Donne e conoscenza storica  

 

Vanessa Bell, Autoritratto, 1958

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vanessa Bell per
Virginia Woolf, Una stanza tutta per sè e Le tre ghinee

 

 

Riflessioni sulla biografia di un'artista
Lia Giachero
, Vanessa Bell, L'ape regina di Bloomsbury, ed. Selene, Milano 2001

di Donatella Franchi

Lia Giachero è autrice di vari saggi sulle artiste delle avanguardie del '900, in particolare le futuriste e le artiste di Bloomsbury.
Questa biografia di Vanessa Bell fa parte di una raccolta di monografie di artiste, "L'altra metà dell'arte", edita da Selene, ed è scritta con partecipazione e ironia, in uno stile vivace e scoppiettante, come l'autrice. Ci offre il ritratto di una vita di artista che è anche un esempio di grande libertà femminile, e che anticipa un tipo di creatività oggi vivo e presente nelle pratiche artistiche di molte contemporanee.

Il libro si apre con le affettuose parole della figlia Angelica Garnett, con cui Lia Giachero è in rapporto d'amicizia e di scambio, e con una delle celebri fotografie di Vanessa ventenne, bellissima e sontuosamente malinconica.
Già dalla breve narrazione di Angelica si può cogliere il modo di situarsi di Vanessa Bell rispetto alla sua passione per l'arte, che per lei non era antitetica alla cura dei rapporti : "si preoccupava per i suoi figli anche a costo di non potersi completamente dedicare alla sua arte, per lei indispensabile come l'aria", e c'era da "meravigliarsi della sua capacità di mantenere vivi i suoi sogni mentre si occupava di tutte le nostre necessità pratiche."
A 18 anni, dopo la morte della madre e della sorellastra Stella, Vanessa, la maggiore dei quattro giovani Stephens, (Vanessa, Thoby, Virginia, e Adrian,) aveva iniziato, infatti, il difficile esercizio, tipico di tanti destini femminili, del tenere insieme i propri sogni e le necessità pratiche altrui, dovendo destreggiarsi con le incombenze quotidiane e il rapporto con il padre vecchio e malato, che però non l'aveva mai ostacolata nei suoi studi artistici. I punti di forza di Vanessa erano: essere cresciuta in una famiglia anticonformista con una madre di grande fascino e intellettualmente indipendente, avere un buon rapporto con i fratelli, e un fortissimo legame di affetto e di progettualità con la sorella Virginia (la futura Virginia Woolf).
" Non riesco a ricordarmi di un tempo della nostra vita in cui Virginia non abbia voluto fare la scrittrice e io la pittrice." Con queste parole di Vanessa Lia Giachero dà inizio alla biografia.
Nel febbraio del 1904 Sir Leslie muore e i fratelli e le sorelle Stephen decidono di trasferirsi dalla casa paterna di Hyde Park Gate, al n.46 di Gordon Square, nel quartiere di Bloomsbury, abitato da artisti e intellettuali, un po' meno rispettabile di Kensington ma più economico: gli Stephen vivevano di rendita ma non potevano permettersi lussi eccessivi.
La sensazione entusiasmante di uscire finalmente all'aperto, come per una nuova nascita, liberi di sperimentare con le proprie vite e i propri desideri, si sente vibrare nelle parole di Virginia riportate nel testo: "La luce e l'aria , dopo la ricca penombra rossa di Hyde Park Gate, furono una rivelazione. (…) Ma la cosa più esaltante era lo spazio. (…) Qui Vanessa e io avevamo ciascuna un salottino; e poi c'era l'ampio salotto di due vani; e uno studio al piano terreno. A rendere tutto più nuovo e più fresco la casa era stata completamente ridipinta (…) dappertutto chintz bianco e verde.(…) Eravamo piene di esperimenti e innovazioni. (…) Avremmo dipinto; avremmo scritto; e dopo pranzo, alle nove, avremmo bevuto caffè e non tè. Tutto sarebbe stato nuovo; tutto sarebbe stato diverso. Avremmo provato tutto."
Il passaggio da Kensington a Bloomsbury ( mi viene in mente che il verbo " to bloom" significa fiorire, ed evoca la giovinezza) significava dunque buttarsi a capofitto in una sperimentazione totale, nella vita e nel linguaggio, e il "gruppo di Bloomsbury" ne è il primo risultato.
Nella nuova casa il fratello Thoby comincia a invitare ogni giovedì sera i suoi compagni d'università, un gruppo di giovani intellettuali appassionati, abituati ad elucubrare sui massimi sistemi fino a notte alta. Sulle prime, la presenza di Vanessa e Virginia, che, dati i tempi, non avevano ricevuto nessun tipo di istruzione universitaria e non erano certamente abituate ad astratte discussioni filosofiche, suscita un notevole imbarazzo tra gli amici di Thoby, certamente non avezzi alla presenza femminile nei loro cenacoli, ma poi tutti si rendono conto che quelle giovani donne erano capaci di offrire un tipo di ascolto e di interlocuzione ricchi per la diversità di stimoli e per la gioia di vivere, e che questo dava ai loro incontri un'impronta completamente nuova.
" "Ma di che cosa parlate?" si sentì chiedere Vanessa da qualche vecchio amico dei suoi genitori. "Difficile dirlo "commentò. "L'unica risposta onesta è: di qualunque cosa ci passasse per la testa. Naturalmente i giovanotti provenienti da Cambridge avevano la mente piena del 'significato del bene'. Io non avevo letto il loro profeta G.E. Moore (…), ma questo non impediva di cercare di tirar fuori cosa si pensava a proposito del bene o di qualsiasi altra cosa. I giovanotti non avevano nemmeno loro le idee chiare e così non erano dispiaciuti alla prospettiva di discuterne con delle signorine che magari vedevano le cose da una differente angolazione."
E' stato infatti l'incontro tra la cultura e il linguaggio di giovani uomini intellettuali, e la cultura e il linguaggio, completamente fuori dai canoni, di giovani donne che seguivano il proprio desiderio di esprimersi senza imitare e senza soggezione, il loro rispetto reciproco nelle differenze e nei desideri, che ha reso il gruppo di Bloomsbury così originale e fertile da riuscire a raccogliere le energie intellettuali più interessanti della cultura inglese nella prima metà del secolo scorso, in un periodo difficilissimo tra guerre e profondi cambiamenti.

