Donne e conoscenza storica

 

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Che rapporto intercorre tra Sirene e Muse, le divine ispiratrici del canto invocate da Esiodo all'inizio della Teogonia?
Se le Sirene cantano per gli uomini, le Muse cantano per gli dei; nell'Inno ad Apollo esse si definiscono sue seguaci e al loro canto si accompagna la danza delle Cariti, delle Ore, di Armonia, Febe ed Afrodite. Esse incarnano la charis ossia la piacevolezza estetica, il bello in sè, fruito in piena consapevolezza, mentre le Sirene evocano lo sconvolgimento dionisiaco e la perdita di sé nel parossismo rituale.
Già per gli eruditi antichi il rapporto Muse /Sirene era problematico, alcuni sistemavano la cosa facendo delle Sirene le figlie della Musa Tersicore, o di Melpomene o di Calliope.
Ma è a Delfi presso il santuario e l'oracolo del dio Apollo che il legame si chiarisce. Un frammento molto corrotto del Peana 8 di Pindaro ricostruisce la storia del santuario di Delfi, già molto antica al tempo del poeta. Prima del tempio di pietra vi furono a Delfi tre templi primitivi: uno costruito con rami di alloro a forma di capanna, il successivo fatto di cera di api e piume di uccello, poteva volare, e lo fece infatti fino al paese degli Iperborei; il terzo di bronzo, opera di Atena ed Efesto, sul cui frontone cantavano sei incantatrici (Keledones) d'oro. Gli Olimpi distrussero questo tempio sprofondandolo in una voragine della Terra perchè questo canto causava l'oblio delle occupazioni consuete e della famiglia negli uomini . Erano dunque le Sirene queste mitiche incantatrici delfiche?
Sappiamo dall'inno pseudo-omerico ad Apollo che il culto del dio si insediò a Delfi scalzando un precedente culto della Madre Terra. Il mito delle Keledones dalla voce di Sirene precipitate sotto terra potrebbe rappresentare simbolicamente l'affossamento dell'antica religione ctonia e l'insediamento della sacerdotessa Pizia ispirata da Atena e Mnemosyne il nuovo ordine olimpico. All'antica potenza della voce tratta direttamente dal contatto con le potenze telluriche si sostituisce un ordine di mediatori divini (gli dei olimpici) custodi del potere e del sapere del mondo superiore.
Sempre a Delfi Filostrato ci testimonia (nella Vita di Apollonio di Tiana 6,11 ) che appese al soffitto del tempio in antichità fossero appese delle iynges d'oro che possedevano il fascino delle Sirene.La iynx era una ruota dotata di un'impugnatura che si faceva girare per ottenere un incantesimo d'amore. Secondo Pindaro fu Afrodite ad inventare la iynx (Pitiche 4 213-219 Snell) per legare d'amore Medea e Giasone. Lo strumento era noto nell'antichità nelle pratiche magiche ed incantatorie, e la sua presenza a Delfi rafforza il tema dell'incantesimo della voce di tipo sirenico.

Nella grecità orientale la Sirena assume dunque un carattere di demone del suono legato al culto della Terra, alle credenze antiche appartenenti alla religione pre-olimpica praticata nell'antico santuario delfico.
In Occidente la figura della Sirena appare inserita in un filone parallelo a quello omerico, testimoniato anche dall'abbondanza di nomi geografici dell'Italia meridionale legato ad esse, da un gruppo di isole presso la penisola sorrentina note come Sirenusse o un luogo presso la stessa penisola detto "scoglio delle Sirene". Molti santuari legati al loro culto costellavano le coste tirreniche ed anche si venerava una tomba della Sirena, legata alla leggenda che le vedeva gettarsi in mare per lo scorno subito dallo stratagemma di Odisseo.
Esse erano conosciute in occidente coi nomi di Partenope (voce verginale), Ligeia (la squillante) Leucosia (la dea bianca) e i loro santuari erano non casualmente disposti lungo le linee della colonizzazione greca del Tirreno meridionale tra lo stretto di Messina e il golfo di Napoli. Erano divinità legate al mare e alla costa e venerate come demoni benevoli poste a tutela dei naviganti nei bracci di mare pericolosi.

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