Donne e conoscenza storica
    

Recensioni 2006


AA.VV., Convegno di studi, Donna, terra, libertà. Lo specifico femminile tra spiritualità, sapienza e resistenza, ed. Millenia, Novara, 2005.

di Monica Di Bernardo

AA.VV., Convegno di studi, Donna, terra, libertà. Lo specifico femminile tra spiritualità, sapienza e resistenza, ed. Millenia, Novara, 2005.

I racconti delle streghe. Storia e finzione tra Cinque e Seicento, a cura di Giulia Poggi, Edizioni ETS, Pisa, 2002 (pp.274).

Laura Caretti (a cura di), «Gostanza da Libbiano» di Paolo Benvenuti, Pisa, ETS, 2000

Anna Foa, Eretici. Storie di streghe, ebrei e convertiti, Bologna, Il Mulino, 2004,

Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema. Atti del Convegno "La strega, la santa e il processo" (San Miniato, 12-13 novembre 1999), ETS, 2002

Michela Zucca, Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate, Edizioni Simone, Napoli, 2004

P.G. Maxwell-Stuart, Storia delle streghe e della stregoneria, Universale Storica Newton, 2003.

di Monica Di Bernardo

IL CASO DI MATTEUCCIA: RIFLESSIONI

di Monica De Bernardo

Links del sito:

Donne all'inizio della storia moderna - La caccia alle streghe

Sitografia sulla caccia alle streghe

Bibliografia


Il libro che raccoglie gli interventi tenuti in occasione del convegno svoltosi a Novara nel 2005 recupera e ricostruisce vite di donne nascoste nelle trame della Storia. Si potrebbe dire - utilizzando le parole di M.R. Cutrufelli nella postfazione del libro "La donna che visse per un sogno" - che gli autori del testo operano come "pescatori di vite perdute" ricercando un'invisibile eredità di parole, sogni, gesti significativi che le donne vissute prima di noi ci hanno lasciato.
Il filo conduttore che lega tra loro figure e storie apparentemente lontane nel tempo e nello spazio è il tema dello "specifico femminile", considerato dagli autori dei diversi saggi che compongono il volume, una nuova categoria filosofica. Ciascun autore ricerca le tracce che lo specifico femminile ha lasciato di sé sia nei percorsi quotidiani della microstoria che negli episodi della grande Storia. I racconti di vite ricostruiscono i momenti significativi in cui questa forza, propriamente femminile, si è espressa attraverso una forma di resistenza nei confronti di una cultura avversa, ostile e apertamente prevaricante nei confronti di tutto ciò che caratterizza la specifica sapienza femminile.

E' affascinante la forza di opposizione di queste donne nei confronti di un universo culturale androcratico che cerca di porle ai margini della vita sociale, del mondo dell'arte e della religione, relegandole tra le mura di casa ed educandole al silenzio e ad una condizione di subalternità. Storie di donne, dunque, che vanno contro le regole sociali e sfuggono al controllo di una società misogina.
Diversa è la situazione, diverso il periodo storico ma la resistenza ai sistemi culturali egemoni e la difesa della propria identità e autonomia di pensiero rimane identica nelle diverse storie che all'interno di ciascun intervento prendono corpo.
Storia di una donna contro è quella di Bortolina, una ragazza partigiana che nel suo romanzo autobiografico racconta la sua resistenza al nazifascismo condotta tra i monti al fianco degli uomini, in un contesto di sostanziale uguaglianza.

