Nel febbraio di quest'anno è uscito L'oro dell'impresa sociale,
(a cura di Alessandra De Perini - dell'associazione Le Vicine di
casa - e Rossella De Vecchi, responsabile dell'Ufficio studi per
il Terzo Settore della Mag), seconda pubblicazione delle Edizioni Mag
(1).
Mille copie, copertina
giallo oro, titolo azzeccato che richiama L'oro delle vicine di
casa (2), il libro ha
già cominciato a muoversi in varie direzioni e a passare di
mano in mano come un dono che impegna al giudizio, suscitando interesse,
curiosità, domande, desiderio di saperne di più, critiche
e valutazioni positive.
Ecco una prima restituzione di Marina Santini, docente di Italiano
e Storia, della Comunità di pratica e riflessione pedagogica
e di ricerca storica di Milano (3):
"Mai come questa volta non ho fatto in tempo ad avere in mano
un libro che l'ho subito usato a scuola. Mi spiego. Sabato mattina
ho affrontato in classe quinta l'ultimo argomento di un percorso sul
lavoro dagli anni '80 in poi. Poi le ho guardate in faccia e me le
sono viste fra qualche mese (di alcune di loro saprò direttamente,
di altre avrò notizie da lontano) alcune alle prese con qualche
esame universitario - la scuola spinge molto su questa strada, incontri,
visite alle università, colloqui, ore e ore di orientamento
- in qualche facoltà che dopo poco lasceranno perché
impegnativa, dispersiva o forse più semplicemente perché
non è la loro strada; altre, le più intraprendenti,
mi comunicheranno che sono felicissime all'estero ... poi torneranno
e la loro esperienza spesso si sarà limitata a curare bambini
o a versare birre tutto il giorno e cominceranno a inseguire corsi,
a fare lavoretti ecc; la maggior parte comincerà la trafila
dei vari Men - Power, agenzie interinali, contratti con partite Iva
ecc, poco soddisfatte di quello che trovano, ma è 'meglio che
stare a casa'. E allora ho parlato loro del terzo settore e dell'esperienza
della Mag: non ne avevano mai sentito parlare! Suona l'ora ... mi
chiedono ... tutto ... io rimando alla settimana dopo. E qui interviene
L'oro dell'impresa sociale. Non solo mi ha consentito di costruire
una scheda più efficace di quello che avrei potuto dire io,
ma anche di avere esperienze da leggere loro: le ho viste curiose
e soprattutto hanno capito che è possibile un altro modo di
lavorare, seguendo i propri desideri".
Alle origini del libro, tra il novembre 2001 e il dicembre 2002, c'è
un corso di formazione ideato e promosso dalla Mag, realizzato con
i finanziamenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
e con il sostegno della Camera di Commercio di Verona. "Comunicazione
e marketing sociale - I luoghi del lavoro femminilizzato"
era il titolo di quel corso, rivolto a "donne che operano o che
desiderano inserirsi nell'impresa sociale e nel terzo settore".
Ancora prima di questo, ci sono state cento interviste realizzate
da Loredana Aldegheri e Maria Teresa Giacomazzi, Alessandra De Perini
e Rossella De Vecchi, alcune delle quali sono pubblicate nel testo.
Lo scopo principale delle interviste era l'ascolto attivo di donne
che da anni si spendono con passione e creatività nell'impresa
sociale. C'era da parte delle intervistatrici la precisa volontà
di mettere in luce una realtà ricca e variegata di competenze,
conoscenze e capacità femminili, insieme alle speranze, le
aspettative, le paure, i momenti di sofferenza, le difficoltà,
le gioie e gli inevitabili conflitti che precedono la fondazione delle
imprese sociali e ne accompagnano la storia, lo sviluppo e, certe
volte, la fine. Si voleva mostrare la presenza non solo quantitativa,
ma simbolica, politica delle donne nell'economia sociale e indicare
nella messa in parole del sapere prezioso che nasce dal lavoro sociale,
quando non è separato dal senso libero di sé e della
propria differenza, la mossa vincente per la realizzazione di una
ricchezza che non può essere immobilizzata in uno spazio ristretto,
né posseduta individualmente o attribuita unicamente alla differenza
femminile, ma che ha necessità di entrare in circolazione,
di aprire conflitti ed essere scambiata, riconosciuta da tutti come
moneta tintinnante.
Dopo le pagine
introduttive che rendono conto di come è nato il libro, intorno
a quale scommessa politica è stato realizzato e chi sono le
sue 'madrine', Loredana Aldegheri e Maria Teresa Giacomazzi, che dai
primi anni Novanta dirigono la Mag, cuore pulsante dell'associazionismo
non profit veronese, L'oro dell'impresa sociale si articola in numerosi
testi: lezioni, interviste, conversazioni, schede, lettere, questionari,
racconti, scritti di riflessione e bibliografie.
