Donne e conoscenza storica
       
Recensioni 2004

Alessandra De Perini e Rossella De Vecchi (a cura di), L'oro dell'impresa sociale, Edizioni Mag, Verona, 2004

di Alessandra De Perini

 

Nel febbraio di quest'anno è uscito L'oro dell'impresa sociale, (a cura di Alessandra De Perini - dell'associazione Le Vicine di casa - e Rossella De Vecchi, responsabile dell'Ufficio studi per il Terzo Settore della Mag), seconda pubblicazione delle Edizioni Mag (1).

Mille copie, copertina giallo oro, titolo azzeccato che richiama L'oro delle vicine di casa (2), il libro ha già cominciato a muoversi in varie direzioni e a passare di mano in mano come un dono che impegna al giudizio, suscitando interesse, curiosità, domande, desiderio di saperne di più, critiche e valutazioni positive.
Ecco una prima restituzione di Marina Santini, docente di Italiano e Storia, della Comunità di pratica e riflessione pedagogica e di ricerca storica di Milano (3):
"Mai come questa volta non ho fatto in tempo ad avere in mano un libro che l'ho subito usato a scuola. Mi spiego. Sabato mattina ho affrontato in classe quinta l'ultimo argomento di un percorso sul lavoro dagli anni '80 in poi. Poi le ho guardate in faccia e me le sono viste fra qualche mese (di alcune di loro saprò direttamente, di altre avrò notizie da lontano) alcune alle prese con qualche esame universitario - la scuola spinge molto su questa strada, incontri, visite alle università, colloqui, ore e ore di orientamento - in qualche facoltà che dopo poco lasceranno perché impegnativa, dispersiva o forse più semplicemente perché non è la loro strada; altre, le più intraprendenti, mi comunicheranno che sono felicissime all'estero ... poi torneranno e la loro esperienza spesso si sarà limitata a curare bambini o a versare birre tutto il giorno e cominceranno a inseguire corsi, a fare lavoretti ecc; la maggior parte comincerà la trafila dei vari Men - Power, agenzie interinali, contratti con partite Iva ecc, poco soddisfatte di quello che trovano, ma è 'meglio che stare a casa'. E allora ho parlato loro del terzo settore e dell'esperienza della Mag: non ne avevano mai sentito parlare! Suona l'ora ... mi chiedono ... tutto ... io rimando alla settimana dopo. E qui interviene L'oro dell'impresa sociale. Non solo mi ha consentito di costruire una scheda più efficace di quello che avrei potuto dire io, ma anche di avere esperienze da leggere loro: le ho viste curiose e soprattutto hanno capito che è possibile un altro modo di lavorare, seguendo i propri desideri".

Alle origini del libro, tra il novembre 2001 e il dicembre 2002, c'è un corso di formazione ideato e promosso dalla Mag, realizzato con i finanziamenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con il sostegno della Camera di Commercio di Verona. "Comunicazione e marketing sociale - I luoghi del lavoro femminilizzato" era il titolo di quel corso, rivolto a "donne che operano o che desiderano inserirsi nell'impresa sociale e nel terzo settore". Ancora prima di questo, ci sono state cento interviste realizzate da Loredana Aldegheri e Maria Teresa Giacomazzi, Alessandra De Perini e Rossella De Vecchi, alcune delle quali sono pubblicate nel testo.

Lo scopo principale delle interviste era l'ascolto attivo di donne che da anni si spendono con passione e creatività nell'impresa sociale. C'era da parte delle intervistatrici la precisa volontà di mettere in luce una realtà ricca e variegata di competenze, conoscenze e capacità femminili, insieme alle speranze, le aspettative, le paure, i momenti di sofferenza, le difficoltà, le gioie e gli inevitabili conflitti che precedono la fondazione delle imprese sociali e ne accompagnano la storia, lo sviluppo e, certe volte, la fine. Si voleva mostrare la presenza non solo quantitativa, ma simbolica, politica delle donne nell'economia sociale e indicare nella messa in parole del sapere prezioso che nasce dal lavoro sociale, quando non è separato dal senso libero di sé e della propria differenza, la mossa vincente per la realizzazione di una ricchezza che non può essere immobilizzata in uno spazio ristretto, né posseduta individualmente o attribuita unicamente alla differenza femminile, ma che ha necessità di entrare in circolazione, di aprire conflitti ed essere scambiata, riconosciuta da tutti come moneta tintinnante.

