Donne e conoscenza storica

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sull'autrice:

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Helen Barolini, Umbertina, Introduzione di Laura Lilli, traduzione di Susanna Barolini e Giovanni Maccari, Avagliano editore, 2001

di Elena Rossi

Saga di famiglia al femminile che si snoda attraverso quattro generazioni, questo libro è stato salutato come uno dei primi romanzi che indagano le radici più profonde dell'identità italoamericana. Uscito nel 1979 e riproposto vent'anni più tardi, ha avuto un grande successo in America ed è stato tradotto solo recentemente in italiano per le edizioni Avagliano.
La storia si svolge a cavallo di due mondi, l'Italia e l'America, ricalcando in parte la biografia dell'autrice, Helen Barolini, italoamericana residente e New York e sposata con uno scrittore vicentino. E' quindi naturale che il giudizio del lettore sia influenzato dalla prospettiva in cui legge, di qua o di là o dell'Atlantico.
Diciamo subito che, visto da questa sponda, non ci dice granché di nuovo, anche se le sue 300 e più pagine si leggono senza fatica e, a tratti, con piacere. Indubbiamente più forte la prima parte, quella dedicata all'Umbertina che dà il suo nome al romanzo, capostipite di una generazione trapiantata negli Stati Uniti con la stessa determinazione con cui trapianta il ramo di rosmarino portato dalla nativa Calabria. E' lei la vera protagonista e l'anima della famiglia. Donna forse troppo dura, arrivista all'estremo e subito seguace convinta di quel mito tutto americano della ricchezza fatta con le proprie mani, ha in sé il fascino del coraggio, di una ragazzina cresciuta badando alle capre che, vedendo morire il vecchio mondo cui appartiene, va in cerca di un nuovo mondo per i suoi figli. Ma Umbertina non è una sognatrice come il marito Serafino, che ha vissuto il suo momento di gloria al seguito di Garibaldi, o come Domenico Saccà, che tiene in vita da solo l'ultimo Circolo socialista e che risulterà sconfitto in America come lo era stato in patria.
Umbertina non ha ideali né rimpianti, e quello che trasmetterà ai figli è un modello di vita fatto di soldi, case borghesi e matrimoni di convenienza. La seconda generazione viene passata in silenzio.
Marguerite, protagonista della seconda parte, è figlia di questa generazione e in lei vive la profonda divisione tra Italia e America che riprodurrà in tutta la sua vita, tra fughe continue e colpi di testa. Sposata a un noto poeta di origine veneziana, vive a Roma, circondata da un ambiente intellettuale e letterario che sembra nutrirsi solo di se stesso, dove non è difficile individuare tra i personaggi alcuni dei protagonisti della cultura italiana tra gli anni Sessanta e Settanta. Forse, vista dall'altra sponda dell'Oceano, questa parte può risultare più interessante e meno nota, ma appare invece scontata e opprimente se confrontata con quello che maturava negli stessi anni in Italia tra chi in quella cultura non si riconosceva.
Anche se avverte vagamente dentro di sé il disagio di una condizione femminile costretta nei ruoli di moglie e di madre, Marguerite non esce dal suo personaggio di donna ricca e viziata, che può permettersi di rimandare all'infinito la realizzazione artistica e professionale cui dice di aspirare, rifugiandosi nell'affetto del marito, nelle sedute dallo psicoanalista o tra le braccia di un amante. Così, pur seguendola nella sua continua ricerca della libertà, non riusciamo a simpatizzare del tutto con lei né a commuoverci della sua sorte. La figlia Tina - ultima figura di questa saga - avrà più fortuna di lei, forse semplicemente perché i tempi sono più maturi e perché lei ha le idee più chiare su quello che vuole. In questo è più simile alla bisnonna, che sarà il suo spirito guida nel viaggio alla ricerca delle sue radici. Radici che non troverà in Italia ma in America, ripercorrendo i passi e la scelta di Umbertina e chiudendo così il cerchio. I suoi figli avranno il meglio di due mondi: il retaggio anglosassone del padre e quello latino della madre, e cresceranno in una vecchia casa di Cape Code, con la benedizione di un cespuglio di rosmarino.