La creatività e il talento di Vanessa nell'abitare e animare il salotto di Bloomsbury , così bene messi in luce da Lia Giachero, mi hanno indotta a paragonare questo salotto inglese a quelli delle Preziose francesi verso la metà del '600, in particolare quello inaugurale di Madame de Rambouillet, trovandovi delle affinità profonde.
L'importanza dell'amicizia ( i "bloomsberries" non hanno mai avuto un manifesto teorico e si sono sempre considerati solo un gruppo di amici e amiche), il riflettere sui rapporti interpersonali, l'attenzione ai sentimenti, l'amore inteso come amicizia tenera e legame profondo al di là dei convenzionali ruoli sessuali, il desiderio di arricchire il vivere insieme utilizzando a questo scopo l'arte e la letteratura, il senso di libertà e l'anticonformismo nella ricerca di linguaggio e nei rapporti, e soprattutto il valorizzare al massimo l'arte della conversazione: sono tutte caratteristiche della cultura che si era andata esprimendo nei salotti delle Preziose, dove l'arte della conversazione consisteva nell'ascolto reciproco, era capace di suscitare la creatività di ciascuno/a senza esclusione, e non era mai autoaffermazione. Anche il tipo di denigrazione che il gruppo ha cominciato a subire a partire dagli anni Trenta , e che ne faceva " una coterie di intelletuali snob, effeminati, antipatriottici, (gli uomini erano obiettori di coscienza e rifiutavano la guerra), un po' perfidi, e del termine 'Bloomsbury' una sorta di insulto" , rimanda all'attacco che i salotti delle Preziose cominciano a subire appena raggiunta la fama.
E' questo modo di intendere l'arte della conversazione, dove il linguaggio non è mai scisso dalla vita, e dove degli uomini sono capaci di mettersi in rapporto di ascolto e di scambio con delle donne, che rende il gruppo di Bloomsbury un movimento di avanguardia diverso da tutti gli altri del '900, dove le donne invece hanno avuto vita difficile e poco riconoscimento.
Così Chiara Zamboni scrive del rapporto di Virginia Woolf con la conversazione: " Era evidente che per lei il dono della conversazione era qualcosa di più dell'intelligenza. Era circolazione di idee, impressioni, opinioni, osservazioni. Era movimento di tutto con tutto dove parola e vita si intrecciavano".
Io penso che da quell'arte della conversazione, e dal donarsi reciprocamente con cui essa si esprime, Vanessa, come Virginia nel proprio linguaggio, abbia tratto le energie trasformatrici che le hanno permesso di diventare una pioniera dell'arte contemporanea inglese. In questo senso legare la sua figura a Bloomsbury significa anche dirne l'originalità come artista, mettere a fuoco un tipo di creatività legata all'accoglienza e al mettere e tenere insieme, capace di passare da un registro all'altro. L'arte di Vanessa Bell esce dalle tele dei quadri per abbracciare tutto il quotidiano, dalle tazze per la colazione del mattino, alle stoffe che rivestono le poltrone, alle decorazioni sulle pareti, i mobili, le cornici dei caminetti, le copertine e le illustrazioni per i libri della sorella, dove immagini e parole simbolicamente si intessono, un'arte dunque che amorosamente si espande e abbraccia tutte le cose.

