Per gentile
invio di Luciana Percovich
La società matriarcale: definizione e teoria. Sviluppare una
nuova scienza
di Heide Goettner-Abendroth
Mi
sono laureata in filosofia all'Università di Monaco con una
tesi sulla "Logica dell'interpretazione"e in quella stessa
università ho insegnato filosofia e teoria della scienza dal
1973 al 1983. Poi ho abbandonato il sistema universitario perché
ho trovato un compito ben più importante e di più ampia
rilevanza sociale. Già dal 1976 avevo svolto un lavoro pionieristico,
insieme alle mie colleghe donne, fondando i Women's Studies della
Germania Occidentale e in questo contesto avevo presentato per la
prima volta lo schema riassuntivo della mia "teoria sulle società
matriarcali". Ho iniziato a sviluppare questa teoria quando ero
una studentessa di venticinque anni, servendomi delle biblioteche
di tutte le discipline per la mia ricerca interdisciplinare e viaggiando
in lungo e in largo per visitare i siti archeologici. C'erano i miei
studi informali, che si aggiungevano a quelli ufficiali nell'ambito
della filosofia analitica, della teoria della scienza e della logica
formale. Era il 1976 quando per la prima volta li presentai in pubblico
e il mio primo libro a riguardo fu pubblicato nel 1980. (Vedi "The
Goddess and her Heros" in tedesco e nel 1995 la versione inglese).
Dal 1983 in poi mi sono dedicata completamente a questo compito, che
non era contemplato in nessuna università della Germania. Ma
un altro genere di pubblico era molto interessato: il mio libro segnò
l'inizio del dibattito sulle società incentrate sulle donne
e i matriarcati all'interno del nuovo movimento femminista della Germania
Occidentale.
Sapevo che il
dibattito aveva una lunga tradizione nell'Europa di lingua tedesca
(Svizzera, Austria, Germania), che partiva dalla famosa opera di J.
J. Bachofen, "Myth, Religion and Mother Right" che uscìi
nel 1861. Per più di un secolo, la discussione sul "diritto
materno" e sul "matriarcato" continuò: il tema
era stato usato e abusato da tutte le scuole di pensiero e da tutti
i partiti politici, ognuno con il suo diverso e distinto punto di
vista. Ciò che più mi preoccupava di questo modo di
recepire le idee di Bachofen era la totale mancanza di una chiara
definizione dell'argomento in essere, e inoltre l'enorme investimento
emotivo e ideologico del dibattito. La combinazione tra definizioni
poco chiare e un'eccessiva emotività si trova anche nell'opera
di Bachofen.
L'opera di Bachofen
si colloca nel campo della storia delle culture, e si presenta in
perfetto parallelismo con lo studio di H. L. Morgan (ambito antropologico/etnologico)
che analizzò la società matriarcale degli Irochesi dei
suoi tempi (1851, 1871/77). Ma le opere di questi studiosi sono state
valutate in maniera molto diversa: le differenze gettano luce su come
il tema del "matriarcato" stia al centro della nostra società
patriarcale. Gli umanisti e i sociologi, che avrebbero dovuto essere
fortemente interessati agli assunti di Bachofen, ne hanno ignorato
o ridicolizzato la maggior parte. Morgan fu apprezzato e chiamato
"padre dell'etnologia" perché fondò la nuova
scienza antropo-etnologica, mentre Bachofen, che pure fondò
una nuova scienza, la "scienza delle società non patriarcali"
o "matriarcheologia" non fu onorato nello stesso modo. Il
motivo è semplice: se il suo lavoro non è stato preso
seriamente in considerazione è perché avrebbe causato
l'inizio della caduta dell'ideologia e della visione del mondo patriarcali.
Esso segna l'inizio dello sviluppo di un nuovo paradigma della storia
umana. Ecco perché è troppo pericoloso per essere preso
seriamente in considerazione! Dopo queste riflessioni e costruendo
sulla base dei miei strumenti filosofici, ho deciso di fornire una
base moderna e scientifica agli studi matriarcali ricercando, per
esempio, tutte le forme di società non patriarcali presenti
e passate. Ritengo questo campo di ricerca troppo importante in questo
contesto per essere trascurato; in più sono io stessa coinvolta
in quanto ricercatrice. "Dotarlo di una base scientifica moderna"
significa formulare una definizione che integri tutto il vasto materiale
che comprende e sviluppare a suo sostegno una struttura ideologica.
