere e confondere il bene e il male".
Nell'ultima
parte del libro, dedicata al rapporto tra cinema e storia, i testi interrogano
il valore storiografico di alcune opere cinematografiche che hanno affrontato
il tema della stregoneria, ed è chiaro che si tratta di autori famosi che
subito vengono in mente come Dreyer con le indimenticabili immagini dei suoi capolavori
Dies Irae e la Passione di Giovanna d'Arco e di La stregoneria
attraverso i secoli di Christensen (1922).
Le opere di Dreyer, nota A.
Prosperi, rendono viva la storia del passato e ricostruiscono la psicologia degli
uomini e delle donne dell'epoca anticipando di decenni gli studi futuri sulla
stregoneria, in tal modo Dreyer realizza quello che, come ha scritto M.Bloch,
dovrebbe essere il compito dello storico: saper trovare, al di là dei documenti,
la vita reale degli uomini del passato così come l'orco della fiaba sente
l'odore della carne umana.
La lettura dei saggi, accompagnata dalla consultazione
dei fotogrammi fondamentali riprodotti in foto alla fine del volume, fa venir
voglia di rivedere quei film, pietre miliari per la storia del cinema e per la
storia stessa, ma anche altri più recenti che pure di questo argomento
si occupano. Parlo di Gostanza di Libbiano
di P. Benvenuti e di Il
processo a Caterina Ross di Gabriella Rosaleva.
Attraverso
questi film possiamo riscoprire il modo originale di indagare le fonti storiografiche
che è proprio del cinema. Ricostruendo le vicende di donne e uomini appartenenti
ad un passato lontano queste importanti opere cinematografiche continuano a dar
voce viva e non permettono che le loro storie vadano perdute nell'oblio del tempo.
E' importante dunque che registi coraggiosi raccontino storie belle e difficili
come queste perché non siano definitivamente perdute nella dimenticanza
o relegate nei manoscritti ma arrivino invece, o tentino di arrivare, anche ad
un pubblico più vasto.
Il testo si avvale anche di un'ottima bibliografia, utile per chi si accinge ad
intraprendere studi sull'argomento sia come storica/o che come studiosa/o di cinema
o storica/o dell'arte, e di bellissime tavole che riproducono dipinti e fotogrammi
a cui si rimanda in alcuni saggi.