Il percorso artistico di Vanessa Bell è dunque legato a questo movimento circolare dove ricerca di linguaggio e vita si intrecciano. E' questo che rende così originali e attuali le sue pratiche artistiche, e le avvicina alle esperienze di tante artiste degli anni Settanta del '900. Una delle caratteristiche di queste pratiche è il desiderio di coinvolgere e di condividere la propria creatività con altri, innescando una serie di rimandi, di andirivieni tra diverse passioni espressive, che si contagiano a vicenda. Sappiamo quanto è presente il fascino per la pittura nella scrittura di Virginia, certa sua scrittura è pura emozione di colore e luce.
A Vanessa piace, quindi , creare movimento, organizzare. Nel 1905 fonda con altri giovani pittori e pittrici il Friday Club, con lo scopo di organizzare mostre, dibattiti, coinvolgendo anche alcuni membri del gruppo di Bloomsbury . E tutto il gruppo parteciperà poi, nel 1910, seguendo l'entusiasmo del critico e artista Roger Fry alla preparazione della grande mostra "Manet and the Post-Impressionists", suscitando una specie di shock nella cultura inglese del tempo che non era mai entrata in contatto con le opere delle avanguardie artistiche europee della fine '800 e inizio'900.
Nel 1913 è corresponsabile, insieme al pittore Duncan Grant e a Roger Fry che ne è l'ideatore, degli Omega Workshops, i famosi laboratori di arti applicate, noti per la grande libertà di sperimentazione e per il senso di piacere e divertimento che comunicavano i loro manufatti. Quest'esperienza, come osserva Lia Giachero, è per lei importante perché "il fatto di lavorare contemporaneamente sia come pittrice, con una tela sul cavalletto, che come decoratrice, impegnata a inventare motivi per decorare stoffe, vassoi o cuscini, rendeva assurda ai suoi occhi qualunque differenza tra pittura 'seria' e arti 'minori'." L'attitudine a rompere gerarchie tra arte canonica e arti minori è un'altra caratteristica innovativa di molta arte prodotta dalle artiste, la cui creatività tende a mescolare linguaggi e codici espressivi diversi, arte e quotidiano, necessità pratiche e ricerca. E non è un caso che uno dei lasciti di Vanessa sia proprio la sua casa di Charleston, nel Sussex, che porta le tracce della sua arte e della creatività delle persone che lei ha amato, un lascito emblematico per un'artista che ha messo la propria creatività al servizio della vita.
Sono grata a Lia Giachero, che scrivendo questo libro ci invita a ripensare e ci aiuta a conoscere meglio Vanessa Bell, pioniera dell'arte contemporanea inglese, e Preziosa del XX secolo.