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Materiali
mobili caratterizzano la composizione dell'ultimo volume di Letizia Lanza,
Diabolica. Da oggi a ieri. Mobilità per essere comparsi ancora
prima sul web che sulla carta stampata; mobilità per l'oscillazione complessa
tra il passato dell'antichità greca e romana, campo specialistico dell'autrice
fino al medioevo stilnovista, e il presente dove i poeti e le poete di oggi districano
le matasse di un sé complesso e contraddittorio; mobili infine per l'eguale
interesse (empatia?) per il fare poetico colto nel suo improvviso guizzare e manifestarsi
e il rigore storico-filologico della esegesi critica.
Letizia fa ricordare
che la scienza, sia ricostruzione filologica, storica, o critica d'arte, non è
un morto esercizio accademico, ma la vita stessa delle parole, applicate ad altre
parole o forme di espressione dell'umano. Il primo saggio è significativamente
una riflessione sull'oggi, di come la voce poetica femminile abbia cercato nello
scorso secolo un modo per dirsi affrontando il baratro concettuale di non essere
contemplate come soggetto del discorso; per alcune è stato necessario rifiutare
lo stile prevalente, ossia l'ermetismo (Antonia Pozzi, Margherita Guidacci, Giulia
Niccolai); cosa non altrettanto vera però per altre, come Cristina Campo.
La necessità per tutte è quella di liberarsi del superfluo, del
ridondante: poche righe essenziali, mezza pagina ma in grado di bloccare il senso
che corre via sfuggendo.Chiarezza ricercata a prezzo di una laboriosità
che manipoli il verso fino a mettere a nudo l'essenziale, l'urgente, il nocciolo.
Una
poesia esigente forma lettrici altrettanto all'altezza; così Quando
lo smalto si appanna: Bianca G. Tarozzi mette a confronto lo stile sobrio,
essenziale ma pieno di pathos della poeta rintracciabile nella raccolta Prima
e dopo (contenuta in un Quaderno di Via Dogana - "fulgidi briluccichii- dei
quali però sembra che appena un riflesso barbagli ancora oggi, sbiadito"p.21).
con le scialbe didascalie poetiche che accompagnano una recente mostra di immagini
dal Venezuela della fotografa Nijole Kudirka, dove la semplicità si stempera
in banalità e le "chiose poetiche" si fanno "solo esteriori,
esornative" (p.24.) Mestiere poetico che sostituisce l'esserci con il voler
esserci, che finisce per coniare moneta poeticamente fasulla non all'altezza delle
prove migliori.
Oro invece, di puro e finissimo conio, ci informa Letizia
scorrere nelle ultime due raccolte poetiche di Paolo Valesio Ogni meriggio può
arrestare il mondo.Trenta sonetti 1987-2000 e Volano in cento (Poesie 1999-2001)
. Poesie come dardi (Dardi si intitolano appunto le poesie della seconda raccolta
) lanciati all'inseguimento di un Dio sfuggente fra preghiera e scontro (Ruggisco
e grigno ai piedi/ del gran trono di Dio, recita il Dardo 41), impossibilità
di sottrarsi alla ricerca della Verità e quindi della poesia e fallimento
quotidiano per troppa flebilità di amore e di mezzi umani e poetici. Impossibilità/necessità
di elevazione che frustra l'uomo ma alimenta il poeta con un nutrimento indigesto,efficace
però a spalancare le porte della creazione letteraria sotto un segno faustiano-cristiano
che intuisce senza averne possibilità di verifica la propria chiave di
redenzione.
