Donne e conoscenza storica

 

Libri

Recensioni

pag.1
pag.2
pag.3
pag.4

 

 


Mentre nella madrepatria la raffigurazione della Sirena rimane alquanto limitata, nell'arte greca d'Occidente essa diviene un motivo iconografico frequente. Il suo atteggiamento non è triste come quello della Sirena funeraria vista in Attica, ma appare al contrario in contesti di lietitudine e benessere; frequente è il motivo della Sirena musicante che suona l'aulòs in mezzo a tralci di vite e vegetazione lussureggiante.
L'iconografia occidentale della Sirene risente fortemente di un tipo di spiritualità che si diffonde nelle colonie magnogreche tra IV e III secolo a.Cr., permeata dalle dottrine religiose pitagoriche ed orfiche. Al centro di queste credenze è posta la fede nell'immortalità dell'anima ed il suo ricongiungimento con il divino dopo la morte e la liberazione dal corpo.
Nella pittura che decora vasi destinati al corredo funebre dei defunti la Sirena occupa abitualmente la parte alta del vaso, a chiudere e quasi coronare le scene mitologiche raffigurate nella parte centrale del vaso, di significato vario ma sempre legate alla conquista dell'immortalità e al futuro soggiorno dell'anima nel regno dei Beati.
Figure di Sirene compaiono anche su vasi destinati al corredo nuziale della donna, cui sono spesso associate esseri mitologici appartenenti al corteggio di Afrodite, come Eros e i piccoli eroti volanti, e dionisiaco, come i Satiri, a simboleggiare come nel matrimonio si perpetui un'idea di rigenerazione della vita che a livello ultraterreno è rappresentato dal dio Dioniso fatto a pezzi dai Titani e risorto a nuova vita. La Sirena rappresenta qui l'estasi provata dall'anima nella riunificazione col divino e lo stesso stato di beatitudine eterna per l'anima di chi durante la vita ha compiuto il necessario percorso di purificazione.

La Sirena occidentale diventa inoltre sempre più connotata da un'aura erotica; la rappresentazione del busto florido, i capelli accuratamente intrecciati di nastri, l'ornamento di gioielli alle orecchie ed al collo, contribuiscono a dare alla Sirena un aspetto seduttivo simile a quello di una giovane etera. Anche nella Commedia di epoca ellenistica il paragone etere/Sirene viene più spesso alla luce, spia di una desacralizzazione della Sirena mitologica sempre più evidente.
Ma anche in tempi antichi il legame tra Sirena ed Afrodite è attestato, se non dal culto ufficiale , dall'uso quotidiano di ornare con immagini di Sirena oggetti di toeletta femminili come specchi, vasi per l'acqua, contenitori per cerimonie nuziali.
Nei testi letterari si viene precisando il legame tra Sirena e mondo femminile dell'adolescenza, già nella lirica corale e definitivamente nella tragedia (per Sofocle esse sono le Korai, le fanciulle, Euripide le chiama parthenoi); assimilandole ad altri ibridi femminili della mitologia greca come la Sfinge detta meixoparthenos da Euripide nelle Fenicie, e come l'echidna incontrata da Eracle in Erodoto (IV 9,1)
Secondo i racconti mitici esse erano presenti al ratto di Persefone da parte di Ade, momento cruciale in cui la fanciulla passa alla condizione di gyne, donna sposata e regina del mondo dei morti; ma non seguono la fanciulla nel suo processo di trasformazione. Secondo altre tradizioni furono fanciulle punite da Afrodite per avere trascurato l'amore e mutate in uccelli; la leggenda di Partenope racconta che fuggì dai propri pretendenti, si tagliò i capelli e si rifugiò nel golfo di Napoli da cui la città prese il nome.

Sirena prostituta allora, o Sirena vergine? Esse incarnano ugualmente le due facce di una femminilità non giustamente incanalata nei canoni della procreazone e dell'inserimento nel gruppo sociale a tutela del valore della famiglia patriarcale e dell'oikos del marito.

Il legame tra la Sirena e il culto sia di Afrodite che di Persefone è particolarmente evidente nei pinakes rinvenuti a Locri Epizefiri nella Calabria magnogreca. Su queste tavolette di terracotta offerte come ex voto nei templi sono effigiate scene rituali in cui giovani donne si preparano alle nozze offrendo oggetti cultuali ad una dea o sacerdotessa assisa in trono. Sotto una cassapanca destinata a contenere il corredo nuziale è spesso ritratta una sirena o un gallo.
Il rinvenimento di questo tipo di tavolette votive sia nel l'area del santuario di Afrodite che in quello di Persefone conferma la non ancora netta separazione dei due culti in ambito locrese e la venerazione forse di due aspetti di una unica dea cui la Sirena farebbe da animale totemico di riferimento.
Anche nella madrepatria, nella dorica Sparta, divinità femminili quali Persefone, Afrodite, Elena e Artemide avevano un culto riconosciuto; i templi di Persefone e Afrodite sorgevano uno di fronte all'altro secondo Pausania, a conferma di un culto associato. Dal tempio di Artemide Orthia provengono alcune tra le più antiche testimonianze di raffigurazioni di Sirene nel mondo greco. Il culto è attestato sin dall'età del ferro, quando Orthia doveva essere venerata come una grande dea dai molti nomi, e moltissime figurine sono state ritrovate in loco rappresentanti il vario corteggio della dea, da geni alati a sfingi, tori, leoni, cavalli, e naturalmente la sirena. La musica era importante nel culto di Orthia , come testimoniano il ritrovamento di auloi in osso e figurine di musicanti. Sia Senofonte che Plutarco parlano di complessi riti di passaggio che si svolgevano presso il tempio; per le ragazze si trattava dal passaggio al servizio della dea, che comprendeva la partecipazione a gruppi femminili e cori dediti al canto e alla danza rituali, all'ingresso nella comunità cittadina in forma di mogli e madri atrraverso le nozze, spesso rappresentate nei pinakes votivi col motivo del ratto, come quello di Elena rapita da Teseo mentre era al servizio del tempio. La Sirena si accompagna come simbolo visivo a quella stagione della femminilità ancora senza esperienza e in certo senso selvaggia, non addomesticata dall'incontro con l'uomo e dalla maternità.

continua