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Judith
Butler, La rivendicazione di Antigone. La parentela tra
la vita e la morte, Traduzione di Isabella Negri, Bollati
Boringhieri, Torino, 2003
di
Gabriella Freccero
Antigone
ha affascinato nei secoli filosofi e letterati, e da ultimo
il femminismo e i movimenti radicali che la assumono volentieri
a simbolo di una resistenza contro un potere che non tiene
conto delle necessità degli individui, cieco e maschilista.
Judith Butler si domanda in questo saggio se identificare
Antigone come eroina dei diritti degli individui e della famiglia
non sia che una ennesima trappola di ciò che lei chiama
il paradigma eterosessuale. Ricordiamo che Butler nel suo
più importante saggio, Gender Trouble del 1990,
critica il femminismo per avere identificato le donne come
genere oppresso senza problematizzare l'identità femminile,
dimenticando che proprio la polarizzazione di genere maschile/femminile
fonda il potere patriarcale, escludendo per principio ogni
soggettività incerta o liberamente costruita. Di qui
l'importanza di considerare l'identità di genere come
una pratica interiorizzata dai soggetti più che come
un'essenza, circostanza instabile e socialmente manipolata,
performance più che dato naturale, in una parola oggetto
queer, che in inglese designa ciò che è strano,
insolito, eccentrico (da cui la queer theory).
Luce Irigaray ha visto in Antigone una possibile figura di
identificazione per molte donne e ragazze di oggi, come colei
che combatte lo statalismo e l'autoritarismo appellandosi
alle ragioni dell'etica e della fedeltà al proprio
sesso. Butler ritiene l'identificazione problematica.
Lo schema di opposizione stato/parentela seguito da Irigaray
echeggia l'interpretazione hegeliana; per il filosofo tedesco
la città greca fonda la propria irripetibile grandezza
sulla dialettica fra il punto di vista della religione e quello
dello stato, che la tragedia interpreta come la lotta dell'eroe
contro il suo fato; Antigone rappresenta "l'eterna ironia
della comunità" , lo stato di coscienza che precede
lo stato - il tribale; due poteri si fronteggiano, l'antico
patrimonio di credenze sugli "dèi del focolare"
e la legge civica. Per consentire la nascita dello stato etico,
la parentela deve per Hegel cedere il passo all'universalismo
della legge cittadina, essere superato. Nei Lineamenti di
filosofia del diritto scrive che "questa legge - (di
Antigone n.d.r.) - è mostrata in antitesi di
fronte alla legge pubblica, e ciò determina una antitesi
che è la più altamente etica e, quindi, la più
altamente tragica, e nella quale sono individualizzati insieme
la femminilità e la virilità", (Butler
p. 57)
Contro l'interpretazione che vede opporre Antigone a Creonte,
che si potrebbe raddoppiare a piacere in scontro natura/cultura,
eros/ragione, divino/umano, donna/uomo, secondo Butler è
più agevole rintracciare nella tragedia gli elementi
che legano i due antagonisti: 1) Antigone assume un'identità
virile nello scontro con il re 2), l'eroina si oppone alla
politica sfoggiando anch'essa un linguaggio politico. Antigone
rappresenterebbe piuttosto la sventurata rappresentante di
una parentela al di fuori della norma, figlia di colui che
è anche suo fratello (Edipo), avendo sposato sua madre,
e secondo diverse allusioni, innamorata del fratello Polinice,
una parentela-limite che mostra le ripugnanti distorsioni
che comporta oltrepassare il tabù dell'incesto, e le
conseguenze per le generazioni a venire.