E' una lotta per la difesa della libertà di pensiero anche quella di Margherita da Trento, una delle figure più interessanti tra quelle delineate all'interno dei saggi. Nel 1305-1307, Margherita, in fuga dall'inquisizione, al fianco degli Apostolici e di Dolcino, si rifugia tra le montagne di Valsesia e, dopo la cattura, sfida il Santo Uffizio rifiutandosi di abiurare la propria scelta, venendo, così, bruciata sul rogo. Di Margherita sappiamo poco a parte le informazioni fornite dagli inquisitori che la definiscono "malefica e scellerata compagna" di Dolcino, in cui già vediamo delinearsi quello che presto diverrà il prototipo della donna strega, destinato ad una nefasta fama.
E' una figura mitica più che storica quella che di Margherita è giunta fino a noi attraverso fonti coeve e postume. Pensiamo, tuttavia, ad una donna carismatica, portatrice di un messaggio cristiano universale e capace di parlare anche alle donne, riconoscendo loro un ruolo di primo piano e non subalterno come, invece, nella religione ufficiale. Le donne, infatti, nella società arcaica di montagna erano le custodi della dimensione spirituale della comunità che venne loro espropriata con l'eliminazione dei culti pagani; forse per questo la componente femminile è stata spesso maggioritaria all'interno dei movimenti ereticali e nell'ambito delle persecuzioni antistregoniche.

Interessante è anche il tema dell'incontro tra eresia e società arcaica della montagna che l'autore del saggio su Margherita da Trento, C. Mornese, suggerisce e sviluppa; molti sono gli aspetti in comune tra le due società: la condivisione di un sistema di valori e la valorizzazione di quello "specifico femminile" custode della spiritualità comunitaria. Non a caso, infatti, entrambi i sistemi sono stati vittima di una feroce persecuzione da parte della Chiesa ufficiale che non ha esitato a scatenare una dura offensiva contro gli uni e gli altri per stroncare con la forza sia il cristianesimo pauperistico dei dolciniani che l'autonomia delle comunità di montagna.
Spesso le donne sono state costrette a pagare con la vita il proprio atto di ribellione nei confronti di un sistema al quale non hanno voluto omologarsi, questo è il caso di Margherita e delle tante guaritrici finite sul rogo perché tacciate di stregoneria, nonché di donne di cultura come Ipazia di Alessandria, scienziata, filosofa, musicologa, medico, matematica, astronoma e madre della scienza sperimentale, erede della scuola alessandrina, vissuta nel V secolo d.C.. Ipazia fu trucidata perché osò occuparsi di quelle discipline che saranno in futuro precluse alle donne per divenire esclusivo appannaggio di un universo maschile. Figura affascinante quella di Ipazia, intellettuale del mondo antico, che in nome del libero pensiero non si lascia intimidire dalle minacce del vescovo e gira per le vie di Alessandria predicando l'importanza del pensiero critico di ciascuno! Ipazia si può considerare la prima martire della Ragione che preferì sacrificarsi piuttosto che rinunciare alla sua libertà di pensiero, in seguito molti altri saranno costretti a seguire la sua sorte condannati da una Chiesa arroccata nel più rigido dogmatismo.

Tra le pagine che raccolgono i vari interventi, figure storiche si intrecciano con figure mitiche come le Sibille, in origine antiche divinità delle fonti, profetesse del mondo antico, poi divenute un archetipo di sapienza femminile, o le Krivapete, custodi dell'antico culto del femminino divino legato alla terra e tipico delle culture agrarie. Tutte comunque figure femminili dotate di una voce propria, depositarie di una cultura orale che tramandano attraverso i racconti, uniche custodi di un'antica sapienza che la cultura maschile dotta non ha saputo cogliere. Anche l'esempio massimo di cultura erudita, infatti, la Commedia di Dante, concede parola solo a pochissime figure femminili dando invece il più ampio risalto ad una lunga serie di protagonisti maschili, come ben illustra l'intervento relativo all'analisi della Commedia dantesca.

