Donne e conoscenza storica
    

Recensioni 2007


Esther Cohen "Con il diavolo in corpo" Filosofi e streghe nel Rinascimento - Ombre Corte Verona, 2005

di Monica Di Bernardo

AA.VV., Convegno di studi, Donna, terra, libertà. Lo specifico femminile tra spiritualità, sapienza e resistenza, ed. Millenia, Novara, 2005.

I racconti delle streghe. Storia e finzione tra Cinque e Seicento, a cura di Giulia Poggi, Edizioni ETS, Pisa, 2002 (pp.274).

Laura Caretti (a cura di), «Gostanza da Libbiano» di Paolo Benvenuti, Pisa, ETS, 2000

Anna Foa, Eretici. Storie di streghe, ebrei e convertiti, Bologna, Il Mulino, 2004,

Dinora Corsi e Laura Caretti (a cura di), Incanti e sortilegi. Streghe nella storia e nel cinema. Atti del Convegno "La strega, la santa e il processo" (San Miniato, 12-13 novembre 1999), ETS, 2002

Michela Zucca, Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate, Edizioni Simone, Napoli, 2004

P.G. Maxwell-Stuart, Storia delle streghe e della stregoneria, Universale Storica Newton, 2003.

di Monica Di Bernardo

IL CASO DI MATTEUCCIA: RIFLESSIONI

di Monica De Bernardo

Links del sito:

Donne all'inizio della storia moderna - La caccia alle streghe

Sitografia sulla caccia alle streghe

Bibliografia


Il saggio curato da E. Cohen ha colpito la mia attenzione per diversi motivi: in primo luogo perché, pur non trattandosi di un testo sulla storia della stregoneria tout court, suggerisce una prospettiva d'indagine interdisciplinare, a mio avviso molto interessante, che spazia dalla filosofia della storia, all'antropologia, alla sociologia. Interpreta, infatti, lo stereotipo della strega non solo come figura del passato, inserita nel proprio contesto storico-sociale, ma come archetipo contemporaneo.
L'autrice, riprendendo il celebre aforisma di W. Benjamin, secondo il quale non esiste documento di cultura che non sia nello stesso tempo documento di barbarie, ricostruisce e commenta gli aspetti oscuri dell'epoca rinascimentale e presenta ai lettori una riflessione sulla storia culturale, sottolineando come la barbarie propria del Rinascimento sia rappresentata dalla caccia alle streghe. L'obiettivo che E. Cohen si propone, infatti, è ambizioso e tanto più degno di attenzione per i suoi lettori: recuperare la voce delle vittime della storia - gli individui stigmatizzati dalla società - e interpretare, attraverso il loro punto di vista, l'immaginario di un'epoca, descritta come età dell'oro dell'arte e del pensiero: il Rinascimento, soffermandosi in particolare sul Rinascimento italiano.
Il testo si divide in due parti: nella prima si approfondisce la contrapposizione, del tutto apparente, tra il magus e la strix, quindi ci si sofferma sulle ragioni per cui alcuni individui vengono costretti alla marginalità sociale e/o apertamente perseguitati analizzando il caso degli ebrei e delle streghe. Nella seconda parte, alla luce della teoria delineata nei primi capitoli, si analizzano le opere di alcuni filosofi umanisti: Ficino, Pico della Mirandola, Cornelio Agrippa e i loro rapporti con la filosofia naturale e la Cabala ebraica.

La riflessione della Cohen prende l'avvio da un quesito, per molti versi sconcertante: una fase storica affascinante come quella rinascimentale - caratterizzata da un notevole sviluppo del pensiero filosofico-scientifico e dalla rinascita dell'homo novus - può aver generato, contemporaneamente, gli albori della rivoluzione scientifica e nello stesso tempo gli orrori della persecuzione antistregonica? Desta stupore, in tal senso, la coesistenza, negli stessi secoli, del genio di Michelangelo e delle idee oscurantiste di Institutoris e Sprenger, sintetizzate nel famigerato "Malleus Maleficarum".
Nel ricercare la risposta o le molteplici risposte a tale interrogativo il saggio riorganizza in modo accurato e rigoroso la storia delle idee e ricerca le ragioni che generarono l'insorgere di sentimenti di ansia e di angoscia nell''immaginario degli uomini del Rinascimento.