Butler si è occupata dell'importanza attiva del linguaggio
in Excitable Speech del 1997, dove discute la capacità
della parola, specie se ingiuriosa, di vulnerare i soggetti,
in riferimento al linguaggio militare, pornografico, della
censura. Nell'Antigone essa nota che l'atto della sepoltura
del reo Polinice è continuamente oggetto di atti linguistici
dei presenti, da coloro che si preoccupano di affermare di
non averlo fatto, come la guardia, alla sorella Ismene che
domanda invece di attribuirsene la corresponsabilità,
ad Antigone che se ne addossa la colpa obliquamente, dicendo
di non poter negare di averlo fatto. L'atto della sepoltura
diventa sfida verbale, rifiuto di sottomettersi al potere
regale negando l'accaduto. Creonte si dimostra quasi più
colpito dalla rivendicazione di Antigone che dallo stesso
gesto, interpretandola giustamente come una sfida di potere
(affermo di averlo fatto e non lo nego) nei suoi confronti
piuttosto che come trepida confessione della rea; la sfida
lo fa infuriare a tal punto che giura che non comanderà
una donna finché lui vivrà, mentre non condannare
Antigone significherebbe concludere che l'uomo è ormai
lei stessa e non più lui. La particolare storia di
devianza rispetto alle leggi della parentela rende la soggettività
di Antigone queer e destabilizzata, e sembra tale da contaminare
la stessa mascolinità del re, minacciando di trasformare
la ben salda identità di genere di Creonte nel suo
opposto, un femminile debole e depotenziato. La capacità
della parola di creare atti che si riverberano sul futuro
si rivela soprattutto nella maledizione di Edipo verso i figli
maschi che egli pronuncia nell'Edipo a Colono, prevedendo
lo scontro fra gli eredi e la loro reciproca uccisione, ma
travolge la stessa Antigone che pure è stata per il
re di Tebe il bastone d'appoggio durante l'esilio; non si
è infatti resa uomo nello scontro con Creonte?
Butler non crede che Antigone rappresenti realmente la
sovranità alternativa espressa dalla legge della parentela
come vuole Hegel; è a suo avviso troppo paradossale
che essa affermi di voler seppellire il fratello, ma non per
esempio lo sposo o un figlio, poichè il fratello è
ormai insostituibile essendo morti i genitori che lo generarono,
mentre il marito potrebbe essere rimpiazzato e un figlio nuovamente
concepito. Questa affermazione di Antigone ha in realtà
un senso, ma solamente se la si cala entro un pensiero e un
rituale molto più antichi delle norme religiose contemporanee
di Sofocle, al tempo in cui anche in Grecia prevalevano i
culti della fertilità e la magia, ed aveva particolare
importanza, ad esempio, che i ragazzi che partecipavano alle
feste religiose avessero entrambi i genitori vivi, per non
influenzare negativamente il rituale, o che il figlio più
importante fosse l'ultimogenito e non il primogenito, come
colui che può proiettare la vita dei genitori più
avanti nel tempo rispetto a tutti i fratelli (Cfr. Jane
Ellen Harrison, Prolegomena to the Study of Greek Religion
e Themis.) Butler premette all'inizio del saggio di
non essere specialista di antichità, ma in questo punto,
che è pure fondamentale nella tragedia, la sua mancata
competenza la svia (Antigone quindi non agisce in nome degli
dèi della parentela ma violando proprio il mandato
di quegli dèi, Butler p. 23), in quanto pensa agli
dèi immaginandosi forse gli olimpici, ma si tratta
di una realtà religiosa ben più antica che emerge.
Così Antigone che parte sfidando la legge dello stato
nel momento di compiere la sepoltura, al momento di appropriarsi
verbalmente del gesto diventa maschio, materializzando le
paure di Creonte, e compie un atto di hybris paragonabile
a quello del re e dei fratelli; si oppone al potere assumendone
le stesse sembianze tramite un discorso efficace che annulla
le distanze tra legge antica e legge moderna e la espone alla
violenza della maledizione di Edipo.
