Donne e conoscenza storica

 

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Come esseri mitologici vicini al mondo dell'acqua, è inevitabile un accostamento tra Sirene e Ninfe.
La Ninfa fa parte di quel vasto corteggio di esseri che vivono immersi nella natura fra boschi e fonti, come Satiri, Cureti, Sileni, il dio Pan. Il loro potere è quello di far cadere in uno stato di ispirazione poetica o follia chi è sotto il loro influsso, come accadde a Socrate nel Fedro platonico(238 d). Una Ninfa, Dafni, ricopriva nei tempi pre-apollinici a Delfi il ruolo profetico che venne poi assegnato alla Pizia dopo la conquista di Apollo.
La ninfa Calipso trattenne con magici poteri di seduzione il naufrago Odisseo per sette lunghi anni prima di condergli il ritorno a casa.
Ammaliatrici entrambe, Sirene e Ninfe condividono la vicinanza all'elemento idrico, nella specie le acque dolci: abitatrici di fiumi e fonti le Ninfe, figlie di Acheloo le Sirene secondo il mito, il principe di tutti i fiumi, principio generatore di tutte le acque che scorrono e delle loro fonti.
Già note come figlie della Terra in Euripide (Elena168), la presenza di statue di donne-uccello presso il santuario di Artemide Stinfalia a Stinfalo, nell'Arcadia, che si trovava presso un luogo famoso per le sue paludi, precisa una ulteriore loro caratteristica: esse abitano luoghi dove terra ed acqua si toccano, come appunto presso le paludi , o le rocce sul mare dove incontrano Odisseo.
Secondo una variante del mito esse nascono dal sangue scaturito da un corno del dio Acheloo, rappresentato con testa di toro, strappatogli via da Eracle durante la loro lotta; dal sangue che feconda la terra nascerebbero le divine cantrici. Le ninfe come le Sirene occupano il territorio simbolico dell'energia sessuale pura e incontaminata, in procinto di sbocciare alla pienezza; nymphe era infatti anche il nome della ragazza in età di sposarsi, e della giovane moglie.

Questa femminilità perturbante incrementa la sua presenza in epoca ellenistica, quando il mito è sentito sempre più lontano ed affiora al suo posto il gusto del soprannaturale e dei fantasmi. Nei racconti popolari come nelle opere letterarie vi è un'abbondanza di Esseri quali empuse, lamie, ibridi e demoni femminili perversi. Nella Storia Vera di Luciano di Samosata un gruppo d donne dette Onoscelee attira il protagonista e i suoi compagni sulla loro isola, coll'intento di divorarli dopo averli allettati con cibo e sesso; scoperte, esse si dissolvono tramutandosi in acqua. Mutuato dall'episodio omerico, di cui costituisce una parodia, in Luciano il motivo della seduzione è più esplicito e il legame empusai/Sirene chiaro.Nelle Metamorfosi di Apuleio due lamie travestite da ostesse provocano la morte di malcapitati passanti nel loro albergo.
Nell'ambito delle culture antiche i demoni dall'aspetto di uccello si ritrovano anche in ambiente semitico, dove Lilith, demone rapitore di bambini e prostituta, ha anche aspetto avicolo in quanto nome comune che significa civetta o gufo, e popola i deserti (luoghi ai confini del mondo, come le rocce delle sirene omeriche o le isole Strofadi delle Arpie). Nella cultura assiro-babilonese si chiama Lilitu e fa parte di una triade di cui fanno parte anche il demone Lilu e la diavolessa Ardat lili; è il demone della lussuria ma anche del vento e della tempesta.Tutte sono accusate di rapire bambini o ucciderli nel sonno; tutte sono coinvolte in una maternità negata, come Lamia che vede uccisi i propri figli da Era e Lilith dal dio biblico.
L'acqua costituisce l'elemento naturale che si associa con frequenza a tali ibridi femminili; raramente è l'elemento di cui sono costiuite, come per le Onoscelee del racconto di Luciano che si tramutano nell'elemento liquido. Più spesso l'acqua è l'elemento che segna il confine tra il loro mondo e quello civilizzato; in Apuleio la maledizione delle due lamie colpisce i protagonisti dopo aver passato il fiume. Presso i corsi d'acqua vivono le Ninfe e le ondine, le cui eredi del folclore medievale attirano ancora a sè i malcapitati e ne fanno i loro amanti o peggio li divorano. Lo storico greco Dinone affermava che Sirene abitassero sulle sponde dell'Indo e irretissero i viaggiatori, versione che ritorna nel Romanzo di Alessandro del XII secolo.
In epoca medievale la leggenda delle creature acquatiche femminili prende la forma del racconto di Melusina scritto verso il 1400 da Jean d'Arras, che si rivela una donna-serpente. Note al folclore medievale sono anche le donne-cigno, in grado di spogliarsi del fitto piumaggio a loro piacimento.
Tutte queste creature abitano in zone di confine: boschi, corsi d'acqua, fonti esterne alla città. Lo stesso fiume Acheloo, padre delle Sirene, costituiva nella sua realtà geografica il confine dell'Etolia e dell'Acarnania, regioni al confine nord-ovest del mondo civilizzato delle poleis greche.

Proprio questa dimensione del limite e del confine è forse quella più adatta a spiegare "cosa" simboleggiasse in definitiva la Sirena dell'antichità, cosa cioè fosse reso chiaro dalla sua presenza: la segnalazione di un limite, il passaggio a qualcosa d'altro; e ciò è vero sia quando i santuari delle Sirene nel mare Tirreno segnalavano l'inizio della zona degli empori commerciali per chi veniva da oriente; sia in senso figurato, essendo presenti nella simbologia legata ai riti di passaggio femminili tra infanzia ed età adulta; sia sottolineando il passaggio più cruciale, la fine della vita umana e il transito verso le sedi oltremondane nei riti funerari. Legata a culti ben più antichi di quelli della religione olimpica, la Sirena greca testimonia sia lo sgomento e il terrore che oltrepassare un limite comporta, sia la promessa seduttiva di orizzonti diversi e più avanzati, testimone di un raffinatissimo stile di pensiero ben precedente il patriarcale dominio di Zeus.