Dopo le pagine introduttive che rendono conto di come è nato il libro, intorno a quale scommessa politica è stato realizzato e chi sono le sue 'madrine', Loredana Aldegheri e Maria Teresa Giacomazzi, che dai primi anni Novanta dirigono la Mag, cuore pulsante dell'associazionismo non profit veronese, L'oro dell'impresa sociale si articola in numerosi testi: lezioni, interviste, conversazioni, schede, lettere, questionari, racconti, scritti di riflessione e bibliografie.

Nella prima parte, intitolata 'Percorsi della soggettività femminile', si trovano le lezioni tenute rispettivamente da Alessandra De Perini, Rossella De Vecchi e Chiara Zamboni, docente di filosofia del linguaggio e della comunità filosofica Diotima di Verona (4), su alcuni nodi della politica delle donne: il desiderio, la pratica di relazione, il conflitto (De Perini); il rapporto delle donne con il danaro e la capacità di stare nel mercato senza essere "del mercato" (De Vecchi), il superamento dell'imperante ideologia della comunicazione e la necessità di puntare sulla lingua materna per dare risonanza, efficacia alle parole che si dicono e coinvolgere altre e altri in rapporto nuovo, simbolico, sensuale con la realtà, l'assunzione dell'impresa sociale come impresa linguistica nella consapevolezza che proprio qui, su questo impegno ad offrire un linguaggio che dia senso alla realtà, si può giocare quel 'di più' che le imprese finalizzate unicamente al profitto non possiedono (Zamboni).

Nella seconda parte si possono leggere le interviste a Lucia Martina, Rita Bonucchi, Noemi Satta, Cristina Freddi, esperte di marketing, comunicazione e informatica che parlano in modo concreto, ironico, problematico del proprio lavoro, danno consigli molto utili su come fare marketing, dicono il loro rapporto con le tecnologie informatiche e raccontano i diversi percorsi di formazione; poi uno scritto di Lucia Ceschi che parla in modo appassionante e coinvolgente del marketing che, secondo lei, sapendo tutto il lavoro, l'attenzione alla realtà e lo studio che ci sta dietro, non può essere ridotto alle strategie pubblicitarie di un'azienda. Infine un testo di Marianella Sclavi, antropologa ed esperta di "Arte di ascoltare e gestione creativa dei conflitti", che spiega come il marketing sia collegato alla capacità di trasformare in risorsa sociale il crescente senso di vulnerabilità, dovuto all'indebolimento delle tradizionali istituzioni mediatrici tra abitanti di un territorio e società (famiglia, chiesa, scuola, lavoro, quartiere). La Sclavi indica nella buona osservazione della vita quotidiana, nella capacità di vivere con le antenne tese, continuamente in contatto con il mutamento sociale, nel saper cogliere in tempo i sintomi di agio e disagio, i segni del cambiamento, nell'individuazione delle resistenze e dei nessi tra rapporti di potere, emozioni e conoscenza, le vere competenze del mestiere. Il marketing da un lato deve vendere prodotti o servizi e dall'altro, per venderli, deve comunicare e convincere che la qualità della vita dipende dalla qualità della convivenza con altri e altre. La soluzione di questo paradosso è, secondo lei, un marketing 'etico', meno concorrenziale e più polifonico, attento alla riscoperta e all'invenzione di nuovi modi di stare insieme, responsabili verso le sorti del mondo e la qualità del suo governo, liberi dall'autoritarismo patriarcale.

Nella terza parte del libro, di fatto la più importante, ci sono alcune interviste e considerazioni scritte delle vere protagoniste dell'impresa sociale, le donne che tutti i giorni ne sperimentano direttamente contraddizioni, limiti e possibilità. Queste donne, inventrici coraggiose di forme di economia e di lavoro che solo alcuni decenni fa sarebbero state giudicate improbabili, impossibili, sanno cosa fa comunità, hanno dato ascolto al proprio desiderio e scelto di rispondere ai bisogni profondi della loro città: l'educazione di bambini e bambine, la cura di persone anziane o malate, lo sviluppo di innumerevoli reti di scambio. Radicate nel territorio, abili tessitrici, esperte del lavoro di cura, sanno insegnare e trasmettere l'amore per la musica, per il gioco, l'arte, la lettura, il movimento corporeo e indicare a bambini e bambine, adolescenti e persone adulte, percorsi verso il benessere fisico e mentale, la gioia di esserci e partecipare, il rispetto dell'altro. Attraverso i racconti di Chiara Crivelli, Barbara Lo Tartaro e Cristina Cominacini, Milena Giacometti, Federica Lanza, Elisabetta Lucchi e Judith Whiteley parla l'esperienza viva e concreta di tante donne che oggi fanno impresa sociale.
Sono loro, queste donne, insieme alle molte altre, tantissime, che oggi operano nel campo del non profit, l'oro dell'impresa sociale. Donne che hanno saputo farsi eredi della civiltà materna e inventare pratiche, modalità di lavoro che vanno nella direzione della modificazione della realtà sociale, economica e politica. Si deve soprattutto alle donne infatti il segreto del successo dell'economia non profit, perché loro, più degli uomini, sanno tenere insieme competenze relazionali e capacità tecniche e professionali. Nel lavoro sociale le donne mettono in gioco un 'di più': l'arte domestica di far quadrare bilanci, di rendere accoglienti i luoghi, di tenere insieme diversi contesti e opposte ragioni, regolando in modo non distruttivo i conflitti, la cura dei rapporti, l'attenzione al piano dei sentimenti e degli affetti, la capacità di fare e seguire più cose contemporaneamente, di prendere decisioni all'ultimo momento, di prevedere o cogliere il cambiamento in atto.