Il tabù dell'incesto, la violazione del quale ha già
determinato il destino tragico del padre, aleggia come un
fantasma nei rapporti tra Antigone e Polinice; secondo Goethe
questo legame impedisce di vedere in Antigone l'eroina delle
leggi della parentela in lotta contro lo stato, mentre altri
esegeti da Hegel a Lacan a Marta Nussbaum fino a Vernant e
Vidal-Naquet ne minimizzano la portata, letture che secondo
Butler non fanno che confermare il modello di funzionamento
dei condizionamenti di potere; non c'è incesto fra
i due fratelli perché il paradigma nega che ci possa
essere, e continuare a ripeterlo assicura la infinita reiterazione
e rigenerazione del codice della parentela. Il tabù
dell'incesto si conferma quindi come l'arma più potente
a difesa del paradigma eterosessuale.
Il problema dell'incesto conduce con sé l'altro fatto
problematico: la scelta di Antigone di morire, mentre la punizione
di Creonte consisterebbe nel solo carcere a vita, sia pure
in condizioni di stentata sopravvivenza. Antigone decide di
morire perché il suo legame è comunque condannato
dalle leggi della parentela, o il suo destino di abbracciare
i morti al posto dei vivi è già segnato dalla
catastrofe di Edipo, né può essa sfuggirvi in
alcun modo? Io vado verso i miei cari morti, tous emautès,
dai miei, propriamente, dice Antigone, e sia essa una scelta
inevitabile o un tragico destino a trascinarla, per Butler
la tragica fine dell'eroina può ben esemplificare che
essa ha toccato i limiti della parentela, una terra di nessuno
dove essa si situa in posizione incomprensibile ai più,
ma forse oggi più frequentata che in passato dopo la
crisi della famiglia patriarcale, dove si trova oggi chi ha
più madri e padri a seguito del divorzio dei genitori,
chi ha figli da più matrimoni, chi ha una famiglia
monoparentale, chi piange un compagno di vita dello stesso
sesso ma non può farlo pubblicamente.
La denuncia di Antigone è che le leggi della parentela
descrivono spesso un'idealizzazione dei rapporti di parentela
da parte del potere politico, fino ad un vero e proprio impedimento
della vita sociale per chi non vi si conforma. Parimenti idealizzanti
sono per Butler le più significative interpretazioni
critiche della tragedia, quella hegeliana e quella lacaniana.
Hegel rifiuta la pretesa del femminile di governare lo stato
a partire da istanze privatistiche (la comunità può
conservarsi solo mediante la soppressione di questo spirito
della singolarità, Butler, p. 55) cui fanno appello
le leggi non scritte invocate dall'eroina, che antepongono
la conservazione degli individui e la riproduzione degli affetti
familiari alle necessità militari e politiche dello
stato di disporre della vita dei cittadini ovunque e comunque.
Per Lacan le leggi della parentela sono appartenenti all'ordine
simbolico, non discendendo il tabù dell'incesto da
una precisa norma biologica e naturale ma da una evoluzione
culturale dell'uomo; la parentela è il luogo dello
strutturarsi del linguaggio: dallo scambio delle donne, luogo
di nascita della famiglia, deriva lo scambio di parole; l'insieme
dei rapporti linguistici crea la parentela a prescindere dalle
reali condizioni sociali, così che si può ritrovare
una legge del padre in società diverse, a partire da
un desiderio del padre che opera nel regno del simbolico al
di là del reale rapporto sociale di parentela. Il simbolico
avviluppa l'uomo pur essendogli trascendente (quel che c'è
di più alto nell'uomo e che non è nell'uomo
ma altrove è l'ordine simbolico (Butler p. 64). In
questo ordine la cui forza è di essere universale Antigone
appare, come Creonte, come l'individuo che tende al bene,
ma incontra sulla sua strada qualcosa di enigmatico per la
coscienza che lo svia misteriosamente; non è in causa
come per Hegel il conflitto fra stato e famiglia, ma un movimento
tutto interno alla dinamica del desiderio del soggetto; questi
può essere affascinato dalla propria auto-distruzione,
in una prospettiva masochistica, come via di fuga verso una
salvezza impossibile nella prospettiva della vita.