Alla luce di una struttura ideologica, i molti studi eccellenti che
sono già stati fatti in questo campo, saranno esposti con più
chiarezza nelle loro mutue interconnessioni, e la ricerca futura potrà
esserne guidata e ispirata. Sviluppare una teoria così universale
non significa affatto chiuderla a chiave in un sistema chiuso (un'attitudine
filosofica tradizionale che è diventata obsoleta), ma significa
piuttosto darle una struttura aperta che possa chiarire e aiutare
ogni specifica parte della ricerca, incluso la mia.
Quando iniziai
a lavorare, passai dieci anni a sviluppare una metodologia di ricerca
sul matriarcato che fosse principalmente interdisciplinare e poggiasse
sulla critica dell'ideologia. Una parte del compito è stato
mettere in relazione le une con le altre, le diverse discipline impiegate
in questa ricerca e farlo sistematicamente (non arbitrariamente come
spesso si fa). Un'altra parte del compito è stata quella di
sviluppare un metodo specifico di critica ideologica nella ricerca
dei diversi aspetti dell'ideologia patriarcale, senza riprodurne inconsciamente
dei nuovi. Passo dopo passo, ho sviluppato la struttura dell'"ideologia
del matriarcato". Vorrei ora presentarla a brevi linee. Vorrei
inoltre abbozzare una definizione strutturale di "società
matriarcale", che è centrale nella "teoria del matriarcato".
Entrambi i saggi sono il frutto di trent'anni di ricerca nel campo
delle società matriarcali, sviluppati attraverso un lungo processo
di verifiche ed errori. Non sono in nessun modo degli assiomi deduttivi
presupposti, sebbene siano presentati qui in modo astratto e conciso.
Parte prima
Vorrei iniziare
con alcune note concernenti il mio uso del termine "matriarcato".
Nonostante le difficili connotazioni di questa parola, definisco "matriarcali"
tutte le società non patriarcali per diverse ragioni:
1.Il termine "matriarcato"
è largamente conosciuto in base alle discussioni che ci si
sono state da Bachofen (1861) in poi, ed è quindi un termine
popolare.
2.Le ridefinizioni
filosofiche e scientifiche si riferiscono per lo più a parole
molto conosciute e ne ridefiniscono il senso. In seguito gli studiosi
possono utilizzarle senza perdere il contatto con il linguaggio comune.
In questo processo, il termine spesso rimanda a uno nuovo significato,
più chiaro e più esteso anche nel linguaggio popolare,
influenzato dall'attività di ridefinizione degli studiosi.
Nel caso del termine "matriarcato", questa ridefinizione
sarebbe di grande vantaggio, soprattutto per le donne per le quali
rivendicare questo termine significa rivendicare il sapere riguardo
culture che sono state create da donne.
3.Credo che non
sarebbe sempre di aiuto creare nuovi termini scientifici come "matrifocale",
"matricentrico", "matristico", "gilanico",
eccetera. Alcune di queste definizioni, come "matrifocale"
e "gilanico" sono molto artificiali e non hanno connessioni
con il linguaggio popolare. Altre, come "matricentrico"
e "matristico" sono troppo deboli in quanto suggeriscono
che le società non patriarcali non hanno niente di diverso
se non l'essere centrate intorno alle madri. Il risultato può
dare in qualche modo una visione riduttiva di queste società,
sia per i ricercatori che per i critici, una visione che non tiene
conto dell'intricata rete di relazioni e del complesso intreccio sociale
che caratterizzano queste culture.
4.Non siamo obbligate
a seguire la nozione corrente, polarizzata dal maschio del termine
"matriarcato" che significa "dominio delle madri".
La sola ragione per cui lo si può intendere in questo modo
è perché suona parallelo a "patriarcato".
Il termine greco "arché" ha un doppio significato.
Vuol dire sia "inizio" che "dominio", perciò
possiamo con cognizione tradurre "matriarcato" con "iniziare
dalle madri". "Patriarcato" invece si può tradurre
correttamente con "dominio dei padri".
