Donne e conoscenza storica
    

Recensioni 2006

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La voce del silenzio

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vai alla Lettera di Anita Saisi a Marirì Martinengo
Milano 15/2/2006

testo di Donatella Franchi

testo di Laura Minguzzi


Marirì Martinengo, La voce del silenzio. Memoria e storia di Maria Massone donna "sottratta". Ricordi Immagini Documenti, ECIG, 2005



AA.VV. Anna Scacchi (a cura di), Lo specchio materno. Madri e figlie tra biografia e letteratura, Luca Sossella Editore, 2005

di Donatella Massara

 

La voce del silenzio. Memoria e storia di Maria Massone donna "sottratta". Con questo titolo Marirì Martinengo ha chiuso il suo libro al quale ha lavorato per alcuni anni. L'autrice che annovero fra le mie amiche la riconosco dotata di una irrinunciabile convergenza sulla storia delle donne che mi è stata maestra. Vale la pena citare una delle frasi che, nel capitolo finale del libro, esprime il suo metodo di ricerca e ciò che ha significato per lei riimmergersi nel suo mondo fatto di lontananza inafferrabile e ricordo irremovibile.


Una storia fra rimembranza narrazione documentazione. Io ho l'ambizione di filare insieme, intrecciandoli, il filo del memoriale e il filo della storia e di restituire alla mia protagonista una pienezza a tutto tondo, inserendo anche come elemento conoscitivo non trascurabile il silenzio di Lei e il silenzio su di Lei. Mi baso su documenti concreti e controllabili: le immagini che conservo sue e della famiglia, le fotografie dei luoghi in cui abitò, gli oggetti che passarono fra le sue mani, i dati anagrafici; faccio confluire nella narrazione i ricordi e i ricordi dei ricordi miei e di altre/i, rendo esplicite caratteristiche psicologiche nascoste nelle pieghe dei ritratti, non disdegno talora l'abbandono all'immaginazione ancorata alla conoscenza pratica; raccolgo tutti gli elementi, animandoli di interpretazione e re-interpretazione e li fondo al fuoco della mia relazione con Lei. (pag. 90)


Lei è stata la sua nonna paterna, madre di cinque figli; dopo alcuni anni di matrimonio felice con il nonno di Marirì, valente e notissimo architetto di Savona modernizzatore della città, misteriosamente viene allontanata di casa e internata in un ospedale psichiatrico, una clinica confortevole dove morirà all'età di 59 anni. La ricerca dell'autrice con la caratteristica di metodo scientifico prima citata va a tentare il fare breccia in quel muro di pianto e tacitazione che coronò la fine della presenza di Maria Massone come madre e come moglie. Anche la scrittrice nell'infanzia patì l'essere tenuta all'oscuro, traducendosi questa censura famigliare in una ferita che solo con la scrittura dice avere sanato. Restituendo a questa figura patetica una voce, man mano che procedeva il lavoro di riconoscimento e confronto delle testimonianze e del contesto che le conteneva, quella <<povera vita trapassata e dimenticata guadagnava consistenza, visibilità e - soprattutto amore.>> (pag.98).

Il testo veloce e ricco di partecipazione trasgredisce il paradigma dello storico che - ci hanno insegnato se non è un memorialista - è sempre un terzo, esterno a quanto indaga. Nella ricerca delle donne non è così. Un altro bellissimo libro - Lo specchio materno. Madri e figlie tra biografia e letteratura - fa mostra di ricerche intelligenti e originali dove esplicitamente l'autrice fa riferimento a sé, alla propria relazione con la madre per giustificare e fare entrare chi legge in un'altra storia, di una scrittrice o un'artista, che va a intersecare la storia di quella che scrive attraverso i saldi fili di una biografia inaspettatamente in comune.
Il sovvertimento dello sguardo che vuole essere soggettivo insegna a fare storia. Ho visto nel testo di Marirì e in quello delle studiose del volume che ho citato un taglio che guarda alla storia mettendosi oltre alcune categorie date.

Le donne parlano e ascoltano sé e le altre evitando di marcarsi reciprocamente per avanzamento o arretramento di soglie storiche date. E vale la pena di imparare a usare il giudizio storico soprattutto per quelle che avrebbero la pretesa di avvalersene per dare giudizio politico. In certi testi delle 'giovani', mi è capitato di incappare in giudizi storici chiamati a alimentare il giudizio politico che non giustificano alcunché non avendo alle spalle quello che per convenzione ha un giudizio storico: testimonianza, ricerca, prove, valutazioni e sforzo di acquisizione delle stesse. Né più né meno che con la ricerca scientifica, anche la storia ha questo statuto e qui la volontà personale di giudicare vale la pena tenerla per fare parlare semplicemente se stesse se altre voci non sono a disposizione né con il silenzio né con la voce.

Il libro di Marirì insegna dove arriva il desiderio femminile di cambiare le cose per come sono andate. Chi legge vede che ci riesce. Usando la ragione e lasciando a parte i dettami della storiografia maschile; infatti osa fermarsi dove un'altra avrebbe proseguito, perché si sarebbe rifiutata di non riuscire a entrare a contatto con le cartelle cliniche che l'Ospedale psichiatrico di Brescia, dove Maria Massone era stata ospitata, le negava. Lei invece lascia il testo dove avrebbe potuto proseguire conscia che i dati di fatto avrebbero aggiunto niente a quello che voleva e aveva ottenuto.

Un altro taglio è quello dato alla politica come volontarismo sentimentale. Non cade nella tentazione di redimere un tempo per esecrarne un altro. La sua attenzione è diretta a creare empatia con l'altra, è quanto afferma anche Graziella Bernabò nell'Introduzione al libro di Marirì. L'empatia non è, però, il sentimento misericordioso e magnanimo di chi guarda il tempo passato con superiorità e comprensione. L'empatia ha il coraggio di immaginarsi che cosa sta facendo un' altra consentendogli accesso a se medesima, scavalca il tempo e rischia di mettere in gioco la propria parola e voce per metterla al prestito. In La voce del silenzio ci sono segni taciti e altri in chiaro di questa visione della storia, per esempio la citazione del film di Alina Marazzi, Un'ora sola ti vorrei affianca l'esperienza di internamento della mamma di Alina -vissuta negli anni '60-'70 - con quella di donne vissute trent'anni prima, come Camille Claudel e altre ancora precedenti.

Come dice la stessa Marirì in chiusura, questo libro:

racconta anche la mia storia, e, come ai primi cristiani pareva che tutta la cultura del mondo antico fosse servita unicamente a preparare i tempi e le genti ad accogliere il messaggio di Cristo, così a me - absit iniuria verbis - pare che tutto quanto ho pensato, scritto e fatto finora sia servito unicamente a far vivere questa memoria. (pag.103)