Donne e conoscenza storica
    

Recensioni 2005

 

Letizia Lanza, Diabolica. Da oggi a ieri, Supernova, 2004

di Gabriella Freccero

 

 



Materiali mobili caratterizzano la composizione dell'ultimo volume di Letizia Lanza, Diabolica. Da oggi a ieri. Mobilità per essere comparsi ancora prima sul web che sulla carta stampata; mobilità per l'oscillazione complessa tra il passato dell'antichità greca e romana, campo specialistico dell'autrice fino al medioevo stilnovista, e il presente dove i poeti e le poete di oggi districano le matasse di un sé complesso e contraddittorio; mobili infine per l'eguale interesse (empatia?) per il fare poetico colto nel suo improvviso guizzare e manifestarsi e il rigore storico-filologico della esegesi critica.

Letizia fa ricordare che la scienza, sia ricostruzione filologica, storica, o critica d'arte, non è un morto esercizio accademico, ma la vita stessa delle parole, applicate ad altre parole o forme di espressione dell'umano.
Il primo saggio è significativamente una riflessione sull'oggi, di come la voce poetica femminile abbia cercato nello scorso secolo un modo per dirsi affrontando il baratro concettuale di non essere contemplate come soggetto del discorso; per alcune è stato necessario rifiutare lo stile prevalente, ossia l'ermetismo (Antonia Pozzi, Margherita Guidacci, Giulia Niccolai); cosa non altrettanto vera però per altre, come Cristina Campo. La necessità per tutte è quella di liberarsi del superfluo, del ridondante: poche righe essenziali, mezza pagina ma in grado di bloccare il senso che corre via sfuggendo.Chiarezza ricercata a prezzo di una laboriosità che manipoli il verso fino a mettere a nudo l'essenziale, l'urgente, il nocciolo.

Una poesia esigente forma lettrici altrettanto all'altezza; così Quando lo smalto si appanna: Bianca G. Tarozzi mette a confronto lo stile sobrio, essenziale ma pieno di pathos della poeta rintracciabile nella raccolta Prima e dopo (contenuta in un Quaderno di Via Dogana - "fulgidi briluccichii- dei quali però sembra che appena un riflesso barbagli ancora oggi, sbiadito"p.21). con le scialbe didascalie poetiche che accompagnano una recente mostra di immagini dal Venezuela della fotografa Nijole Kudirka, dove la semplicità si stempera in banalità e le "chiose poetiche" si fanno "solo esteriori, esornative" (p.24.) Mestiere poetico che sostituisce l'esserci con il voler esserci, che finisce per coniare moneta poeticamente fasulla non all'altezza delle prove migliori.

Oro invece, di puro e finissimo conio, ci informa Letizia scorrere nelle ultime due raccolte poetiche di Paolo Valesio Ogni meriggio può arrestare il mondo.Trenta sonetti 1987-2000 e Volano in cento (Poesie 1999-2001) . Poesie come dardi (Dardi si intitolano appunto le poesie della seconda raccolta ) lanciati all'inseguimento di un Dio sfuggente fra preghiera e scontro (Ruggisco e grigno ai piedi/ del gran trono di Dio, recita il Dardo 41), impossibilità di sottrarsi alla ricerca della Verità e quindi della poesia e fallimento quotidiano per troppa flebilità di amore e di mezzi umani e poetici. Impossibilità/necessità di elevazione che frustra l'uomo ma alimenta il poeta con un nutrimento indigesto,efficace però a spalancare le porte della creazione letteraria sotto un segno faustiano-cristiano che intuisce senza averne possibilità di verifica la propria chiave di redenzione.

A questo trittico sulla poesia segue un cammeo sul veneto pre-romano sulle orme del romanzo La voce della Dea di Federico Moro, che ricostruisce un complesso corpus di leggende sulla popolazione degli antichi Euganei e poi Veneti, adoratori di una grande dea che portava il nome di Pora, chiamata poi dai Veneti Reitia. Sulla scorta del racconto di Tito Livio l'autore ricostruisce le vicende del re spartano Cleonimo approdato in territorio adriatico nel 302-301 a.Cr. a seguito della sfortunata campagna in aiuto della città Taranto, che lo vede sconfitto dalla flotta romana; inoltrandosi a fatica nelle basse acque del Brenta, saccheggia e mette a fuoco le campagne patavine, suscitando la riscossa delle genti italiche che scacciano assieme agli Spartani anche le tribù celtiche che li accerchiavano, con la finale consacrazione delle armi nemiche nel santuario appunto della grande Dea. A difesa del tempio e dei suoi tesori Moro immagina vi sia la giovane sacerdotessa Nerka Trostiaia, che con l'aiuto della Dea che le ispira profetici sogni difenderà il suo popolo fino alla vittoria finale.

La Musa seducente di Francesca Santucci rende conto di una personale antologia di scrittrici compilata dalla giovane autrice intitolata Donna non sol ma torna musa all'arte, che spazia dalle antiche prove poetiche di Saffo, alle ellenistiche Erinna, Anite, Nosside; al medievo di Christine de Pizan , al rinascimento di Vittoria Colonna e Isabella Morra, alle più vicine Jane Asten, Elizabeth Barret Browning, Emily Dickinson, le sorelle Bronte; ventinove ritratti di scrittrici scelte col criterio per cui ognuna "mi ha insegnato qualcosa, a tutte le loro vicende personali mi sono appassionata e tutte le ho amate, perchè dietro ogni verso, ogni rigo, ogni sola parola ho trovato celati un dolore, una lacrima, una sofferenza, un'insofferenza, una protesta, un'inquietudine, una disperazione, un grido di solitudine, un canto d'amore"( p. 49); composizione che potrebbe essere benissimo figlia del fondamentale Catalogo n. 2 -Le madri di tutte noi della Libreria delle Donne di Milano, in cui le protagoniste della ricerca erano spinte a trovare un'autrice di riferimento non in relazione al valore letterario delle opere, ma ricercando una voce che potesse interpretare l'autorità simbolica femminile per la singola lettrice.