5.Usare il termine
"matriarcato" nei suoi significati ridefiniti e chiariti
ha anche rilevanza politica. Non impedisce il dibattito, che è
urgente e necessario, con i colleghi professionisti e il pubblico
interessato come può facilmente succedere con gli altri termini,
che hanno la propensione a nascondere e ridimensionare. I ricercatori
non devono temere la connotazione provocatoria del termine "matriarcato",
sia perché la ricerca in questo campo è molto importante
sia perché solo una provocazione politica continuativa potrà
portare a un cambiamento di mentalità.
Lo scopo della ricerca moderna sul matriarcato
Seguendo il tema
del mio libro più importante, "Il Matriarcato", che
sta per essere pubblicato in una raccolta di diversi volumi, vorrei
presentare brevemente la mia teoria della società matriarcale.
Si mette in evidenza lo scopo della ricerca moderna sul matriarcato,
ricerca che già esiste sull'argomento, e che è stata
e continuerà a essere importante e che è inclusa in
questa struttura.
Nel primo stadio
di sviluppo di questa teoria faccio una panoramica delle ricerche
precedenti sul matriarcato. Quindi seguo il corso che ha preso la
ricerca, usando sia esempi di dibattiti scientifici che politici.
Diventa ovvia la mancanza di una definizione chiara ed esaustiva di
"matriarcato". Inoltre in questo libro pongo in termini
corretti il metodo di critica ideologica. Il metodo è necessario
in questa area di ricerca, visto che la maggioranza degli scritti
recenti e contemporanei sull'argomento contengono un'enorme quantità
di ideologia patriarcale. (Vedi: Das Matriarchat I. Geschichte seiner
Erforschung, Kolhhammer 1988-1995).
Nel secondo stadio
di sviluppo di questa teoria formulo quindi la completa definizione
strutturale di "matriarcato", definizione di cui abbiamo
urgente bisogno. Questa definizione specifica le caratteristiche necessarie
e generali di questa forma di società. Non è formulata
astrattamente, ma ci si arriva studiando un'immensa quantità
di materiale etnologico.
Il passo sistematico
della mia ricerca etnologica adesso diviene visibile. Ho dedicato
gli ultimi dieci anni a questa ricerca, perché non si può
arrivare a una completa definizione di "matriarcato" tramite
la sola storia culturale. Qui abbiamo a che fare solo con le rovine
e i frammenti di società precedenti. Non è sufficiente
per un quadro d'insieme. E' fuori dubbio che questi frammenti possano
essere molto numerosi e che possano essere estremamente importanti;
tuttavia ci possono dare solo informazioni sparse. Attraverso la sola
ricerca storica non possiamo sapere come pensavano o sentivano le
popolazioni matriarcali, o come organizzavano i modelli sociali o
gli eventi politici, cioè come era strutturata nell'insieme
la loro società. Per accedere a questa conoscenza, e di conseguenza
raggiungere un'esaustiva definizione di "matriarcato", dobbiamo
esaminare gli esempi ancora esistenti di questa forma di società.
Per fortuna ne esistono in tutti i continenti a parte l'Europa.
Nel secondo stadio
della mia teoria, dove elenco tutte le società matriarcali
esistenti nel mondo, ho preso in esame queste culture. (Vedi: Das
Matriarchat II, 1. Stammesgesellschaften in Ostasien, Indonesien,
Ozeanien, Kolhammer 1991/1999, e vedi anche: Das Matriarchat II, 2.
Stammesgesellschaften in Amerika, Indien, Afrika, Kolhammer 2000).
Nel terzo stadio
di sviluppo della mia teoria uso la definizione completa di "matriarcato"
che ho ottenuto, come mezzo scientifico per una revisione della storia
culturale dell'umanità. Questa storia è ben più
lunga dei quattro o cinquemila anni della storia patriarcale. Nei
suoi periodi più lunghi si sono sviluppate società non
patriarcali, in cui le donne hanno creato cultura e rappresentato
il centro integrante della società. Le società matriarcali
ancora esistenti ne sono gli ultimi esempi.