Nella prima parte,
intitolata 'Percorsi della soggettività femminile',
si trovano le lezioni tenute rispettivamente da Alessandra De Perini,
Rossella De Vecchi e Chiara Zamboni, docente di filosofia del
linguaggio e della comunità filosofica Diotima di Verona (4),
su alcuni nodi della politica delle donne: il desiderio, la pratica
di relazione, il conflitto (De Perini); il rapporto delle donne con
il danaro e la capacità di stare nel mercato senza essere "del
mercato" (De Vecchi), il superamento dell'imperante ideologia
della comunicazione e la necessità di puntare sulla lingua
materna per dare risonanza, efficacia alle parole che si dicono e
coinvolgere altre e altri in rapporto nuovo, simbolico, sensuale con
la realtà, l'assunzione dell'impresa sociale come impresa linguistica
nella consapevolezza che proprio qui, su questo impegno ad offrire
un linguaggio che dia senso alla realtà, si può giocare
quel 'di più' che le imprese finalizzate unicamente al profitto
non possiedono (Zamboni).
Nella seconda
parte si possono leggere le interviste a Lucia Martina, Rita Bonucchi,
Noemi Satta, Cristina Freddi, esperte di marketing, comunicazione
e informatica che parlano in modo concreto, ironico, problematico
del proprio lavoro, danno consigli molto utili su come fare marketing,
dicono il loro rapporto con le tecnologie informatiche e raccontano
i diversi percorsi di formazione; poi uno scritto di Lucia Ceschi
che parla in modo appassionante e coinvolgente del marketing che,
secondo lei, sapendo tutto il lavoro, l'attenzione alla realtà
e lo studio che ci sta dietro, non può essere ridotto alle
strategie pubblicitarie di un'azienda. Infine un testo di Marianella
Sclavi, antropologa ed esperta di "Arte di ascoltare e
gestione creativa dei conflitti", che spiega come il marketing
sia collegato alla capacità di trasformare in risorsa sociale
il crescente senso di vulnerabilità, dovuto all'indebolimento
delle tradizionali istituzioni mediatrici tra abitanti di un territorio
e società (famiglia, chiesa, scuola, lavoro, quartiere). La
Sclavi indica nella buona osservazione della vita quotidiana, nella
capacità di vivere con le antenne tese, continuamente in contatto
con il mutamento sociale, nel saper cogliere in tempo i sintomi di
agio e disagio, i segni del cambiamento, nell'individuazione delle
resistenze e dei nessi tra rapporti di potere, emozioni e conoscenza,
le vere competenze del mestiere. Il marketing da un lato deve vendere
prodotti o servizi e dall'altro, per venderli, deve comunicare e convincere
che la qualità della vita dipende dalla qualità della
convivenza con altri e altre. La soluzione di questo paradosso è,
secondo lei, un marketing 'etico', meno concorrenziale e più
polifonico, attento alla riscoperta e all'invenzione di nuovi modi
di stare insieme, responsabili verso le sorti del mondo e la qualità
del suo governo, liberi dall'autoritarismo patriarcale.
Nella terza parte
del libro, di fatto la più importante, ci sono alcune interviste
e considerazioni scritte delle vere protagoniste dell'impresa sociale,
le donne che tutti i giorni ne sperimentano direttamente contraddizioni,
limiti e possibilità. Queste donne, inventrici coraggiose di
forme di economia e di lavoro che solo alcuni decenni fa sarebbero
state giudicate improbabili, impossibili, sanno cosa fa comunità,
hanno dato ascolto al proprio desiderio e scelto di rispondere ai
bisogni profondi della loro città: l'educazione di bambini
e bambine, la cura di persone anziane o malate, lo sviluppo di innumerevoli
reti di scambio. Radicate nel territorio, abili tessitrici, esperte
del lavoro di cura, sanno insegnare e trasmettere l'amore per la musica,
per il gioco, l'arte, la lettura, il movimento corporeo e indicare
a bambini e bambine, adolescenti e persone adulte, percorsi verso
il benessere fisico e mentale, la gioia di esserci e partecipare,
il rispetto dell'altro. Attraverso i racconti di Chiara Crivelli,
Barbara Lo Tartaro e Cristina Cominacini, Milena Giacometti, Federica
Lanza, Elisabetta Lucchi e Judith Whiteley parla l'esperienza
viva e concreta di tante donne che oggi fanno impresa sociale.
Sono loro, queste donne, insieme alle molte altre, tantissime, che
oggi operano nel campo del non profit, l'oro dell'impresa sociale.