Innanzitutto l'autrice propone un'attenta riflessione sull'ambigua compresenza, nel corso dei secoli XV e XVI, di una magia colta, diffusa presso le corti e mirabilmente raccontata nei trattati di umanisti e filosofi, e di una magia popolare, rifiutata da tutti, i cui adepti furono bruciati sui roghi, accesi ovunque in Europa per estirpare quella che era considerata l'orrenda setta delle streghe. La differenza tra le due forme di magia, appare tuttavia insulsa - sottolinea l'autrice - dal momento che hanno condiviso entrambe una stessa mentalità magica e un identico universo concettuale e pratico: l'idea che la natura sia animata e che l'uomo possa agire su di essa manipolandola. La natura è "copula mundi" - afferma Ficino - ovvero la sintesi più alta di filosofia e teologia; ma la natura su cui insiste l'illustre filosofo è la stessa che invocano le streghe durante i malefici!
Dunque quale differenza? L'unica discordanza - sottolinea il saggio - sta nel fatto che la magia colta ha elaborato, nel corso dei secoli, una propria forma di legittimazione attraverso un discorso filosofico-teologico promosso e divulgato da corti, università e chiese. L'arte magico-pratica delle fattucchiere, al contrario, si è dimostrata incapace di predisporre un discorso istituzionale attraverso il quale accreditarsi presso le corti e preservarsi di conseguenza, dal momento che il suo campo era prettamente empirico e assai poco teorico. Le streghe, dunque, non hanno saputo elaborare un'adeguata abilità discorsiva che avrebbe potuto salvarle dal rogo. La magia alta, da parte sua, si è resa corresponsabile del loro sterminio condannando apertamente le pratiche di stregoneria, forse per sfuggire essa stessa alla persecuzione. Eppure gli strumenti che adoperavano erano simili, entrambi appartenenti all'immaginario di una società che esaltava la sapienza del filosofo-mago rinascimentale e, nel contempo, perseguitava coloro che confessavano di praticare l'arte della stregheria.

Il tema del rifiuto dell'alterità dentro di sé, che l'autrice riprende dal filosofo J. Derrida, costituisce il filo conduttore che attraversa tutto il libro. La paura per le streghe, infatti, sostiene l'autrice, non è altri che la trasposizione dell'angoscia che si prova di fronte ai nostri istinti più bassi e nascosti. Tale timore diviene vera e propria ossessione e viene costantemente trasferito contro altri soggetti, attraverso un meccanismo di transfert negativo. Le società, infatti, hanno bisogno di costruirsi delle alterità radicali, di denunciarle e sterminarle, al fine di purificarsi e di negare il proprio "diavolo in corpo". Tale affermazione vale per l'età moderna come anche per la storia contemporanea. Spesso infatti la persecuzione degli outsider svolge una funzione catartica, permettendo all'individuo di disconoscere le passioni più torbide che covano nel suo animo umano, proiettandole in un soggetto altro, appartenente ad un gruppo sociale marginale, privo di difesa giuridica.
Nel ripercorrere con il lettore le tappe che portano una società alla costruzione del suo capro espiatorio, l'autrice adotta la tecnica dello studio comparato tra due soggetti marginali, perseguitati nel corso dell'età moderna: ebrei e streghe. In tal modo reinterpreta la storia culturale del Rinascimento, dimostrando come l'accusa rivolta verso individui anticonformisti per scelte religiose (ebrei), comportamenti devianti, o ancora per un'eccessiva libertà sessuale (streghe), rappresenti un processo di rimozione e proiezione dei propri desideri più oscuri. L'intero Rinascimento, ad esempio, è pervaso da un desiderio di sessualità libera da vincoli, fantasia esaltata nel mondo dell'arte e della letteratura; basti pensare alla sensualità che traspare dai soggetti (anche sacri) di molte pitture e sculture di età rinascimentale. L'eliminazione di colei che sfrutta il piacere del corpo senza produrre - la strega - donna caratterizzata da uno sfrenato appetito sessuale, vera e propria ossessione dell'epoca, permette una catarsi dell'intera comunità.

Particolarmente interessanti sono, poi, i numerosi riferimenti a questioni contemporanee presenti nel saggio: in primis il tema della paura dello straniero, dell'altro, del diverso, di chi appartiene ad un mondo lontano per origini etniche o per scelte religiose. Molteplici somiglianze tra le passato e presente si evidenziano anche nel tentativo di controllo da parte dell'establishment religioso sulla famiglia, la procreazione o la sessualità, che ancora oggi si riafferma con grande determinazione, utilizzando moniti e minacce che sembrano, per molti versi, ricordare gli ammonimenti gridati dai predicatori itineranti nel corso delle loro pubbliche arringhe alle folle, in età rinascimentale.
Alla fine della lettura, pertanto, si comprende come le immagini mentali che hanno prodotto allora quelle antiche persecuzioni, ancora oggi continuano ad ossessionare l'immaginario collettivo e sono alla base di molte delle fobie odierne; non a caso il termine "caccia alle streghe" è divenuto un topos per spiegare ogni tipo di persecuzione nei confronti di chi assume un comportamento deviante rispetto a norme condivise o imposte dal potere istituzionalizzato.

Il saggio della Cohen, quindi, si rivela tanto più stimolante per il lettore per il fatto che, come ben evidenzia la postfazione curata da E. Traverso, non si limita ad un'attenta analisi di un'epoca del passato, ma analizza le figure di alcune vittime della storia attraverso le forme di oppressione, persecuzione e violenza del XX secolo e ricerca l'eredità lontana di molti pregiudizi radicati nell'immaginario contemporaneo. Queste le più interessanti prospettive d'indagine suggerite dall'acuta analisi della filosofa che prende a pretesto uno studio minuzioso del Rinascimento per suggerire ai lettori una riflessione attenta su problematiche quanto mai attuali.