Studiando
i materiali greci antichi riguardanti la figura della Sirena, colpisce la diversità
dei contesti in cui essa compare.
Dalla più famosa presenza come mostri
mitologici nell'Odissea, dove minacciano l'eroe al passaggio della sua nave, alla
rappresentazione del lutto nella scultura funeraria, accompagnatrici delle fanciulle
nei riti di passaggio connessi alla pubertà, concelebranti del rituale
dionisiaco nella ceramica dipinta .Si tratta della stessa figura mitologica, e
come è possibile riunificare questi disparati campi concettuali?
Loredana
Mancini sceglie di isolare tre motivi narrativi, quasi tre variazioni su un unico
tema musicale evocato dalla presenza della Sirena:1) l'incantesimo della voce,
2) la femminilità perturbante, 3) la collocazione ai margini del mondo
e dell'umano, cui corrispondono le tre sezioni del libro. Essa valuta sia testimonianze
letterarie che archeologiche, motivi folclorici, sopravvivenze rituali in manufatti
artistici, anche in civiltà prossime a quella greca, in una prospettiva
trans-culturale.
Le testimonianze letterarie, Odissea in testa, privilegiano
l'aspetto delle Sirene in quanto cantrici.Il tema della potenza del canto è
centrale nel poema omerico, che è la più antica testimonianza letteraria
a citare le Sirene. Rappresentano il primo dei pericoli che Odisseo deve affrontare
nel viaggio di ritorno ad Itaca, da cui Circe lo ha messo in guardia suggerendogli
lo stratagemma dei tappi di cera nelle orecchie per proteggersi dall'incantesimo
sonoro.
In Omero
(vv. 39-54) la descrizione delle Sirene è davvero minima: si sa che abitano
un prato fiorito su un'isola e incantano i marinai al loro passaggio, conducendoli
a morte non si dice se per inedia, causando loro l'oblio di ogni cosa, o per sbranamento
o altro.
Alcune fonti figurative consentono di capire che nell'immaginario
greco la Sirena era un essere ibrido dal corpo di uccello e dal volto umano. Negli
sviluppi successivi dell'arte greca esse acquistano via via un aspetto più
umano; vengono dotate di braccia e mani, utilizzate per impugnare strumenti musicali,
l'aulòs o flauto a due canne e la lira. Spesso si accompagna alle due Sirene
musicanti una terza ritratta in atto di cantare. In cosa consistesse il canto
delle Sirene è stato oggetto di dibattito critico per secoli; oggi si ritiene
che esso fosse in collegamento con la sfera rituale.
Prima in Asia Minore,
già dal VI secolo a. C. e poi anche in Attica dopo il IV secolo a.C., è
d'uso porre statue di Sirene musicanti a segnacolo di sepolture, con allusione
al canto funebre che accompagnava il defunto durante le esequie.Le fonti ricordano
che sia la tomba di Sofocle che quella di Isocrate erano decorate da un'immagine
di Sirena.
Nell'Elena di Euripide, Elena (vv. 168 sgg. ) intende intonare
un canto di dolore per le perdite e i lutti seguiti alla guerra di Troia; il coro
la invita ad evocare "le vergini figlie della Terra, le Sirene". Questo
passo chiarisce il loro coinvolgimento con la sfera funeraria in quanto conoscono
il tipo di canto appropriato per mettere in comunicazione vivi e morti, recando
consolazione ai primi. Ma se il loro canto appare il più appropriato per
il rituale funerario, esso non si limita a questo: nel Partenio 2 (frg. 94 b)
di Pindaro una coreuta afferma di voler imitare con il suono dell' aulòs
la voce della Sirena capace di eccitare le tempeste e l'impeto del mare.
Il
canto della Sirena, o alla maniera della Sirena, sembra in grado di controllare
e scatenare gli elementi naturali, il vento in particolare; anche Esiodo nel Catalogo
delle Donne afferma che sono loro ad incantare i venti (fr 28 Merkelbach).
Il ruolo del canto è dunque di tipo rituale, a protezione dai fenomeni
atmosferici e connesso con un culto agrario. La Sirena è l'esperta cui
gli uomini si rivolgono per mettersi in contatto con la sfera divina.
A confermare
le fonti letterarie sono anche le arti figurative; su molti vasi dipinti è
presente la Sirena in un contesto rituale spesso collegato al dionisismo e al
mondo del vino, dove sono ritratte insieme a danzatori recanti coppe e tralci
di vite.
La qualità del suono del canto delle Sirene doveva ricordare,
per tornare a Odisseo, il suono ripetitivo e modulato dei canti rituali ancora
in uso presso alcuni popoli mediterranei, il cui effetto ipnotico è simile
al ronzio delle api o al frinire della cicala, o al chiacchiericco delle donne.
L'episodio omerico appare quindi piuttosto isolato nell'attribuire al canto delle
Sirene una qualità artistica e razionale piuttosto che una qualità
rituale in cui la parola è secondaria.
continua