Antigone corre verso la propria morte come affascinata da
questa soluzione. Non c'è catarsi per Lacan alla
fine del dramma, Antigone rimane lì a rappresentare
l'irrisolto dell'essere umano, l'essere posto sul limite tra
vita e morte e in bilico tra le due; da questa posizione di
limite (o posizione-limite), si può sentire inattaccabile,
ma si trova ormai fuori dell'ordine simbolico o confinata
alle sue estreme propaggini; l'amore per il fratello non fa
parte di ciò che può essere interpretato nell'ordine
vigente, come non lo è che i cittadini siano tutti
diversi e non interscambiabili nel suo ordine (l'ordine delle
leggi non scritte). Di qui lo scandalo, e la minaccia per
la comunità, che non può far altro che espellere
un tale soggetto e consegnarlo sul piano individuale alle
sue pulsioni di morte, facendo coincidere la vita con l'ordine
simbolico dato. Qui per Butler si situa il limite di Lacan,
nel pensare che sia il desiderio di Antigone e non l'operare
politico dell'ordine simbolico a condannare a morte l'eroina,
il non vedere come la sua sia una morte sociale, che interroga
oggi più che mai i reciproci rapporti tra individui
e potere. Butler ha studiato la modalità di interscambio
tra vita psichica e potere nel saggio The Psychic Life
of Power. Secondo la teoria corrente è il soggetto
ad interiorizzare le leggi ricevute, mentre la studiosa
esalta la capacità del potere sociale di creare esso
stesso il soggetto, che è idealistico pensare come
pre-esistente; il soggetto è creato e determinato fin
da piccolissimo, quando il bambino interiorizza la norma che
egli non può amare il genitore dello stesso sesso e
deve competere con l'altro genitore per il possesso di quello
di sesso diverso dal suo, e per acquisire un'identità
accettabile deve creare una scissione al suo interno, un Super-io
che giudichi il proprio sé; di qui nasce il concetto
di melancolic gender, frutto di un' identità
che da subito viene posta in lotta contro sé stessa
e sviata dai propri originari impulsi per acquisire legittimità
e divenire oggetto d'amore dei genitori. Quello di Antigone
è il supremo sforzo di sfuggire alle maglie di una
forza coercitiva che agisce fin dall'inizio sull'individuo
spingendolo ad assumere precise identità, mentre essa
non vuole rinunciare ai suoi attaccamenti originari pre-edipici;
il prezzo da pagare è la morte civica, cui lei preferisce
ancora la tutto sommato consolante morte naturale e il ricongiungimento
coi suoi.
Antigone è per Butler ciò che per unanime
decisione non è umano ma parla con voce umana (p. 111);
fa parte di quel "regno in ombra" che secondo Hannah
Arendt perseguita la sfera pubblica e la ossessiona con le
voci di ciò che ne è escluso ma continua dai
margini a chiedere riconoscimento, o almeno possibilità
di vivere; è colei che segnala la malinconia della
sfera pubblica, il mancato legame tra l'ordine dei rapporti
privati e ordine politico e l'assoggettamento degli individui
alle necessità del potere. Antigone non può
rappresentare nessuno, perché lei stessa è irrappresentabile
nel sistema culturale dato, scorretta, eccedente; ma la tragedia
dell'escluso trascina con sé anche quella dell'ordine
costituito, come nota Hegel nell'Estetica quando dice
che sia Antigone che Creonte "vengono presi ed infranti
da ciò che appartiene alla cerchia stessa della loro
esistenza"; cio significa che nell'epoca moderna la non
più possibile legittimazione in termini divini rende
pressante per il potere riscuotere il consenso dei governati,
ma questo è possibile, come mostra in modo incredibilmente
attuale Antigone, attraverso politiche di inclusione e allargamento
dei diritti, che a conti fatti, e ragionando in termini globali,
sono ancora ben lungi dall'essere realizzate, essendo il popolo
degli esclusi numericamente ancora enorme e, ciò che
è peggio, in espansione.
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