Donne e conoscenza storica
           

 

 


Silvia Ballestra, Joyce L. - Una vita contro - , Baldini &Castoldi, 2002
p. 274

di Marina Santini

 

 

 

 

Silvia Ballestra e Joyce Lussu, una generazione di fronte all'altra, una lontana parentela dalle comuni origine anglo-marchigiane: il fitto domandare e rispondere seguendo i fili della memoria, permette di ricostruire, non solo un'esistenza ricca e importante come quella di Joyce, ma è la storia stessa del secolo scorso che si dipana in queste pagine.
I titoli dei diciannove capitoli di questo libro, indicano semplicemente le date delle registrazioni delle conversazioni tra Silvia e Joyce. Volutamente l'autrice ha mantenuto la vivacità e la tortuosità della memoria.

Una stanza e un registratore: la giovane, consapevole scrittrice, interroga l'altra donna e si fa trasportare nelle vicende personali e politiche della straordinaria esistenza della sua interlocutrice, medaglia d'argento della Resistenza, poeta e traduttrice di poeti.
L'inizio è molto classico: un'intervistatrice, una scaletta preparata, tanto tempo a disposizione (dal '94 al '96); poi, la vita, i ricordi, i sentimenti, le emozioni superano ogni argine imposto dalle domande e l'abilità di Silvia Ballestra è quella di farsi piccola, tenere il filo senza prevaricare, porsi in sbalordito ascolto. Le variazioni rispetto al parlato, come dice lei stessa, sono state minime. Ma Joyce è come un fiume in piena "...dovremmo sforzarci di seguire una scaletta, Joyce" "Sono io la scaletta, non preoccuparti [...] Mica la vita è come una misura graduata che parte dalla nascita e in progressione diretta si compie. Sembra diritta, vista così, e invece è un viavai di cose un andare e tornare continuo..." (p.181)
Ed è questo che fa vivo e interessante il libro.
La scrittura è semplice, scorrevole, vicina al flusso della lingua parlata, una scrittura che rimanda all'immagine di stanza in penombra dove il sole, filtrando, attraverso la finestra aperta, tra le foglie di un albero, danzando, illumina i volti, gli oggetti, e dà corpo ai ricordi.

Il libro è complesso perché i fili della memoria sono molti, nella ricostruzione le vicende politiche e personali si mescolano, presente e passato si rincorrono.
Chi è Joyce Salvadori Lussu
"Mi chiamo Joyce Lussu perché le donne non hanno un nome proprio. Le donne devono sempre portare il nome di un uomo, o è il padre o è il marito. Il padre me lo sono trovato, il marito me lo sono scelto: c'è un briciolo in più di autonomia". È stata per quarant'anni la compagna di Emilio Lussu. Ha 82 anni quando Silvia decide di registrare queste conversazioni.
Joyce lascia Firenze dove è nata nel 1912, con la famiglia in seguito alle violenze fasciste subite dal padre e dal fratello e si rifugia in Svizzera, dove riceverà una educazione aperta e cosmopolita.
Quando si comincia a parlare dei nascenti gruppi di destra negli anni di Weimar, è ad Heidelberg, dove segue le lezioni di Jaspers e Rickert; qui lega con gli studenti di sinistra.

In occasione del comizio di Hitler, nel '32, lei è preoccupata, perché viene dall'Italia fascista e conosce quel modo di porsi, quelle parole; si rivolge agli intellettuali di Heidelberg che, però, non si accorgono di quanto sta per accadere: "Si calmi, guardi, non succede niente. Lasci pure che questi ragazzoni si sfoghino" [...]"gente che aveva letto tutti i volumi della biblioteca ma che non sapeva riconoscere la storia che gli passava sotto la finestra" (p.189).
Lo squadrismo fascista, l'esilio in Svizzera, l'incontro con Emilio Lussu, l'antifascismo e la Resistenza in Italia, prima attraverso le esperienze del padre e poi personali e del suo compagno, segnano la sua vita.
L'impegno politico vede il suo nome accanto a quelli dei fondatori e delle fondatrici del Partito d'Azione e dell'Unione donne italiane, capolista alle prime elezioni amministrative nel dopoguerra. I viaggi degli anni Sessanta, alla ricerca delle poesie nel mondo, si coniugano con la partecipazione ai movimenti di liberazione anticolonialisti. Durante il periodo della decolonizzazione, in Kurdistan, in Africa, in Medio Oriente, è accanto ai movimenti di liberazione. "Io negli anni Sessanta ho avuto l'occasione di poter assistere ad una cosa straordinaria: il sorgere di una nuova società [...] è straordinario vedere come la gente che non ha esperienze complesse di vita riesca a mettere in piedi un buon progetto basato sul buonsenso [...] il fatto di avere la possibilità di vivere in un territorio fa sì che ci si organizzi". (p.93)
Poi il Sessantotto e i movimenti femministi: pubblica libri -ci lascia più di venti opere- di cui temi sono la guerra, l'ecologia, la poesia, ciò che più la interessa. E gli anni '80 e '90 fanno emergere il suo bisogno di raccontarsi e raccontare: diventa nonna narrante, frequenta le scuole come 'storica-non-professionista' a parlare con ragazzi, ragazze e insegnanti di tutta Italia. Scompare nel '98

continua