A questo trittico sulla poesia segue un cammeo sul veneto
pre-romano sulle orme del romanzo La voce della Dea di Federico Moro, che
ricostruisce un complesso corpus di leggende sulla popolazione degli antichi Euganei
e poi Veneti, adoratori di una grande dea che portava il nome di Pora, chiamata
poi dai Veneti Reitia. Sulla scorta del racconto di Tito Livio l'autore ricostruisce
le vicende del re spartano Cleonimo approdato in territorio adriatico nel 302-301
a.Cr. a seguito della sfortunata campagna in aiuto della città Taranto,
che lo vede sconfitto dalla flotta romana; inoltrandosi a fatica nelle basse acque
del Brenta, saccheggia e mette a fuoco le campagne patavine, suscitando la riscossa
delle genti italiche che scacciano assieme agli Spartani anche le tribù
celtiche che li accerchiavano, con la finale consacrazione delle armi nemiche
nel santuario appunto della grande Dea. A difesa del tempio e dei suoi tesori
Moro immagina vi sia la giovane sacerdotessa Nerka Trostiaia, che con l'aiuto
della Dea che le ispira profetici sogni difenderà il suo popolo fino alla
vittoria finale.
La Musa seducente di Francesca Santucci rende conto
di una personale antologia di scrittrici compilata dalla giovane autrice intitolata
Donna non sol ma torna musa all'arte, che spazia dalle antiche prove poetiche
di Saffo, alle ellenistiche Erinna, Anite, Nosside; al medievo di Christine de
Pizan , al rinascimento di Vittoria Colonna e Isabella Morra, alle più
vicine Jane Asten, Elizabeth Barret Browning, Emily Dickinson, le sorelle Bronte;
ventinove ritratti di scrittrici scelte col criterio per cui ognuna "mi ha
insegnato qualcosa, a tutte le loro vicende personali mi sono appassionata e tutte
le ho amate, perchè dietro ogni verso, ogni rigo, ogni sola parola ho trovato
celati un dolore, una lacrima, una sofferenza, un'insofferenza, una protesta,
un'inquietudine, una disperazione, un grido di solitudine, un canto d'amore"(
p. 49); composizione che potrebbe essere benissimo figlia del fondamentale Catalogo
n. 2 -Le madri di tutte noi della Libreria delle Donne di Milano, in cui le protagoniste
della ricerca erano spinte a trovare un'autrice di riferimento non in relazione
al valore letterario delle opere, ma ricercando una voce che potesse interpretare
l'autorità simbolica femminile per la singola lettrice.
Donnestranedonne
è la riproposizione di quattro studi progettati per Libreria donna (ww.libreriadonna.com),
dedicati all'antica figura religiosa della Grande Dea nel Mediterraneo, al culto
di Iside in Egitto e il riferimento alla regalità femminile, alla regalità
mesopotamica di Semiramide, alla nobile figura femminile della romana Lucrezia
; eccezionali figure di donne che hanno in comune la ricostruzione della penna
trecentesca di Christine de Pizan nel suo La cité des dames.
Segue
la sezione di tre vasti studi su Medea, Semiramide, Iside. Medea è il personaggio
di donna più controverso dell'antichità, ma la ricostruzione delle
diverse tradizioni mitiche (superstiti spesso solo in frammenti) su di lei consente
di renderci conto che il racconto euripideo rappresenta l'estrema forzatura di
caratteristiche inquietanti per il mondo greco (estraneità culturale, diversità
etnica, sapere legato ad antiche tradizioni) riplasmate per dare vita a un personaggio
estremo e indomabile, funzionale a una tragedia dalla soluzione impossibile.
Anche
su Semiramide la tradizione è divisa tra l'attribuzione di odiose nefandezze
e grandiosità delle opere. Erodoto ne esalta le opere pubbliche - i famosi
argini sull'Eufrate, la fondazione di Babilonia e dei grandiosi giardini pensili,
come ricorda Curzio Rufo, l'annessione dell'Etiopia e l'espansione del regno fino
all'India, precorrendo il Macedone. Ma presso altri autori (Giuliano l'Apostata
nel IV sec, Paolo Orosio nel V secolo) l'intraprendenza diviene perversità,
e i costumi sessuali diversi lussuriosità e brama di sangue, e così
ne trasmettono il ricordo Dante e Boccaccio. Solo Christine de Pizan le restituisce
il riconoscimento di doti non comuni di forza e intraprendenza.
