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In rete:
Notizie sull'autrice
si trovano sul sito
.
Numerosi suoi racconti
in rete sono presenti nei siti letterari italiani
Segnalo:
Apologia
del suicidio
Dialogo
con la vita
(che G. La Porta ha letto in TV)
Il sito delle Edizioni
Vida
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Maria Vittoria
Morokovski, La cosa più bella della nostra vita, Vite,
Edizioni Vida, Gressan, 2004
di
Donatella Massara
Questo libro nasce
per le Edizioni Vida, fondazione di Leda Quendoz, direttrici di collana:
Giovanna Zanchi e Sofia Coissard.
Nel sito si legge che le Edizioni Vida << sono nate nel luglio
del 2003 per dare voce e spazio a tutti gli Scrittori non considerati
dalle grandi case editrici.>>
La personalità
letteraria dell'autrice - che è ed è stata traduttrice
di russo e francese - fa oggi tutt'uno con Internet. Occorre molta
attenzione per entrare in sintonia con questo scorcio italiano di
scrittura on line; è molto facile cascare nella
facilona conservazione e ammirazione per il bel testo cartaceo. Per
chi accosta anche solo occasionalmente siti, rubriche, archivi, corrispondenze,
blog di letterate/i ne vede subito l' estensione ma si accorge anche
del desiderio di comunicare e di ascoltare che anima autrici e autori,
mai lasciati soli/e bensì in compagnia di fiancheggiatrici,
fiancheggiatori, costruttrici e costruttori di siti web, redazioni
spontanee, giornaliste libere come Eliselle che ha dedicato un sito
a Maria Vittoria e l'ha intervistata. Sono tutte idee che viaggiano
sulla rete e sono parole cercate, lavorate, accostate che viene voglia
di leggere e discutere.
Per Maria Vittoria
scrivere è la riscoperta delle riscoperte, a distanza
di trentanni dopo le sue esperienze giovanili di pubblicazione di
novelle per riviste femminili e partecipazione con i temi di scuola
ai concorsi letterari.
La cosa più
bella della nostra vita
è il romanzo di Maria Vittoria Morokovski che dà il
titolo al libro appena pubblicato a questo segue un altro testo più
corto, Vite, che tralascio.
C'è un senso preciso nel contesto di questo sito, dedicato
alla storia delle donne, per parlare di questo libro.
Non solo perché lei, l'autrice, è collegata alla mia
storia.
Noi due siamo state compagne di classe negli anni '60, al liceo. Non
per molti giorni, un anno. Il tempo per me di ricordarmi di lei. Il
tempo per lei di non ricordarsi di me. Interessante. Sospetto che
questa mancanza di memoria spicciola sia la forza del raccontare in
M.Vittoria scrittrice
Infatti il lungo racconto che è La cosa più bella
della nostra vita spicca per l'assenza di riferimenti storici,
spiccioli. Non vediamo vestiti, non comprendiamo dove siamo attraversando
citazioni di eventi. La storia è appesa all'esile filo di una
enunciazione che dice: siamo negli anni settanta, è evocata
attraverso il refrain di una canzone. L'equilibrio che trattiene e
scombina, allontana e riavvicina inaspettatamente i due personaggi
principali non è però astorico e imperituro. La trama,
assicuro, coinvolge e trattiene nel testo per vedere come si svolge.
L'autrice racconta e non è affatto disponibile a lasciarvi
andare.
Allo stesso tempo chiude senza lasciarci addosso molti rimpianti,
e ricollocandoci nel mondo.
Questa saggezza che il finale fa trasparire è il derivato del
testo fondato sul classico binomio di una donna stanziale e di un
uomo girovago. E' lei, la ragazza, protagonista femminile a tenerci
attaccate alla realtà. Mentre lui personaggio calzante e possibile
è lo specchio ideale maschile e oscuro. Lui è il negativo
e lei il positivo? Non è così semplice. Lui fa i soldi
con le rapine o non li fa. Lei li accumula poco per volta. Lui scappa
e se si ferma finisce in galera o torna in famiglia. Lei se ne va
di casa e conquista una graduale emancipazione. Lei cerca di immetterlo
nella sua gradualità e lui non ci riesce o non vuole starci.
Lei mantiene una superiorità morale e intellettuale e lui preferisce
soccombere piuttosto che scalzare il di lei primato. Lui la ama e
lei ricambia, si attraggono e si respingono in entrambi i movimenti
non è conciliabile il reciproco modo di stare nel mondo. Accanto
si snodano altre figure maschili disponibili e accattivanti che la
protagonista trattiene nella sua sfera d'attrazione.
Il dispositivo temporale di lei e lui così in bilico fra l'inesauribile
assoluto del testo letterario e quel 'qualcosa' che sporge e ne documenta
l'autenticità lo conferisce al libro la scrittrice medesima
che si mette in scena con i suoi desideri e la sua corporeità.
E' lei che racconta se stessa e non si nasconde a spingerci a 'credere'
alla storia e quindi a prendere questa come una traccia di chi siamo.
Questi due eroi del racconto con i loro coprotagonisti, l'amica Fabrizia,
lo spagnolo ricco, il laureato per bene possibile e irrisolto marito,
la madre con cui si litiga e che poi ci riaccoglie, sono figure credibili
e reali. L'originalità di questo testo è che potrebbe
inserirsi fra le storie di genere, quelle dei romanzi d'amore, ma
non lo può fare. E' questa impossibilità che denuncia
il dispositivo temporale.
Il tempo si scorge in quello che lei vuole farci credere che sia l'esistenza
e lo fa non cercando l'adattamento alla vita di altre. Non è
l'età biologica un limite, come M. Vittoria la denuncia, scusandosi,
non solo perché per me, coetanea che la leggo, non lo è
affatto.
E' il segno, l 'età, che porta nel racconto e attiva i pezzi
del collage a cui, altrimenti, mancherebbe un retroscena 'storico'.
Ecco perché Maria Vittoria si definisce una sceneggiatrice
e auspica di avere una regia che li traduca in film. A me bastano
i suoi racconti. E l'assicuro che il serbo bello ladro gentiluomo
è capace inaspettatamente di trasferirmi nel regno dei grandi
capitali che non si sa mai bene di quale pasta e pasto siano fatti
e viceversa la sua marianna mi parla della libertà femminile
ma anche traduce l'esperienza di concretezza materiale e possibile
nella vita delle donne. A questa donna meriterebbe, nel prossimo libro
che mi auguro Maria Vittoria scriverà, regalare, insieme ai
tanti maschi innamorati, pure un'amica o due di saldi principi morali,
con gusto per le cose femminili e curiose del mondo in cui abitiamo.
Alla prossima.
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