Donne che hanno saputo farsi eredi della civiltà materna e
inventare pratiche, modalità di lavoro che vanno nella direzione
della modificazione della realtà sociale, economica e politica.
Si deve soprattutto alle donne infatti il segreto del successo dell'economia
non profit, perché loro, più degli uomini, sanno tenere
insieme competenze relazionali e capacità tecniche e professionali.
Nel lavoro sociale le donne mettono in gioco un 'di più': l'arte
domestica di far quadrare bilanci, di rendere accoglienti i luoghi,
di tenere insieme diversi contesti e opposte ragioni, regolando in
modo non distruttivo i conflitti, la cura dei rapporti, l'attenzione
al piano dei sentimenti e degli affetti, la capacità di fare
e seguire più cose contemporaneamente, di prendere decisioni
all'ultimo momento, di prevedere o cogliere il cambiamento in atto.
Le discussioni
tra docenti e corsiste hanno messo in luce la diffidenza 'storica'
dell'impresa sociale verso il mondo economico tradizionale e il marketing
in particolare, giudicato illusorio e manipolativo. Si preferisce
puntare sulla qualità dei beni e dei servizi offerti, appoggiandosi
al "passaparola" in piccoli ambiti. Questo atteggiamento
di resistenza nel mondo del non profit, e in particolare delle donne,
verso il guadagno e il denaro, ingigantisce la forza e la mostruosità
del mercato e tende e inibire o bloccare l'invenzione fiduciosa di
nuove modalità di stare nel mercato, senza sottomettersi e
adeguarsi all'unica logica del profitto.
Il marketing sociale, alla luce delle scoperte e delle pratiche
di libertà messe in campo dalla politica delle donne in questi
ultimi vent'anni, può essere oggi ripensato come "lavoro
sul simbolico", invenzione di nuovi linguaggi, ricerca di immagini,
parole e forme rispondenti ad un'idea grande di impresa sociale, frutto
del desiderio di liberare spazi, di stare insieme con altre e altri
in modo gioioso e più sensato. Sono le relazioni di qualità
che 'fanno' la differenza nella vita e nel lavoro, che operano il
"taglio" che consente di allargare gli orizzonti e introdurre
nella lingua che parliamo tutti i giorni significati nuovi, più
fedeli alla realtà di ciò che ci muove.
Il marketing va collegato al problema pratico di saper riconoscere
e nominare le risorse soggettive, le qualità umane in gioco,
le innumerevoli storie e la rete dei rapporti che danno continuità,
stabilità, forza all'impresa.
E' necessario imparare a dare valore e visibilità al proprio
lavoro, impegnandosi ad interrogare passo passo lo 'spirito' dell'impresa
e ad ascoltare dentro di sé le origini, spesso nascoste e poco
indagate, che narrano di grandi cambiamenti soggettivi, svolte esistenziali,
scelte radicali, prese di posizione coraggiose, conflitti che hanno
reso possibile una crescita soggettiva e aperto nuove vie di realizzazione.
A partire da qui è possibile rilanciare la scommessa comune
dell'impresa sociale o, se necessario, rinunciarvi, ma per ricominciare
da un'altra parte, a partire da un punto più alto, con relazioni
più forti ed esplicite.
La misura del lavoro sociale fatto bene non dipende dal denaro né
dalle tecniche di marketing, ma dalla complessità e ricchezza
di competenze che si acquisiscono non solo con lo studio né
cercando di imitare e trasferire automaticamente nell'ambito dell'economia
non profit modelli e procedure proprie dei contesti dell'economia
tradizionale, ma dall'assunzione della propria differenza come principio
guida nelle cose che si fanno e si dicono, attraverso pratiche che
consentono visibilità e circolarità del valore aggiunto
femminile e promuovono lo sviluppo di capacità soggettive come
l'ascolto, l'attenzione, il dialogo, il senso della misura, l'arte
della mediazione, il coraggio di affrontare i problemi, la contrattazione
dei nuovi passi da fare insieme, la capacità di farsi capire
da chiunque.
Note
1) Rossella De Vecchi (a cura di), Lavorare,
esserci, raccontarlo - Conversazioni con donne e uomini di sei imprese
sociali del veronese, con Prefazione di Luisa Muraro, Edizioni
Mag, maggio 2003;
2) A.A.V.V., L'oro delle vicine di casa - Una
pratica che rende umana la città, Quaderni di Via Dogana,
Libreria delle donne di Milano, Febbraio 1998;
3) Martinengo, Poggi, Santini, Tavernini, Minguzzi,
Libere di esistere - Costruzione femminile di civiltà nel
Medioevo europeo, SEI Torino, Ottobre 1996;
4) Chiara Zamboni, Parole non consumate -
Donne e uomini nel linguaggio, Liguori 2001