Le discussioni tra docenti e corsiste hanno messo in luce la diffidenza 'storica' dell'impresa sociale verso il mondo economico tradizionale e il marketing in particolare, giudicato illusorio e manipolativo. Si preferisce puntare sulla qualità dei beni e dei servizi offerti, appoggiandosi al "passaparola" in piccoli ambiti. Questo atteggiamento di resistenza nel mondo del non profit, e in particolare delle donne, verso il guadagno e il denaro, ingigantisce la forza e la mostruosità del mercato e tende e inibire o bloccare l'invenzione fiduciosa di nuove modalità di stare nel mercato, senza sottomettersi e adeguarsi all'unica logica del profitto.

Il marketing sociale, alla luce delle scoperte e delle pratiche di libertà messe in campo dalla politica delle donne in questi ultimi vent'anni, può essere oggi ripensato come "lavoro sul simbolico", invenzione di nuovi linguaggi, ricerca di immagini, parole e forme rispondenti ad un'idea grande di impresa sociale, frutto del desiderio di liberare spazi, di stare insieme con altre e altri in modo gioioso e più sensato. Sono le relazioni di qualità che 'fanno' la differenza nella vita e nel lavoro, che operano il "taglio" che consente di allargare gli orizzonti e introdurre nella lingua che parliamo tutti i giorni significati nuovi, più fedeli alla realtà di ciò che ci muove.
Il marketing va collegato al problema pratico di saper riconoscere e nominare le risorse soggettive, le qualità umane in gioco, le innumerevoli storie e la rete dei rapporti che danno continuità, stabilità, forza all'impresa.

E' necessario imparare a dare valore e visibilità al proprio lavoro, impegnandosi ad interrogare passo passo lo 'spirito' dell'impresa e ad ascoltare dentro di sé le origini, spesso nascoste e poco indagate, che narrano di grandi cambiamenti soggettivi, svolte esistenziali, scelte radicali, prese di posizione coraggiose, conflitti che hanno reso possibile una crescita soggettiva e aperto nuove vie di realizzazione. A partire da qui è possibile rilanciare la scommessa comune dell'impresa sociale o, se necessario, rinunciarvi, ma per ricominciare da un'altra parte, a partire da un punto più alto, con relazioni più forti ed esplicite.

La misura del lavoro sociale fatto bene non dipende dal denaro né dalle tecniche di marketing, ma dalla complessità e ricchezza di competenze che si acquisiscono non solo con lo studio né cercando di imitare e trasferire automaticamente nell'ambito dell'economia non profit modelli e procedure proprie dei contesti dell'economia tradizionale, ma dall'assunzione della propria differenza come principio guida nelle cose che si fanno e si dicono, attraverso pratiche che consentono visibilità e circolarità del valore aggiunto femminile e promuovono lo sviluppo di capacità soggettive come l'ascolto, l'attenzione, il dialogo, il senso della misura, l'arte della mediazione, il coraggio di affrontare i problemi, la contrattazione dei nuovi passi da fare insieme, la capacità di farsi capire da chiunque.

Note
1) Rossella De Vecchi (a cura di), Lavorare, esserci, raccontarlo - Conversazioni con donne e uomini di sei imprese sociali del veronese, con Prefazione di Luisa Muraro, Edizioni Mag, maggio 2003;
2) A.A.V.V., L'oro delle vicine di casa - Una pratica che rende umana la città, Quaderni di Via Dogana, Libreria delle donne di Milano, Febbraio 1998;
3) Martinengo, Poggi, Santini, Tavernini, Minguzzi, Libere di esistere - Costruzione femminile di civiltà nel Medioevo europeo, SEI Torino, Ottobre 1996;
4) Chiara Zamboni, Parole non consumate - Donne e uomini nel linguaggio, Liguori 2001