Donne e conoscenza storica
         

Riceviamo e con piacere pubblichiamo

Cristina De Stefano, Belinda e il mostro. Vita segreta di Cristina Campo, Adelphi Edizioni, Milano 2002, pp. 222

di Fabrizio Gualco

 

 

 

 

 

Fabrizio Gualco è laureato in Pedagogia e Dottore di Ricerca in Filosofia. Come scrittore free-lance e consulente filosofico si occupa di contenuti culturali per siti web. Presso l'Editrice Marietti è in corso di stampa il volume dal titolo "I percorsi della libertà".

coillegamenti del sito:

recensione a
Laura Boella, Le Imperdonabili
Edizioni Tre Lune, 2000

 

In rete:

due lettere di Cristina Campo

una scheda di
Monica Farneti
, autrice del saggio, Cristina Campo, Luciana Tufani Editrice

L'abstract della tesi di Paola Cortiana con bibliografia

Cristina Campo traduce Emily Dickinson

Sul concetto di "sprezzatura"

Nella prospettiva della creatività, dell'originalità e della capacità di osservare ed interpretare con intelligenza e misura non comuni la realtà di persone e cose, rientra a pieno titolo anche Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini (29 aprile 1923 - 11 gennaio 1977), una delle figure più significative della poesia e della letteratura italiana contemporanea. Emanuele Trevi la definisce come una delle più affascinanti e meno classificabili pensatrici del Novecento italiano. Margherita Pieracci Harwell, che con la Campo condivise un'amicizia inossidabile, la considera testimone e partecipe del nostro tempo nel grado e nel senso più alto del termine.
Da oggi, chi lo desidera, può introdursi alla figura e all'opera di Cristina Campo attraverso la biografia recentemente pubblicata presso Adelphi e firmata Cristina De Stefano. L'autrice, giornalista di professione, risiede a Pavia e lavora a Milano come inviata speciale di Elle. Il suo lavoro è supportato da testimonianze dirette ed indirette e valorizzato da fonti edite ed inedite. Inoltre, cosa non certo secondaria, l'autrice dimostra della scrittrice bolognese una conoscenza profonda e dettagliata, che riesce a essere comunicata attraverso l'ausilio di egregie doti narrative. Lo stile è pulito, preciso, felicemente antiaccademico: semplice e colto al tempo stesso, mai semplicistico, superficiale, dilettantesco. Insomma un'opera biografica scritta con il pregiato inchiostro della mente e del cuore, da cui promana, in maniera costante un'implicita attenzione per il lettore.
Poetessa e traduttrice di poeti laici e di testi mistici, scrittrice e saggista dotata di una indiscutibile vocazione metafisica, Cristina Campo non è un'intellettuale "impegnata" nel senso sartriano del termine. La sua opera nasce, cresce e si sviluppa lontana da circoli o circuiti culturali ideologicamente legittimati dall'intellighenzia italica del dopoguerra. Se guardiamo alla sua storia personale, l'autonomia intellettuale di Cristina si traduce anche nella scelta di evitare il più possibile riflettori e telecamere, nella presa di distanza nei confronti del successo a tutti i costi e ad ogni costo: tutto ciò al fine di condurre una vita fitta di libri e persone, in quanto vita a misura della sua persona: vita in cui il movente primario è quello di voler pensare e fare bene ciò che si pensa e quel che si fa, qualsiasi cosa si stia pensando o facendo.

Cristina Campo certo non è, come suol dirsi, un "animale sociale". Non disprezza la solitudine. Anzi spesso la ricerca, ad esempio nelle passeggiate notturne per le strade di Firenze, dove in inverno la nebbia diventa una dimensione dell'anima, decelerazione del tempo e rarefazione dello spazio, singolare occasione di intimità. Però, se da un lato possiede il gusto della vita appartata, dall'altro non le è estranea la socievolezza e la curiosità per le persone più diverse. Lontana dall'attivismo determinato dall'appartenenza ad una specifica ideologia, la sua attività presenta valenze genuinamente politiche: similmente a Simone Weil, Hannah Arendt, Maria Zambrano, quando decide di mettersi in gioco Cristina agisce liberamente, e con intelligente autonomia gioca tutta se stessa senza badare ad alcuna forma di risparmio spirituale. Ciò pertanto riconduce la sua azione non ad una concezione pragmatistica della vita, ma ad una risposta intellettuale ed esistenziale ad una domanda interiore: risposta poliedrica, che si concretizza tanto nell'attività volta a preservare la liturgia preconciliare quanto nell'aiuto ai profughi ungheresi fuggiti da Budapest invasa dai carri armati del Patto di Varsavia; sia attraverso l'attenzione nei confronti del Tibet invaso e distrutto dall'esercito cinese, sia nella cura dimostrata nei confronti dei meno fortunati.

