Donne e conoscenza storica
    

Lettera di Anita Saisi a Marirì Martinengo
Milano 15/2/2006

Carissima Marirì, ho letto con grande interesse "La voce del silenzio" di
cui mi hai parlato spesso in questi anni che hai dedicato a questa ricerca ed ero pronta ad accogliere con amore il risultato del tuo lavoro.
Quello che io ho intuito, e che il libro mi ha confermato, è che questa è stata per tè una profonda esperienza interiore e che questa donna, a cui tu hai dato volto e voce, sia l'espressione della tua parte più intima e nascosta, quella che sveli con grande parsimonia e cautela. Ho capito meglio che c'è in tè un desiderio di vivere fino in fondo la tua dimensione spirituale - anzi mistica - e che non ti basta più esprimerla soltanto con la ricerca storica come hai fatto fino all'incontro con "Lei", cioè la tua vera tè stessa. Cito le tue parole: "II mistero che l'avvolge ha ficcato dentro di me il bisogno di conoscenza, il rovello che mi incalza e che mi sprona a non far mai sazia la mia sete" (pag.23). Questo grido del cuore rivela che questa sete non è ancora pienamente soddisfatta e che non lo sarà finché sposterai sull'interesse per la storia il bisogno di entrare nel più profondo del tuo essere dove si cela il mistero che dimora nelle nostre anime.

Ammetto che questa è la mia lettura perché, come tu ben sai, io non sono
solo una studiosa di teologia e di mistica, ma sono impegnata a vivere ciò
che la teologia e la mistica mi insegnano. So anche che non è facile per tè
ammettere questa necessità, ti bastano le tue ricerche, ma nel libro ti
tradisci ancora dicendo: "Non è stato facile accostarmi alla figura
inquietante di Lei, all'enigma che avviluppa tutta la sua storia, al dolore
che vi si piange; ho impiegato molti anni , ho chiamato a raccolta tutte le
mie energie, ma tuttora la mia ricerca procede a rilento, a intervalli, la
parola giusta sarebbe a singhiozzi."(pag.28)

La rievocazione della donna senza voce che fu tua nonna ti serve a dare
voce a tè stessa e senza dubbio la tua ricerca continuerà oltre Lei, perché io non credo che :"Tutto quanto ho pensato, scritto e fatto finora sia servito unicamente a far vivere questa memoria" (pag.103), non credo affatto a quell'unicamente messo lì quasi a voler attenuare il valore del tuo grido che il libro e la pena che ti è costata nel crearlo mi ha permesso di udire e di accogliere nel mio cuore.

Mi auguro che la nostra condivisione continui per l'amicizia che ci unisce
e per la passione che ci spinge ad andare fino in fondo a ciò in cui
crediamo.