Per fortuna sono
ancora disponibili eccellenti ricerche in questo campo che si è
sviluppato di recente. Quello che ancora manca, comunque, è
la struttura sistematica delle connessioni, cioè il quadro
d'insieme della lunga storia del matriarcato. (Progetto: Das Matriarchat
III. Historische Stadtkulturen, in via di sviluppo). E' ovvio che
un compito così grande è impossibile senza una completa
definizione di "matriarcato". Dopo che è stata formulata
nella parte etnologica della mia teoria, abbiamo ora per la prima
volta la possibilità di scrivere in maniera adeguata la storia
dell'umanità, e di farlo senza le distorsioni dei pregiudizi
patriarcali. Questa nuova interpretazione della storia è oggi
urgente e necessaria, perché l'interpretazione che ne dà
il patriarcato si rivela sempre più sbagliata e datata.
Nel quarto stadio
di sviluppo della mia teoria tratto del problema della nascita del
patriarcato. Dobbiamo rispondere a due importanti domande: 1.Come
hanno potuto svilupparsi in prima istanza i modelli patriarcali? 2.
Come sono riusciti a diffondersi nel mondo? L'ultima è senza
dubbio ovvia.
Credo che a nessuna
delle due domande sia stato ancora risposto a sufficienza. Anzi, sono
state date molte pseudo-spiegazioni. Se vogliamo spiegare lo sviluppo
del patriarcato abbiamo bisogno prima di tutto di una chiara conoscenza
della forma della società preesistente, e questa è il
matriarcato. Al momento questa conoscenza si sta sviluppando. E' la
precondizione assoluta per spiegare lo sviluppo del patriarcato, altrimenti
iniziamo con premesse errate.
In secondo luogo,
una teoria sullo sviluppo del patriarcato deve spiegare perché
i modelli patriarcali sono emersi in posti diversi, su continenti
diversi, in tempi diversi e in diverse condizioni. Le risposte saranno
differenti per le diverse regioni del mondo. Questo compito non è
ancora stato svolto del tutto. (Progetto: Das Matriarchat IV. Entstehung
des Patriarchats, in via di sviluppo).
Nel quinto grado
di sviluppo di questa teoria, ho esposto l'analisi e la storia del
patriarcato. Finora, la storia del patriarcato è stata scritta
come storia di dominazione, storia "dall'alto". Ma esiste
anche la prospettiva di una "storia dal basso" che mostra
un quadro completamente diverso. E' la storia delle donne, delle classi
più basse, delle culture marginalizzate e delle sub-culture.
Dimostra che il patriarcato non è riuscito a distruggere le
antiche e lunghe tradizioni matriarcali di tutti i continenti. Alla
fine, vive da parassita su queste tradizioni.
Il compito è
di dimostrare che queste tradizioni (tradizioni orali, usanze, miti,
riti folcloristici, ecc.) hanno radici nelle tradizioni precedenti,
nel matriarcato. Ma possiamo riconoscerlo solo con l'aiuto della completa
definizione del matriarcato. Se riusciamo a seguire le tracce a ritroso
nella storia del patriarcato e connetterle, questo vuol dire niente
di meno che riguadagnare la nostra eredità. (Progetto: Das
Matriarchat V. Matriarchale Traditionen in patriarchalen Gesellschaften,
in via di sviluppo).
Parte seconda
Definizione della
società matriarcale
Daremo ora la
definizione strutturale di "matriarcato", il che significa
che nessun criterio deve essere escluso perché la definizione
sia valida. Presenterò i criteri della società matriarcale
su tre livelli: il livello economico, il livello dei modelli sociali
e il livello culturale.
A livello economico,
i matriarcati sono spesso società agricole. Le tecnologie agricole
che svilupparono andavano dalla semplice orticultura all'agricoltura
con l'aratro (inizio dell'Età neolitica, circa nel 10.000 a.C.)
fino ai grandi sistemi d'irrigazione delle prime culture urbane.
Contemporaneamente le forme sociali del matriarcato continuarono a
diventare più differenziate nel corso dei millenni. La nascita
del matriarcato è direttamente collegata allo sviluppo di queste
nuove tecnologie.
I beni sono distribuiti
secondo un sistema che corrisponde alle linee di discendenza e ai
modelli di matrimonio. Questo sistema impedisce che i beni siano accumulati
da una specifica persona o da un gruppo specifico. In questo modo,
i principi di equità sono consapevolmente mantenuti e la società
è ugualitaria e non accumulativa. Da un punto di vista politico,
i matriarcati sono società di perfetta mutualità. Ogni
vantaggio o svantaggio che riguarda l'acquisizione di beni è
mediato da regole sociali. Per esempio nelle feste dei villaggi, i
clan più abbienti sono obbligati a invitare tutti gli abitanti.
