Brenda Maddox,
Rosalind Franklin. La donna che scoprì la struttura
del DNA, Mondadori, 2004 (tr.it di Cristina Serra, Rosalind
Franklin.The Dark Lady of DNA, 2002)
di Donatella Massara
Chissà
perchè questa grande scienziata arrivata a un passo da una
fondamentale scoperta non riuscì a vederla. E soprattutto non
sapendo con precisione che proprio il suo lavoro era stato decisivo
per formularla perchè non la rivendicò? Come scienziata
Rosalind Franklin difese probabilmente la sua diversità anche
per non piangersi addosso come donna. E' l'idea che mi sono fatta
dopo avere letto questa bella biografia di Brenda Maddox. Fu considerata
arrogante, inflessibile, poco morbida e alla fine anche 'sciocca'.
Rosalind Franklin non apprezzava lo stile di lavoro del laboratorio
inglese, il King's College, dove prevalevano gli scherzi pesanti fra
maschi, e tanto meno voleva la sottovalutassero incastrandola a essere
'Rosy'. Non ci stava e aveva ragione, non era un maschio mal riuscito,
voleva essere tutta intera.
Dal punto di
vista del lavoro scientifico descrive la biografa la scelta di stare
nel rigore della sperimentazione. Voleva arrivare a identificare esattamente
la struttura del Dna attraverso le sue fotografie ottenute con la
diffrazione provocata dai raggi X, esperimenti in cui era bravissima.
Gli altri che molto meno sapevano di chimica, di cristallografia e
di uso delle tecniche di diffrazione volevano arrivare a costruire
il modello della struttura.
L'annuncio della
scoperta dell'origine della vita prende avvio nella lettera che Watson
e Crick si precipitano a scrivere su Nature e che viene pubblicata
il 25 aprile del 1953. Prima, nelle settimane di inizio d'anno, Wilkins,
collega di Rosalind, aveva mostrato al King's College la famosa foto
51 a Watson. Era quella meglio riuscita di una serie alle quali stavano
lavorando lei e Gosling, un giovane collaboratore che stava facendo
sotto la sua supervisione la tesi di dottorato. Watson appena la vide
sostiene che gli battè il cuore e capì subito che quella
era la forma del Dna. La ridisegnò tornando a casa e con Crick
puntarono a costruire il modello. Ci riuscirono risolvendo il problema
fondamentale di come si replicano le due forme del Dna (la A e la
B) passandosi a coppie le quattro basi di cui sono composte. Senza
quella foto non avrebbero fatto niente.
C'erano state
delle precedenti identificazioni teoriche e sperimentali. Come poi
riconobbero in molti, i due colsero risultati di altri. Nel 1936 il
microbiologo Oswald Avery per primo aveva visto nell'acido nucleico
un possibile 'principio trasformante', il vettore che trasferiva l'informazione
genetica dai cromosomi vecchi a quelli nuovi. Nessuno gli aveva prestato
ascolto perchè quella sostanza sembrava troppo semplice, un
insulso elemento a cui si legavano le proteine nella cellula.
Capita la sua fondamentale opera il Dna non era stato ancora compreso
nel suo funzionamento anche perchè mancava la sua forma. Gli
studi di Linus Pauling avevano portato in campo l'idea dell'alfa elica,
la più importante struttura regolare presente nelle proteine.
Ma Rosalind dicevano fosse convinta che solo la forma B potesse avere
quella forma, la stessa che aveva così eccezionalmente identificato
con più chiarezza che in altre nella foto 51. E' per questa
cautela che Rosalind Franklin non si autorizzò a avere l'intuizione
di Watson? Watson e Crick avevano avuto l'idea giusta e bastò
un suggerimento di un collega chimico - ridefinire i comportamenti
delle basi usando la forma chetonica invece che quella enolica - per
descrivere come avviene il loro accoppiamento o passaggio dalla forma
A a quella B. La forma chetonica prevede un atomo libero di ossigeno
che può formare un legame in funzione diversa dall'altra forma.
Rosalind
Franklin accettò che altri arrivassero prima a dire quello
che lei aveva scoperto. Vide il modello non seppe mai com'era nato
e riconobbe che andava bene. inserì a penna il nome dei due
nell'articolo che aveva preparato per Nature e che venne pubblicato
insieme a altri e alla famosa lettera dei due Nobel.
Lei desiderava
i risultati certi, infatti dopo il pessimo periodo passato al King's
College se ne andò in un altro laboratorio e con altrettanto
entusiasmo si dedicò a fare nuove ricerche, sempre usando la
diffrazione dei raggi X, sui virus. Sapendo che il lavoro della scienza
non è che un lavoro collettivo a lei importava poco di avere
in prima persona dei riconoscimenti. Era conscia del suo valore, come
dice la biografia, e voleva lavorare su ciò che l'appassionava,
forse voleva che gli altri la stimassero riconoscendola nella sua
personalità di donna che non toglieva niente agli altri e a
un'altra anzi gli/le dava.