Un testo degno di attenzione, dunque, sia per gli addetti ai lavori che per gli appassionati, che suggerisce percorsi di studio alternativi e propone nuovi itinerari di lettura.
Tuttavia alcuni aspetti, tra quelli analizzati durante il convegno e presentati all'interno del volume, meritano una riflessione ulteriore. Gli autori, infatti, introducono una nuova categoria filosofica, quella dello "specifico femminile" che suscita perplessità e necessita, a mio avviso, di alcuni chiarimenti. Si tratta infatti di un concetto che appare piuttosto generico e poco chiaro, una definizione attribuita al genere femminile di cui, peraltro, non si chiarisce l'origine né l'elaborazione, in che modo sia stata formulata e in cosa effettivamente si sostanzi. Gli autori parlano di una specifica attitudine delle donne per la custodia della spiritualità della comunità di appartenenza, concetto che appare un po' restrittivo. Si potrebbero apportare, infatti, numerosi esempi di altre qualità proprie delle donne come la cura della prole, il culto dei defunti o altro ancora. Forse il riferimento degli autori è all'antica cultura di cui le donne erano custodi all'interno delle comunità arcaiche, ma questa è soltanto una ipotesi che in ogni caso non esclude le perplessità circa la genericità e scarsa chiarezza del concetto.
Molto diverso è, a mio avviso, il riferimento fatto all'antica cultura delle matriarche nel testo curato dall'antropologa M. Zucca "Donne delinquenti". L'autrice infatti, nel rievocare la cultura delle donne che combatterono a lungo contro il potere costituito per evitare l'assimilazione culturale e difendere il loro prezioso sapere, ricostruisce, secondo un'ottica di genere, le origini e l'immaginario della società moderna e valorizza le esperienze delle donne non riducendole ad un'unica e semplicistica categoria, come appare quella di un non precisato "specifico"delle donne.

I diversi interventi raccolti nel volume, inoltre, sembrano non tenere in alcun conto gli studi svolti dalla filosofia femminista a proposito del pensiero della differenza sessuale, analisi che, nel corso della sua elaborazione, ha evidenziato sia la dialettica tra i due sessi, che il modo diverso di vedere il mondo, - questo si specifico - che è caratteristico del femminile. A questo punto è lecito domandarsi se gli autori del testo non avessero intenzione di richiamarsi proprio al pensiero delle differenza di genere; ma perché allora avrebbero coniato la categoria filosofica dello specifico? La domanda non trova alcuna risposta all'interno dei diversi interventi dal momento che non si fa alcun accenno al pensiero della differenza sessuale né per metterlo in discussione né, eventualmente, per evidenziarne alcuni aspetti.
L'accenno al tema dello specifico femminile finisce pertanto per essere un imprecisato riferimento ad una particolarità femminile che, però, necessita perlomeno di un approfondimento, dal momento che ha molto poco a che vedere con un'attenta analisi delle diversità del pensiero femminile nelle sue molte espressioni. Tutte le esperienze particolari infatti vengono ridotte ad una categoria indistinta ritenuta esauriente.

SUGGERIMENTI DI LETTURE

Ogni testo rimanda ad un libro:

Astori Roberta, Al di là del tempo. Percorsi simbolici sull'eterno femminile, ed. Mimesis, Milano, 2003
De Stefano Aldina, Le Krivapete delle valli del Natisone. Un'altra storia, ed. Kappa Vu, Udine, 2003
Lajolo Laurana, Catterina, ed. EIG, Acqui Terme (Al), 2002.
Mornese Corrado, Eresia dolciniana e resistenza montanara, ed. DeriveApprodi, Roma, 2002.
Mornese Corrado, Strega. Ombra di libertà, ed. Millenia, Novara, 2004.
Petta A., Colavito A., Ipazia, scienziata alessandrina, Lampi di stampa, Milano, 2004.
Oliva Elsa, Bortolina. Storia di una donna, ed. Gruppo Abele, Torino, 1996.
Suggerisco anche la lettura di un romanzo che racconta proprio i sogni di una donna che ha "dimenticato le virtù che convengono al suo stato", Olympe de Gouges:
M.R. Cutrufelli, La donna che visse per un sogno, Frassinelli, 2004.
come anche del testo sovracitato e recensito nel sito
M. Zucca "Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate", Edizioni Simone, Napoli, 2004