Organizzano il banchetto, nel quale distribuiscono ricchezze per guadagnare
onore. Perciò, a livello economico definisco i matriarcati
società di reciprocità.
A livello sociale,
i matriarcati sono basati sull'unione di clan estesi. La gente vive
insieme in grandi clan, che sono formati secondo principi di matrilinearità;
la discendenza, per esempio, è riconosciuta esclusivamente
in linea femminile. Il nome del clan e tutti i titoli delle posizioni
sociali e politiche derivano dalla linea materna. Tale matriclan consiste
come minimo di tre generazioni di donne: la madre del clan, le sue
figlie, le sue nipoti e gli uomini in linea diretta di parentela con
loro. Generalmente, il matriclan vive nella grande casa del clan,
che alloggia dalle 10 alle 100 persone, a seconda della grandezza
e dello stile architettonico. Le donne ci vivono permanentemente,
perché le figlie e le nipoti, quando si sposano, non lasciano
mai la casa del clan della madre. Viene detta matrilocalità.
La cosa più
importante è che le donne dispongono pienamente dei beni del
clan, soprattutto per quel che riguarda le fonti di sostentamento:
campi e cibo. Quest'aspetto caratteristico, unito alla matrilinearità
e alla matrilocalità, garantisce alle donne una tale posizione
di forza che le società vengono definite "matriarcali".
(Gli antropologi non fanno distinzione tra società solamente
matrilineari e società chiaramente matriarcali. Ciò
continua a produrre grande confusione.)
Questi matriclan,
con le loro case del clan sul territorio del clan, sono gruppi di
autosostentamento. Come si relaziona la gente di questi gruppi di
autosostentamento con gli altri clan del villaggio? La relazione è
l'effetto dei modelli di matrimonio, soprattutto del sistema di mutuo
matrimonio tra due clan. Il mutuo matrimonio tra due clan non è
un matrimonio individuale, ma comunitario che lega in matrimonio delle
comunità. Ad esempio, i giovani della casa del clan A sposano
le giovani della casa del clan B, e i giovani della casa del clan
B sposano le giovani della casa del clan A. Questo è detto
mutuo matrimonio tra due clan del villaggio matriarcale. Lo stesso
avviene tra coppie fisse di altre case del clan, per esempio le case
C con D, E con F. Grazie a ulteriori modelli di matrimonio, alla fine
in un villaggio o in una città matriarcale tutti sono legati
gli uni agli altri per nascita o per matrimonio. Per questo chiamo
i matriarcati società di discendenza in linea femminile.
I giovani maschi
che hanno lasciato la casa della madre dopo il matrimonio, non devono
andare molto lontano. In realtà, alla sera si recano nella
casa vicina, dove vivono le mogli e ritornano la mattina molto presto,
all'alba. Questa forma di matrimonio, detto visiting marriage, contempla
solo la notte. Significa anche che gli uomini dei matriarcati non
hanno diritto di vivere nella casa delle mogli. La loro casa è
la casa del clan della madre. Lì prendono parte al lavoro nei
campi e negli orti e anche alle decisioni del clan. Lì sono
i loro diritti e doveri.
In questo sistema
di clan, un uomo matriarcale non considera suoi i bambini della moglie,
dato che non condividono lo stesso nome del clan. Sono in relazione
di parentela solo con la donna del clan di cui portano il nome. Tuttavia,
un uomo matriarcale è in stretta relazione di parentela con
i bambini di sua sorella: le sue e i suoi nipoti. La paternità
biologica non è conosciuta o non ha nessuna importanza. Non
è un valore sociale. Gli uomini nel matriarcato si prendono
cura dei nipoti, maschi e femmine, in una sorta di paternità
sociale.