La storia pubblica
di Rosalind e che ci permette adesso di ragionare sulla storia delle
donne non solo sulla singola storia della scienziata comincia con
il libro di Watson del 1968 quando confessa di avere tratto l'idea
originale del modello di Dna dalla foto 51 scattate da lei. Secondo
Brenda Maddox il più autorevole difensore di Rosalind fu lei
stessa perchè con la sua ricerca -successiva al Dna- sui virus
portò benefici imperituri al genere umano. Così c'è
scritto sulla lapide della tomba. La sua straordinaria scoperta non
ebbe più interesse neanche per lei e dedicò il suo impegno
verso nuove frontiere. Dispiace che questa puntuale critica femminista
che è la biografia di Brenda Maddox in Italia non abbia più
avuto ristampa e attualmente a maggio 2007 sia introvabile in libreria.
E' la stessa Brenda Maddox inoltre a citare uno studio del 2001 (Sykes
Bryan, Le sette figlie di Eva. Le comuni origini genetiche dell'umanità,
Mondadori, 2003) dove nuovamente la scoperta del Dna è
tutta attribuita a una "improvvisa scoperta" dei due Nobel
che trovarono <<un modello che si adattava perfettamente allo
schema ottenuto con i raggi X>>. Commenta la biografa <<Lo
schema di chi? [...] Rosalind sembra condannata a rimanere una donna
invisibile, l'infermiera senza volto che passa il bisturi al chirurgo>>
(pag. 294)
Dopo l'uscita
del libro di Watson scrisse per difendere l'opera della scienziata
Aaron Klug. Klug fu suo collaboratore, amico intimo con la moglie
e erede testamentario. Con la scienziata avevano formato una formidabile
squadra di ricerca sui virus. Fu per loro che lei si battè
fino alla fine a assicurargli un futuro anche economico per proseguire
nel loro lavoro. Klug riguardando i suoi appunti potè affermare
che Rosalind nei mesi di febbraio marzo- prima della pubblicazione
della lettera dei due prossimi Nobel su Nature - si stava convincendo
per l'elica anche per la forma A. Non ci lavorò perchè
voleva finire degli articoli da pubblicare nei prossimi mesi. (A.Klug,
"R.F. and the discovery of Dna" in Nature CCXIX 24,8,1968).
Klug più avanti scoperse un altro scritto di Rosalind Franklin,
nel 1974 ("R.F. and the Double Helix", Nature, CCXLVIII,
26-4-1974) <<che dimostrava come Rosalind fosse ancora più
vicina a svelare la verità sulla doppia elica di quanto lui
stesso si fosse reso conto>>. Non fece però menzione
del modo assai poco corretto con cui gli altri entrarono in possesso
dei dati. Inoltre dice sempre Maddox <<Klug non parlò
mai del debito d'onore che sentiva di avere con Rosalind>>.
Anche se aveva ricevuto una fortuna che cambiò la vita a lui,
a sua moglie e suo figlio, gli consentì di rimanere in Inghilterra,
continuare le sue ricerche e vincere poi il Nobel per la chimica.
Aggiunge la Maddox che Sir Klug nel 2000 vendette i suoi articoli
al JNC <<che comprendevano alcuni dei quaderni di appunti di
Rosalind, articoli, lettere>> e ne ebbe un considerevole guadagno.
(p.324)
Tuttavia quando ricevette l'ambito premio Klug ricordò la collega
scomparsa in toni commossi come colei che l'aveva iniziato allo studio
dei virus e disse <<Se la sua vita non fosse stata così
tragicamente breve, avrebbe potuto benissimo trovarsi su questo podio
già in precedenti occasioni>> (A. Klug, Les Prix Nobel
en 1982. Stockholm -Editor Wilhelm Odelberg, [Nobel Foundation], Stockholm,
1983)
Il libro della
Maddox ha la qualità del testo femminista che non si tira indietro
davanti alla differenza e pur cauto nei giudizi in prima persona,
mette in prima riga questo salto sessuato del ragionamento che mette
in evidenza una modalità più storicamente maschile e
un'altra più femminile. C'è nella Franklin come in altre
lo stare nel mondo della ricerca scientifica e pretenderne il valore
per avere una identità propria ? Non lo sapremo mai. Siamo
comunque molto lontane dallo stereotipo delle scienziata che resiste
anche dove la si vorrebbe celebrare, e che per una specie di captatio
benevolentiae degli spettatori e delle spettatrici la propone
neutralizzandola per quanto riguarda la differenza femminile.