Tutte le tragedie, siano esse macroscopiche come la distruzione di una civiltà oppure più silenziose come la cronica indigenza di un clochard, nascono dall'oblio dell'ordine eterno del mondo, dal rifiuto della dimensione soprannaturale che fonda l'esistenza storica di persone e popoli, dal disconoscimento della presenza di Dio e del divino: dalla sfiducia in ciò che lei stessa definisce la garanzia verticale.
Ed è proprio sulla costante presenza di questa garanzia verticale che i temi portanti dell'opera di Cristina Campo si fondano e si sviluppano. Sono i temi della fiaba, dell'attenzione, della "sprezzatura". La fiaba, oltre ad essere racconto, narrazione, rappresenta un veicolo poetico attraverso cui lo spirito d'infanzia sopravvive integro all'infanzia come tempo della vita, per diventare parte essenziale dell'autentica maturità di una persona. In un certo senso, la maturità di una persona passa attraverso il grado di infanzia che essa sa curare e coltivare dentro sé. L'attenzione, tema mutuato da Simone Weil, è la capacità spirituale che si traduce, all'interno del quotidiano, in facoltà ricettiva in grado di discernere fra essenziale ed inessenziale; possibilità di disporre di uno sguardo reale ma non dozzinale sul mondo: tale da cogliere nel mondo l'unità di parola e silenzio, di azione e contemplazione, di sogno e veglia. La sprezzatura, termine usato dal Castiglione, indica un atteggiamento morale mosso dall'amore per ciò che è elevato, un'arte di vivere la vita cogliendo la via più semplice ed elegante per ogni cosa.

Cristina Campo sostiene il primato della qualità nei confronti della quantità, e all'estensione sceglie la profondità.
In un'intervista del 16 aprile 1972, apparsa sulle pagine de "Il Tempo", dichiara di riconoscere alla parola detta e scritta un'importanza indicibile, data dalla responsabilità che il suo uso comporta: poiché, come è scritto, di ciascuna si dovrà rendere conto a tempo debito. L'opera di Cristina Campo non è né può essere connotata in modo estensivo, come ad esempio quella del suo compagno E. Zolla: ciò nonostante - o forse proprio per questo - la sua eredità si presenta come un territorio nel quale sono presenti vene auree inesauribili, sempre e comunque incognite, sempre e solo parzialmente esplorate: protette da un'aura di discrezione, ma al contempo predisposte a farsi conoscere ed esplorare da un'attitudine mentale aperta, disposta a conosce e imparare. Il confronto porta nuovi significati alla differenza sessuale, soprattutto rispetto alla produzione letteraria di Zolla (i due si incontrano alla fine degli anni cinquanta). Come si legge peraltro nella biografia: i due sono da questo punto di vista dei poli opposti: " lei impetuosa, lui distaccato; lei concentrata su pochi temi ricorrenti, lui eclettico e mobile" (C.D.S. op.cit. p. 98).
A differenza di Cristina, Zolla possiede una inclinazione più quantitativa che qualitativa: ingloba nei suoi percorsi discipline diverse, come psicoanalisi, estetica, sociologia, mistica occidentale ed orientale ed altro.
Sotto il profilo della qualità, dello stile e della profondità l'opera di questa scrittrice è grandissima. Non a caso, lei stessa ha dichiarato:" di avere scritto poco, e che, fosse stato per lei, avrebbe scritto ancora meno ".

(fagualc@tin.it)