Donne e conoscenza storica

Recensioni

La mappa di Gerusalemme nel VI secolo; mosaico pavimentale di Madaba in Giordania

 

Il viaggio di Egeria

Egeria, Diario di Viaggio, introduzione, traduzione e note di Elena Giannarelli, Torino, Edizioni Paoline, 1992

di Marirì Martinengo

Troppo tardi ho dedicato attenzione a Egeria, di cui avevo soltanto seguito il resoconto del viaggio in Terrasanta attraverso i racconti che ne avevano fatto Franco Cardini (F.C., Egeria la pellegrina, in AAVV, Medioevo al femminile, Bari, Laterza, 1989 e Mariella Carpinello, Egeria, in Libere Donne di Dio, Milano, Mondadori, 1997 e ancora la Carpinello, in un suo stimolante seminario, tenuto a Milano, presso il monastero delle Benedittine, il 3/3/2001; le cartine annesse le ho avute da lei in quell'occasione), ma della quale non avevo mai letto le parole stesse, mai la scrittura narrare le impressioni e le emozioni che l'incontro con paesi nuovi e fortemente desiderati, personaggi sconosciuti, ma già amati, luoghi significativi per la sua fede, avevano destato nella sua delicata e appassionata sensibilità.

Egeria
Egeria era una colta galiziana (forse di Santiago di Compostella); era profonda conoscitrice delle sacre scritture; infatti compì il suo lungo viaggio scritture alla mano, visitando scrupolosamente tutti, ma proprio tutti i luoghi menzionati nell'Antico e nel Nuovo Testamento.
L'intraprendente Egeria attuò il suo girovagare alla fine del IV secolo; all'epoca del viaggio doveva essere ancora abbastanza giovane, perché era in grado - come racconta, non sottovalutandone la fatica e il disagio - di scalare alti e ripidi monti, come il Sinai e il Nabo, di varcare grandi fiumi, come l'Eufrate.
Molto probabilmente era una patrizia, dotata di beni consistenti, infatti si poté permettere di alloggiare in modo agiato, di viaggiare con scorte militari romane, guide informate ed essere accolta dalle massime autorità religiose; il viaggio - che durò più di tre anni e si svolse in nave fino a Costantinopoli e poi a piedi o su cavalcature o su battelli, attraverso la Palestina, l'Egitto, la Fenicia, la Mesopotamia, l'Arabia - sembra essersi svolto in parte in comitiva e in parte in maniera solitaria: la narratrice passa infatti dal plurale al singolare, nella seconda parte dell'itinerario.

Le regioni nelle quali si recava pullulavano letteralmente - con mio stupore - di romitori, monasteri, chiese, cippi commemorativi, sacre tombe; frequentissimi gli incontri con badesse ed eremite, con abati ed eremiti, monache e monaci, segno di una tenacissima e quanto mai praticata vita religiosa, edificata sul ricordo di un passato glorioso. Egeria li visitava piamente, ma non macava di gustare le eulogie, mele - pare - assai saporite, che venivano coltivate negli orti monastici e che le venivano generosamente e immancabilmente offerte; Il piacere e il gusto del viaggiare si accompagna in lei alla devozione in modo tale da indurre, a volte, maliziosamente a pensare che la religiosità sia stata quasi un pretesto: coma ama il deserto immenso e sabbioso che attraversa, come apprezza le fresche e ombreggiate rive del Nilo, le vetuste metropoli come Charris, Antiochia, Gerico, parlanti di antiche memorie!

Due elementi costanti e ricorrenti scandiscono il diario: le preghiere e le meditazioni ad ogni sosta e la precisa annotazione delle distanze da città a città, della condizione delle strade, dei sistemi di trasporto delle popolazioni indigene, degli edifici e dei monumenti ormai caduti in rovina.
L'ultima parte del diario è dedicata alla descrizione delle funzioni liturgiche che si svolgevano a Gerusalemme in occasione delle solennità della passione e della resurrezione, alle quali la pellegrina assistette nella Pasqua del 381.

Egeria, che non fu una delle prime donne cristiane a visitare i luoghi santi, dedicò il suo diario ad altre signore, sorelle in ispirito, cui lei voleva comunicare le sue esperienze e probabilmente stimolare a seguire il proprio esempio; il suo diario, scritto in latino, con vivacità ed in modo semplice e piano, ma molto personale, sta a metà tra la guida geografica e la guida spirituale. E' uno dei non molto frequenti documenti di donne scritti per altre donne.

Io penso che Egeria, come cristiana, fosse soddisfatta e grata nei confronti dell'ecclesia cui apparteneva, perché, a differenza di quanto avveniva presso altre comunità religiose orientali, non discriminava le donne, ma le situava su un piano di eguaglianza con gli uomini; Egeria non manca di sottolineare sempre come nelle chiese, ad assistere alle funzioni, vi fossero donne e uomini, come le badesse e le eremite fossero presenti e numerose e come lei, donna, fosse accolta con grandissima deferenza e additata ad esempio di forza e virtù soprattutto dagli uomini agli altri uomini. Possiamo ipotizzare che l'entusiasmo con cui le nobili romane abbracciarono il cristianesimo fosse motivato anche da questa considerazione?

L'introduzione

Nell'introduzione, che occupa quasi la metà del volume, documentatissima, ma nello stesso tempo avvincente come un romanzo, Elena Giannarelli racconta le vicissitudini del testo di Egeria: il manoscritto fu ritrovato casualmente alla fine dell''800, anonimo e privo dell'inizio e della fine e richiese lunghi e accurati studi filologici - non privi di discussioni tra i critici - per fissarne la data di stesura, risalire all'autrice, alla sua provenienza, lo stesso nome di Egeria è frutto di studi filologici comparati.
Le fitte note che accompagnano il diario di viaggio, la ricca bibliografia che lo segue ne fanno un'opera di sicuro riferimento.
Nell'introduzione viene anche narrata la storia dei viaggi di pellegrinaggio dall'età classica fino a medioevo inoltrato, con particolare attenzione ai primi secoli dell'era cristiana, quando il recarsi nei luoghi dove Gesù era vissuto ed era morto, costituiva un itinerario spirituale, espiazione, avvicinamento a Dio; poteva essere visto anche come una forma sostitutiva del martirio, considerata l'enorme difficoltà, per coloro che provenivano dall'occidente, di recarvisi; alcune e alcuni non vi tornavano più, ritenendo il riposare per sempre accanto al loro Salvatore il migliore coronamento dell'esistenza.