La lettura di
questo libro ha accompagnato la presentazione del documentario
IL segreto della foto 51 fortemente voluto da Brenda
Maddox che ne accompagna in voce fuori campo le immagini. Non è
il primo film dedicato alla grande scienziata. Life story girato
nel 1987 è stato diffuso dalla Bbc Horizon. E' interessante,
come nota Brenda Maddox, che questo primo film molto favorevole alla
scienziata tuttavia la raffiguri come 'una sgobbona depressa' (pag.295),
un'immagine in positivo ma che riflette rovesciata la caricatura che
le dedica Jim Watson nel libro La doppia elica, uscito nel
1968. Il libro di uno dei tre insigniti del Nobel per la scoperta
del Dna era talmente distante dalla verità che l'avevano rifiutato,
fra gli altri, anche Crick e Wilkins, i copremiati. Poi riuscì
a uscire ed ebbe uno straordinario successo. Probabilmente risuonava
in chi leggeva la dissacrazione dei miti scientifici, ma Watson che
girava negli anni '40 per Cambridge sempre in pantaloncini corti,
con la scarpe da tennis senza stringhe e comunicava con gli altri
standoli a sentire a bocca aperta per poi scoppiare in fragorose risate,
era anche un terribile misogino, fu considerato immaturo e di cattivo
gusto. Il suo libro esce e subito viene contestato dalla critica femminista
americana. E' proprio l'accusa di misoginia che gli accolla Mary Ellmann
nella recensione pubblicata sulla The Yale Review (n.57, estate
1868) dove derise la raffigurazione dello << scienziato come
essere umano, alle prese con i geni al mattino e con le donne la sera>>.
Commentò con sarcasmo che <<l'unica contraddizione in
questo equilibrio perfetto è costituito da Rosalnd Franklin,
la donna capace di studiare il Dna come un uomo ... Perchè
mai non si è accontentata di fare l'assistente di Wilkins (e,
per suo tramite, di Crick e Watson)?>>" (citazione a pag
287)
In realtà
Rosalind Franklin era una giovane bella donna, che amava l'eleganza,
a Parigi aveva scoperto lo stile dopo-guerra di Dior, sapeva indossare
l'abito da sera, era briosa e aveva una ricca conversazione in perfetto
accento britannico. Era stata un'allieva molto dotata, ovviamente,
e invece di pensare agli amori adolescenziali era tutta protesa a
studiare, a essere brava per potere continuare e aveva un autentico
interesse per le materie scientifiche. Aveva anche molte doti fisiche
per eccellere in alcuni sport come l'escursionismo. Apparteneva alle
classi alte, infatti era figlia di un banchiere ebreo e di una madre
casalinga che si era occupata della casa e dei figli. Non vuole essere
come sua madre e lo fa capire chiaramente fino da ragazzina. Non si
sposerà mai, era stata definita 'puritana' perchè non
usava il nome 'putain' e perchè non le piaceva vedere le pin
up sui cartelloni di Hollywood. Però aveva girato il mondo
da sola, facendo l'autostop nei primi anni '50 e amava terribilmente
il suo lavoro, la scienza. Era molto brava a sperimentare, quindi
si diceva che avesse 'mani d'oro' e allo stesso tempo le piaceva cucinare,
sapeva usare la macchina da cucire, cuciva e lavorava a maglia, come
parlare e giocare con le figlie e i figli delle coppie di cui era
amica. Aveva avuto una lunga rete di relazioni femminili che l'accompagnano
per tutta la sua carriera e la vita privata. Aveva avuto insegnanti
in gamba e si era affidata all'inzio del suo lavoro a una scienziata
Adrienne Weill, ammirandola e diventando sua amica. Le chiederà
di chiamarla in Francia a fare ricerca e ci andrà. Saranno
- dirà a quel tempo - gli anni migliori della sua vita. Continuerà
a avere grandi amicizie femminili sul lavoro e fuori, uno spazio quello
privato dove mostrava di più la sua maniera di essere. Cercherà
sempre di stringere contatti con donne che incontrava spesso costruendo
amicizie o anche solo contatti. Sulla biografia ci sono molti nomi
di scienziate citate fra queste: Dorothy Hodgkin, che avrà
il Nobel, Katarina Kranjc, la prima donna Jugoslava a usare i raggi
X, le americane come Helga Boedtker che incontra in America, la terra
'adorata' dove le scienziate non erano una rarità. Con le donne
vivrà e a loro lascerà la sua casa quando ne avranno
bisogno. Anne Sayre, scrittrice che spesso era ospitata a casa sua
è la sua prima biografa (A.S., Rosalind Franklin & Dna,
N.Y.Norton, 1975).
Abbiamo
discusso al Circolo della Rosa in occasione della presentazione del
film Il segreto della foto 51 e alcuni aspetti della recensione
li ho ripresi dopo la discussione avvenuta con Sara Sesti, Clara Jourdan,
Pinuccia Barbieri, Gabriella Maisano, Paola e Lorella.