Perfino il processo
che porta alle decisioni politiche è organizzato secondo le
linee di discendenza matriarcale. Gli uomini e le donne si radunano
in assemblea nella casa del clan, dove vengono discussi gli affari
domestici. Non è escluso nessun membro della casa. Dopo molte
discussioni la decisione è presa sul consenso. Lo stesso succede
per il villaggio: se si devono discutere questioni che riguardano
l'intero villaggio, i delegati di ogni casa del clan si radunano nell'assemblea
del villaggio. I delegati sono sia le donne più anziane del
clan (le matriarche) o i fratelli e i figli che hanno eletto come
rappresentanti del clan. Nessuna decisione che concerne il villaggio
può essere presa senza il consenso di tutti i clan. Questo
significa che i delegati che discutono le questioni non sono poi coloro
che prendono le decisioni. Non è in questa assemblea che si
fa la politica del villaggio, perché la funzione dei delegati
è unicamente quella di portare dei pareri. Se nell'assemblea
si vede che non c'è accordo, i delegati tornano a discutere
ancora le questioni nelle rispettive case dei clan.
In questo modo, il consenso nel villaggio si raggiunge passo dopo
passo.
La gente che vive
in una data regione prende le decisioni nello stesso modo: i delegati
di ogni villaggio si incontrano per discutere quali decisioni prendere
per le loro comunità. Anche qui la funzione dei delegati è
quella di ambasciatori. In tali circostanze solitamente sono gli uomini
ad essere eletti nei villaggi, poiché le madri dei clan non
lasciano la loro casa e i loro paesi. Al contrario di quanto asseriscono
erroneamente gli etnologici, questi uomini non sono i "capi"
e di fatto non decidono. Tutti i villaggi e tutte le case del clan
del villaggio sono coinvolti nel processo di decisione, fino a che
non si raggiunge il consenso a livello regionale. E' per questo che
dal punto di vista politico, definisco i matriarcati società
egualitarie o società di consenso. I modelli politici non permettono
che venga accumulato il potere politico. E' esattamente in questo
senso che sono libere dal dominio: non hanno classi di dominatori
e né classi sfruttate, non conoscono per esempio la costrizione
dei corpi, necessaria per affermare il dominio. Per questo chiamo
i matriarcati società egualitarie basate sul consenso.
A livello culturale,
queste società non sono caratterizzate da "riti di fertilità".
Questa semplificazione distorce il fatto che queste culture hanno
un sistema religioso complesso. La concezione fondamentale che le
popolazioni matriarcali hanno del cosmo e della vita, credenza che
esprimono in molti riti, miti e tradizioni spirituali, si basa sulla
fede nella rinascita. Non è l'idea astratta della trasmigrazione
delle anime, come appare in epoche più recenti nell'Induismo
e nel Buddismo, ma l'idea della rinascita in senso molto concreto:
tutti i membri di un clan rinasceranno, da una donna del loro clan,
nella casa del clan, nel loro villaggio di origine. Ogni defunto ritornerà
direttamente, come bambino nello stesso clan. Le donne sono molte
rispettate nelle società matriarcali perché garantiscono
la rinascita; rinnovano e prolungano la vita del clan. Questa concezione
sta alla base della visione matriarcale della vita. Le popolazioni
matriarcali hanno adottato questo concetto dal mondo naturale in cui
vivono: in natura, la crescita, la fioritura, la decadenza e il ritorno
della vegetazione hanno luogo ogni anno. Le popolazioni matriarcali
sono convinte che ogni pianta che avvizzisce in autunno rinasce l'estate
dopo. Perciò la terra è la Grande Madre che garantisce
rinascita e nutrimento a tutti gli esseri.
Nel cielo, vedono
lo stesso ciclo di andata e ritorno: tutti i corpi celesti nascono,
permangono nel cielo e ritornano ogni giorno e ogni notte. Percepiscono
il cosmo come la Grande Dea del Cielo e della Creazione, che crea
costantemente ogni cosa; è lei che garantisce l'ordine del
tempo. Fa nascere tutte le stelle dell'est, le fa muovere nel cielo
fino a che muoiono, sempre sotto il suo potere, a occidente. Un buon
esempio di questo concetto matriarcale è la dea egizia Nut,
la Dea del Cielo. Dà nascita a suo figlio Ra, il sole, ogni
mattina e lo divora ogni sera, solo per farlo rinascere al successivo
sorgere del sole.
Il popolo matriarcale
osserva il ciclo della nascita, della morte e della rinascita nel
cosmo e sulla terra. Secondo il principio matriarcale della connessione
tra il macro e il microcosmo, vede lo stesso ciclo nella vita umana.
