María-Milagros
Rivera Garretas, La diferencia sexual en la historia, PUV Publicacions
Universitat de València, 2005, València
(edizione in lingua
spagnola per ora non esistente in traduzione italiana)
di
Luciana Tavernini
In un incontro alla Libreria delle donne
di Milano Liliana Rampello disse che in questi anni le donne avevano accumulato
tanto sapere che ora era il momento di spenderlo. Letizia Paolozzi chiamò
la quarta ghinea queste conoscenze e pratiche che, dico io, circolando come moneta
sonante, possono trasformare la visione del mondo e modificare il modo di produrre
il sapere.
Queste riflessioni descrivono molto bene lultimo lavoro della
docente di Storia Medievale, che ha contribuito a fondare la rivista e il Centro
de Investigación en Estudios de las Mujeres Duoda dellUniversità
di Barcellona, la libreria delle donne Pròleg sempre a Barcellona, dove
vive, e la Fundación Entredós di Madrid. Questautrice prolifica,
di cui in italiano è stato pubblicato Nominare il mondo al femminile (a
cura di Emma Scaramuzza, Editori Riuniti, Roma 1998) e che conosciamo anche per
diversi interventi su Via Dogana, nei suoi scritti fa sempre in modo che il pensiero
della differenza, mai presentato in modo ideologico, diventi lievito per una ricerca
storica che possa nutrire innanzi tutto lei stessa come ricercatrice e proprio
per questo le giovani generazioni a cui come docente si rivolge.
Questultimo
libro, che nasce dalle relazioni con diverse donne del movimento femminista, con
studentesse e studenti e con un uomo che vuole conoscere la politica e il pensiero
della differenza sessuale riassunta e ordinata da una donna, ha le caratteristiche
inaugurali di un modo originale di costruire pensiero. Rivera Garretas scrive
con passione di ciò che ha via via scoperto, creando un saggio che è
al contempo autobiografia personale e di una generazione. La scrittura stessa
muta, perché è necessitata dal bisogno di rivelare il segreto dellesistenza
che lautrice ha davanti, un segreto percepito con linterezza di sé
e che pertanto viene reso con una lingua che mette in gioco linterezza di
chi legge, insomma che stimola i nostri sensi, non solo il nostro cervello.
In
questo modo di scrivere vi è la consapevolezza di correre dei rischi perché
la pretesa è alta: si vuole offrire un passaggio a un luogo che si è
appena iniziato ad esplorare: un luogo nella storia oltre il sociale, non
contro il sociale. Nel XX secolo il marxismo critico e la storiografia degli
Annales ci avevano portato a credere che tutta la storia fosse sociale. Anche
le ricerche di storia di alcune femministe furono guidate da questa illusione:
vennero comprese le caratteristiche dello stereotipo del genere femminile o il
rapporto tra il potere, detenuto o subito, e la vita di donne e uomini, ma poi
ci si accorse che molto restava escluso.
Non venne colto nulla o
quasi nulla dellamore, vale a dire, di ciò che fa storia orientato
dalla metafora del cuore, dellamore come creazione storica, secondo
la filosofa María Zambrano. Ad esempio della relazione di una donna o di
un uomo con sua madre, una relazione amorosa e conflittuale, materiale e simbolica,
non solo biologica e psicologica. Una relazione che ha a che fare con qualcosa
di fondamentale per la storia: il corpo umano e la lingua materna, indispensabili
per esistere liberamente e per dire il senso della vita e delle relazioni, insomma
per costruire simbolico. Una relazione che non si conclude con la nascita e linfanzia
ma riguarda lintera vita, una relazione caratterizzata da asimmetria e dipendenza,
che si è cercato di cancellare ad esempio dallUmanesimo e dal Rinascimento
con linvenzione della soggettività moderna basata sullindividualismo
e lautonomia, costruita sul principio delluguaglianza dei sessi,
sfigurando levidente. La differenza sessuale è invece una
fonte straordinariamente ricca di senso per donne e uomini, fondamentale
per vivere in modo pienamente umano.
La proposta è quindi di scrivere
una storia a due voci, distinte e asimmetriche (non disuguali), in una relazione
di scambio libero. Gli uomini infatti non sono il sesso opposto, ma
laltro sesso, il fatto di essere donna o uomo non costituisce
unantinomia del pensiero ma un invito alla curiosità, alla mediazione
e alla pratica dellalterità.
La storia e la lingua sono
uniche, molte capacità umane sono le stesse con leccezione della
capacità femminile di essere due, per questo lesperienza di vivere
in un corpo di donna è diversa da quella di vivere in quello di un uomo
e per esprimere queste due esperienze sono necessarie due voci distinte in ununica
storia, unica come è unico il mondo in cui viviamo. Il che non vuol dire
che le storiche debbano scrivere di donne e gli storici di uomini, ma che, scrivendo,
tengano conto di essere donne o uomini che scrivono.
Linteressante
del libro è che non si limita ad enunciare la proposta.
Da un lato
racconta, come dicevo prima, in una sorta di saggio- autobiografia -biografia
collettiva ciò che il movimento delle donne ha prodotto, permettendoci
una comprensione del mondo e la possibilità di viverci con signoria, descrivendo
i momenti, i luoghi, le protagoniste di queste scoperte.
Dallaltro applica
la proposta al campo storico in cui lautrice ha maggior competenza, quello
dellEuropa Occidentale in epoca medievale e moderna, fornendoci una lettura
sorprendentemente nuova e convincente di figure, movimenti, vicende storiche.