Donne e conoscenza storica
       

L'orchestra, di Giovanni Massara, 1959


 

 

Natsuo Kirino, Le quattro casalinghe di Tokyo, tr. Italiana di Lydia Origlia, Neri Pozza, maggio, 2003, tit. originale Out, Tokyo, 1997

di Donatella Massara

Non so se avrei letto il romanzo di un'autrice giapponese prima che Laura, cultrice di cultura cinese, prestasse il libro. Non avrei letto attentamente, come ho fatto, Le quattro casalinghe di Tokyo che mi ha via via appassionata nella lettura, compagna di un mese, richiamandomi, ogni volta, la copertina patinata costruita con la prima pagina di una rivista di cinema dove campeggia, fra le altre, la fotografia di Sophia Loren in guepierre nel film Ieri Oggi e Domani. Sempre opera di Laura anche questa sovraccoperta pietosamente sovrapposta alla fotografia di una donna in kimono, vera copertina dell'edizione italiana del libro, scelta forse nel caso che, dopo avere letto il titolo, qualcuno cominciasse a sospettare che si parli di un Giappone femminile che non è più quello che di solito ci immaginiamo.

Il titolo dell'edizione giapponese è Out. L'autrice stimata scrittrice con questo romanzo ha vinto il primo premio dell'Associazione Giapponese scrittori di romanzi polizieschi. Il suo nuovo libro Grottesco ha venduto 65.000 copie in tre settimane. In Grottesco Kirino a quanto dice una recensione italiana racconta: <<la storia, veramente accaduta, di una nubile dalla doppia vita: di giorno donna in carriera in una prestigiosa società di consulenza economica, di notte prostituta per libera scelta. Uccisa strangolata all'età di 39 anni, da un cliente notturno, un giovane clandestino cinese, piombato dalla miseria della Cina contadina ai falsi sogni di ricchezza e guadagni facili del mondo supersviluppato.>> (9 agosto 2003, R. Maggi in L'Arena Il Giornale di Verona). Quello che mi ha interessato di più nel primo giallo si ricollega al secondo attraverso il tema dell'essere altra per altri e altre, collocata dentro un doppio sfondo dove immaginario e reale confondono.

La trama di Le quattro casalinghe di Tokyo alias Out è semplice.
Out - come spiega l'autrice nello stesso articolo - significa stare fuori le regole. Tre operaie coinvolte nell'assassinio del marito di una collega l'aiutano a fare sparire il cadavere. Con la stessa abilità con cui maneggiano i coltelli nella fabbrica di notte dove lavorano cibi precotti, fanno a pezzi il corpo dell'uomo. Ognuna partecipa al delitto con una personalità diversa. La mente del gruppo è Masako, quarantenne con i nervi d'acciaio; è quella che incute timore come dice Kuniko - la spendacciona - e che nel confronto con lei dice di uscirne ogni volta incerta.

Come hanno sottolineato le critiche il romanzo di Kurino descrive e costruisce metafora sul post capitalismo industriale con i suoi meccanismi di fine del lavoro, di proliferazione di individui maschili e femminili liberi, solitari e decentrati. Le quattro coinvolgono per la personalizzazione con cui la scrittrice riesce a scriverle e riscriverle. Masako più delle altre ci mette in tensione: vincitrice che non ha vizi, carnalità e, allo stesso tempo, sulla sua controllatissima materia cerebrale e erotica non fa alcun conto, affidandosi più che al calcolo alla sua purezza energetica. L'operaia che lavora a giornata alla fine del romanzo è ricca e disperata, una donna con parecchi soldi che ha tagliato con tutti i legami famigliari. La sua ascesa non è avvenuta per grandi meriti anzi i motivi sono piuttosto bassi e criminosi, e proprio per questo garantiscono e spiegano che Masako non è definita in quello che è e fa alla luce: non attraverso il lavoro, il matrimonio o la maternità riceve identità.

C'è in lei un'aura che la eleva e la proietta in un doppio al quale le altre e gli altri guardano, alludono, non riescono a sottrarsi. Masako era impiegata di buon livello in una finanziaria, ha sopportato isolata anni di mobbing e non ha più voglia di impegnarsi. Si veste con una giacca a vento strappata e cucita con lo scotch. E' magrissima e spirituale, sorprendentemente agile, coraggiosa e forte non bada all'aspetto fisico eppure è molto attraente.

E' interessante come è descritto l'io femminile in questo romanzo perché è sdoppiato in caratteristiche che scaraventano chi le porta oltre la posizione socialmente bassa in cui è collocata. La potenzialità di questo essere anche un'altra non rappresenta affatto la materia oscura del delitto, nel senso dell'ombra malvagia della solarità. Queste donne sono immerse nella notte a preparare i sashimi per il giorno dopo, nel vuoto dell'assenza di strade di uscita ideali o concrete. La soggettività femminile non evolve e non diviene, piuttosto di essa si ammantano le sue donne salvando lo spessore della loro mente e le possibilità quasi infinite della elaborazione interiore.

Anche se è normalizzante la cornice etica del romanzo in cui muoiono uomini e donne senza figli e l'unico genitore punito è il buon padre cattivo marito, non lo è affatto la personalità femminile suddivisa fra le quattro donne. La pratica del delinquere è trasgressione sul quotidiano, non pulsione maniacale o prova e riscatto per raggiungere condizioni migliori, è il mondo normale femminile impossibile senza le relazioni fra donne. Le donne lottano per la sopravvivenza rimanendo pur sempre padrone di quel di più che le fa altre, semplicemente vittime e protagoniste dei bisogni consumistici (Kuniko), delle ambizioni etiche (Yoshi), della lucidità mentale (Masako), della ragion pratica (Yayoi).