Lo studio
su De Iside e Osiride di Plutarco ripercorre il mito egizio di creazione che vede
protagonisti Iside e Osiride, il figlio Horus e il diabolico Seth , interpretati
come forze naturali in perenne opposizione, quelle distruttive e disgreganti rappresentate
dal cattivo Seth e quelle della vita e della rigenerazione impersonate da Iside.
Si
torna ai miti greci con Asterione tra ieri e oggi. Prove di lettura, in cui vengono
accostate due letture moderne del mito del Minotauro, quella della Casa di Asterione
di J.L. Borges e la meno conosciuta lettura italiana di Paolo Puppa (in Famiglie
di Notte). Borges fa del mostro terrorizzante di Creta una vittima dell'incomprensione
e della solitudine, un misantropo gentile ma inascoltato; la sua impossibilità
di mostrarsi in pubblico senza suscitare il panico l'ha reso chiuso, isolato nella
casa dalle infinite porte; egli attende un redentore che lo liberi dalla sua condizione,
e lo troverà in un Teseo misericordioso, cui il Minotauro si consegna con
un senso di liberazione(<lo crederesti, Arianna? Il Minotauro non si è
quasi difeso>). Puppa invece immagina un Minotauro giovane e malato, prigioniero
in una casa in cui la madre Pasifae si disinteressa di lui e la sorella Arianna
pur servizievole gli fa capire che presto si sposerà e non vi sarà
più posto per lui nella casa. Odiatore della luce, concentrato su un autoerotismo
che sembra il suo unico modo di esprimersi, il mostro ha perso tutta la terribilità
del mito per conservare solo l'orrore della malattia del corpo. Il vendicatore
Teseo si presenta qui come un giovanotto vestito sportivamente che corteggia sua
sorella Arianna in concorrenza con un tale altro Bacco che fa recapitare costosi
regali in bottiglie di vino.
Due inediti chiudono il libro: Antonio
vs Cleopatra. Cronaca di una passione e Eros e lo stilnuovo. Andirivieni fantasmatico;
il primo è una ricostruzione, ancora sulla traccia di Plutarco (Vita di
Antonio), della passione tra il generale romano e la regina egizia, tra strategia
politica, eros, seduzione, capricci del destino, dramma finale; una storia tra
Storia e ricostruzione dei comportamenti anomali, esagerati dei due amanti, eccezionali
anche nell'arte di degustare assieme la vita e forse tratti nell'identico destino
di morte da questa assenza di misura e di limite e amore per l'eccesso. L'andirivieni
dell'ultimo saggio avviene invece tra il codice amoroso della poetica dello stilnovo,
scuola in cui Dante riconosceva i suoi grandi maestri Guido Guinizzelli e Guido
Cavalcanti, e i suoi precedenti nella poesia erotica greca (dall'antichità
con Ibico, Alcmane, alla tarda produzione di Meleagro di Gàdara rifluita
nell'Antologia Palatina) e romana con Ovidio, Lucrezio, La Didone virgiliana .
L'immagine dell'oggetto d'amore si addensa fino a diventare un vero simulacro,
una sorta di visione interiore prodotta inizialmente dalla vista dell'essere amato
e poi riprodotta incessantemente dalle facoltà interiori dell'amante, eidolon
o fantasma del vero essere che acquista vita propria e della cui vita l'amante
vive di riflesso.Dalla
complessità dei materiali studiati emerge come motore di fondo la necessità
di rileggere il passato con occhi di donna riconsegnando al femminile il necessario
ruolo di altro polo della narrazione, senza di cui al mondo manca un'intera dimensione;
e l'amore per la poesia come sorgente e flusso vitale che scorre portando nella
corrente temporale sempre nuove voci che chiedono il beneficio dell'ascolto e
della condivisione della condizione umana.
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