Donnestranedonne è la riproposizione di quattro studi progettati per Libreria donna (ww.libreriadonna.com), dedicati all'antica figura religiosa della Grande Dea nel Mediterraneo, al culto di Iside in Egitto e il riferimento alla regalità femminile, alla regalità mesopotamica di Semiramide, alla nobile figura femminile della romana Lucrezia ; eccezionali figure di donne che hanno in comune la ricostruzione della penna trecentesca di Christine de Pizan nel suo La cité des dames.

Segue la sezione di tre vasti studi su Medea, Semiramide, Iside. Medea è il personaggio di donna più controverso dell'antichità, ma la ricostruzione delle diverse tradizioni mitiche (superstiti spesso solo in frammenti) su di lei consente di renderci conto che il racconto euripideo rappresenta l'estrema forzatura di caratteristiche inquietanti per il mondo greco (estraneità culturale, diversità etnica, sapere legato ad antiche tradizioni) riplasmate per dare vita a un personaggio estremo e indomabile, funzionale a una tragedia dalla soluzione impossibile.

Anche su Semiramide la tradizione è divisa tra l'attribuzione di odiose nefandezze e grandiosità delle opere. Erodoto ne esalta le opere pubbliche - i famosi argini sull'Eufrate, la fondazione di Babilonia e dei grandiosi giardini pensili, come ricorda Curzio Rufo, l'annessione dell'Etiopia e l'espansione del regno fino all'India, precorrendo il Macedone. Ma presso altri autori (Giuliano l'Apostata nel IV sec, Paolo Orosio nel V secolo) l'intraprendenza diviene perversità, e i costumi sessuali diversi lussuriosità e brama di sangue, e così ne trasmettono il ricordo Dante e Boccaccio. Solo Christine de Pizan le restituisce il riconoscimento di doti non comuni di forza e intraprendenza.

Lo studio su De Iside e Osiride di Plutarco ripercorre il mito egizio di creazione che vede protagonisti Iside e Osiride, il figlio Horus e il diabolico Seth , interpretati come forze naturali in perenne opposizione, quelle distruttive e disgreganti rappresentate dal cattivo Seth e quelle della vita e della rigenerazione impersonate da Iside.

Si torna ai miti greci con Asterione tra ieri e oggi. Prove di lettura, in cui vengono accostate due letture moderne del mito del Minotauro, quella della Casa di Asterione di J.L. Borges e la meno conosciuta lettura italiana di Paolo Puppa (in Famiglie di Notte). Borges fa del mostro terrorizzante di Creta una vittima dell'incomprensione e della solitudine, un misantropo gentile ma inascoltato; la sua impossibilità di mostrarsi in pubblico senza suscitare il panico l'ha reso chiuso, isolato nella casa dalle infinite porte; egli attende un redentore che lo liberi dalla sua condizione, e lo troverà in un Teseo misericordioso, cui il Minotauro si consegna con un senso di liberazione(<lo crederesti, Arianna? Il Minotauro non si è quasi difeso>). Puppa invece immagina un Minotauro giovane e malato, prigioniero in una casa in cui la madre Pasifae si disinteressa di lui e la sorella Arianna pur servizievole gli fa capire che presto si sposerà e non vi sarà più posto per lui nella casa. Odiatore della luce, concentrato su un autoerotismo che sembra il suo unico modo di esprimersi, il mostro ha perso tutta la terribilità del mito per conservare solo l'orrore della malattia del corpo. Il vendicatore Teseo si presenta qui come un giovanotto vestito sportivamente che corteggia sua sorella Arianna in concorrenza con un tale altro Bacco che fa recapitare costosi regali in bottiglie di vino.

Due inediti chiudono il libro: Antonio vs Cleopatra. Cronaca di una passione e Eros e lo stilnuovo. Andirivieni fantasmatico; il primo è una ricostruzione, ancora sulla traccia di Plutarco (Vita di Antonio), della passione tra il generale romano e la regina egizia, tra strategia politica, eros, seduzione, capricci del destino, dramma finale; una storia tra Storia e ricostruzione dei comportamenti anomali, esagerati dei due amanti, eccezionali anche nell'arte di degustare assieme la vita e forse tratti nell'identico destino di morte da questa assenza di misura e di limite e amore per l'eccesso.
L'andirivieni dell'ultimo saggio avviene invece tra il codice amoroso della poetica dello stilnovo, scuola in cui Dante riconosceva i suoi grandi maestri Guido Guinizzelli e Guido Cavalcanti, e i suoi precedenti nella poesia erotica greca (dall'antichità con Ibico, Alcmane, alla tarda produzione di Meleagro di Gàdara rifluita nell'Antologia Palatina) e romana con Ovidio, Lucrezio, La Didone virgiliana . L'immagine dell'oggetto d'amore si addensa fino a diventare un vero simulacro, una sorta di visione interiore prodotta inizialmente dalla vista dell'essere amato e poi riprodotta incessantemente dalle facoltà interiori dell'amante, eidolon o fantasma del vero essere che acquista vita propria e della cui vita l'amante vive di riflesso.

Dalla complessità dei materiali studiati emerge come motore di fondo la necessità di rileggere il passato con occhi di donna riconsegnando al femminile il necessario ruolo di altro polo della narrazione, senza di cui al mondo manca un'intera dimensione; e l'amore per la poesia come sorgente e flusso vitale che scorre portando nella corrente temporale sempre nuove voci che chiedono il beneficio dell'ascolto e della condivisione della condizione umana.