L'esistenza umana non è diversa dai cicli della natura, segue
le stesse regole. Il loro concetto di mondo umano e naturale manca
del dualismo patriarcale che separa "spirito" e "natura"
o "società" e "natura".
Inoltre, manca
il concetto dualistico di morale che definisce ciò che è
"bene" e lo separa dal "male". Dalla prospettiva
matriarcale, la vita porta la morte e la morte porta una nuova vita,
all'interno dello stesso tempo. Se ogni cosa è necessaria ad
un dato momento, l'opposizione drastica tra "bene" e "male"
non ha senso. Nello stesso modo, il maschile e il femminile sono polarità
cosmiche. Al popolo matriarcale non succederà mai di considerare
un sesso inferiore o più debole dell'altro, come è di
norma nelle società patriarcali.
L'intera visione
del mondo dei popoli matriarcali è strutturata in modo non
dualistico. Non fanno essenzialmente distinzione tra sacro e profano.
L'intero mondo in tutte le "sue" (di lei) sembianze è
divino e quindi sacro per la gente. Rispettano e venerano la natura
perché sacra: non la sfrutterebbero, né la distruggerebbero
mai. Ad esempio ogni casa è sacra e il fulcro della sua sacralità
è di essere il luogo in cui si incontrano i vivi e gli antenati.
Ogni compito quotidiano e ogni gesto ha un significato simbolico,
ogni azione è ritualizzata. Perciò, su un piano culturale,
definisco i matriarcati società sacrali o culture della Dea.
Sintesi dei criteri della società matriarcale
- Criterio economico:
società basate sull'orticoltura o agricoltura di autosostentamento;
la terra e la casa sono di proprietà del clan; non esiste proprietà
privata; le donne hanno il potere di gestire le fonti del nutrimento;
costanti rettifiche sul piano della ricchezza tramite la circolazione
di beni vitali sottoforma di doni nelle feste - società di
reciprocità.
- Criterio sociale:
clan matriarcali, tenuti insieme dalla matrilinearità e matrilocalità;
mutuo matrimonio tra due clan; visiting marriage con conseguente libertà
sessuale per entrambi i sessi; paternità sociale - società
orizzontale non gerarchica di discendenza.
- criterio politico:
principio del consenso nella casa del clan, a livello di villaggio
e di regione; delegati come ambasciatori, che non prendono le decisioni;
assenza di classi e strutture di dominio - società egualitarie
basate sul consenso.
- criterio culturale:
fede concreta nella rinascita all'interno dello stesso clan; culto
delle antenate e degli antenati; venerazione della Madre Terra e della
Dea del Cosmo; sacralità del mondo intero; assenza della visione
dualistica del mondo e della morale; tutto nella vita fa parte del
sistema simbolico - società sacrali in quanto culture della
Dea.
Traduzione italiana
dell'Anonima Network
References
Bachofen, Johann,
Jakob (1861) Das Mutterrecht, [Myth, Religion and Mother Right] Stuttgart.
Goettner-Abendroth,
Heide (1995 [1980]). The Goddess and her Heros, Anthony Publishing
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Goettner-Abendroth.
Heide (1988) Das Matriarchat I. Geschichte seiner Erforschung, Kohlhammer,
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________ (1991)
Das Matriarchat II,1. Stammesgesellschaften in Ostasien, Indonesien,
Ozeanien, Kohlhammer, Stuttgart.
________ (2000)
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Morgan, Henri
Lewis (1901 [1851]) League of the Ho-de-no-sau-nee or Iroquois, H.M.Lloyd.
Note biografiche
Nel 1986, Heide
Goettner-Abendroth ha fondato l'INTERNATIONAL ACADEMY HAGIA per gli
Studi Moderni sul Matriarcato e la Spiritualità Matriarcale
(nella Germania Occidentale) e da allora ne è stata la direttrice.
Nel 2003 ha organizzato e diretto il Primo Congresso Mondiale di Studi
Matriarcali in Lussemburgo, nel 2005 il Secondo Congresso Mondiale
di Studi Matriarcali in Texas/USA.
INTERNATIONAL
ACADEMY HAGIA
Weghof 2, D-94577 Winzer
www.hagia.de
AkademieHagia@aol.com