Natsuo
Kirino, Le quattro casalinghe di Tokyo, tr. Italiana
di Lydia Origlia, Neri Pozza, maggio, 2003, tit. originale Out,
Tokyo, 1997
di
Donatella Massara
Non so se avrei
letto il romanzo di un'autrice giapponese prima che Laura, cultrice
di cultura cinese, prestasse il libro. Non avrei letto attentamente,
come ho fatto, Le quattro casalinghe di Tokyo che mi ha via
via appassionata nella lettura, compagna di un mese, richiamandomi,
ogni volta, la copertina patinata costruita con la prima pagina di
una rivista di cinema dove campeggia, fra le altre, la fotografia
di Sophia Loren in guepierre nel film Ieri Oggi e Domani. Sempre
opera di Laura anche questa sovraccoperta pietosamente sovrapposta
alla fotografia di una donna in kimono, vera copertina dell'edizione
italiana del libro, scelta forse nel caso che, dopo avere letto il
titolo, qualcuno cominciasse a sospettare che si parli di un Giappone
femminile che non è più quello che di solito ci immaginiamo.
Il titolo dell'edizione giapponese è Out. L'autrice
stimata scrittrice con questo romanzo ha vinto il primo premio dell'Associazione
Giapponese scrittori di romanzi polizieschi. Il suo nuovo libro Grottesco
ha venduto 65.000 copie in tre settimane. In Grottesco Kirino
a quanto dice una recensione italiana racconta: <<la storia,
veramente accaduta, di una nubile dalla doppia vita: di giorno donna
in carriera in una prestigiosa società di consulenza economica,
di notte prostituta per libera scelta. Uccisa strangolata all'età
di 39 anni, da un cliente notturno, un giovane clandestino cinese,
piombato dalla miseria della Cina contadina ai falsi sogni di ricchezza
e guadagni facili del mondo supersviluppato.>> (9 agosto 2003,
R. Maggi in L'Arena Il Giornale di Verona). Quello che mi ha
interessato di più nel primo giallo si ricollega al secondo
attraverso il tema dell'essere altra per altri e altre, collocata
dentro un doppio sfondo dove immaginario e reale confondono.
La trama di Le quattro casalinghe di Tokyo alias Out
è semplice.
Out - come spiega l'autrice nello stesso articolo - significa
stare fuori le regole. Tre operaie coinvolte nell'assassinio del marito
di una collega l'aiutano a fare sparire il cadavere. Con la stessa
abilità con cui maneggiano i coltelli nella fabbrica di notte
dove lavorano cibi precotti, fanno a pezzi il corpo dell'uomo. Ognuna
partecipa al delitto con una personalità diversa. La mente
del gruppo è Masako, quarantenne con i nervi d'acciaio; è
quella che incute timore come dice Kuniko - la spendacciona - e che
nel confronto con lei dice di uscirne ogni volta incerta.
Come hanno sottolineato le critiche il romanzo di Kurino descrive
e costruisce metafora sul post capitalismo industriale con i suoi
meccanismi di fine del lavoro, di proliferazione di individui maschili
e femminili liberi, solitari e decentrati. Le quattro coinvolgono
per la personalizzazione con cui la scrittrice riesce a scriverle
e riscriverle. Masako più delle altre ci mette in tensione:
vincitrice che non ha vizi, carnalità e, allo stesso tempo,
sulla sua controllatissima materia cerebrale e erotica non fa alcun
conto, affidandosi più che al calcolo alla sua purezza energetica.
L'operaia che lavora a giornata alla fine del romanzo è ricca
e disperata, una donna con parecchi soldi che ha tagliato con tutti
i legami famigliari. La sua ascesa non è avvenuta per grandi
meriti anzi i motivi sono piuttosto bassi e criminosi, e proprio per
questo garantiscono e spiegano che Masako non è definita in
quello che è e fa alla luce: non attraverso il lavoro, il matrimonio
o la maternità riceve identità.
C'è in lei un'aura che la eleva e la proietta in un doppio
al quale le altre e gli altri guardano, alludono, non riescono a sottrarsi.
Masako era impiegata di buon livello in una finanziaria, ha sopportato
isolata anni di mobbing e non ha più voglia di impegnarsi.
Si veste con una giacca a vento strappata e cucita con lo scotch.
E' magrissima e spirituale, sorprendentemente agile, coraggiosa e
forte non bada all'aspetto fisico eppure è molto attraente.
E' interessante come è descritto l'io femminile in questo
romanzo perché è sdoppiato in caratteristiche che scaraventano
chi le porta oltre la posizione socialmente bassa in cui è
collocata. La potenzialità di questo essere anche un'altra
non rappresenta affatto la materia oscura del delitto, nel senso dell'ombra
malvagia della solarità. Queste donne sono immerse nella notte
a preparare i sashimi per il giorno dopo, nel vuoto dell'assenza di
strade di uscita ideali o concrete. La soggettività femminile
non evolve e non diviene, piuttosto di essa si ammantano le sue donne
salvando lo spessore della loro mente e le possibilità quasi
infinite della elaborazione interiore.
Anche se è normalizzante la cornice etica del romanzo in cui
muoiono uomini e donne senza figli e l'unico genitore punito è
il buon padre cattivo marito, non lo è affatto la personalità
femminile suddivisa fra le quattro donne. La pratica del delinquere
è trasgressione sul quotidiano, non pulsione maniacale o prova
e riscatto per raggiungere condizioni migliori, è il mondo
normale femminile impossibile senza le relazioni fra donne. Le donne
lottano per la sopravvivenza rimanendo pur sempre padrone di quel
di più che le fa altre, semplicemente vittime e protagoniste
dei bisogni consumistici (Kuniko), delle ambizioni etiche (Yoshi),
della lucidità mentale (Masako), della ragion pratica (Yayoi).