Donne e conoscenza storica

 

Recensioni

Libri

Filosofia ritratti corrispondenze. Hannah Arendt Simone Weil Edith Stein Maria Zambrano
di Laura Boella Roberta De Monticelli Rosella Prezzo Maria Concetta Sala
a cura di Francesca De Vecchi
Tre Lune Edizioni, 2001.

di Donatella Massara


<< Il pensiero non deve cercare nulla ma essere pronto a ricevere nella sua nuda verità l'oggetto che sta per penetrarvi>>. La frase di Simone Weil conclude la presentazione di apertura a questa raccolta di interventi curati da Francesca De Vecchi. I quattro saggi sono stati presentati a un ciclo di incontri organizzato nella Biblioteca del Comune di Arcore (gennaio-febbraio 2000).
Caratteristica di questi saggi - come dice la curatrice recensendoli - è l'avere letto le filosofe accompagnate dal desiderio <<di fare giocare una differenza libera>>. Le filosofe sono in alcuni studi, soprattutto quelli appartenenti all'editoria scolastica, collocate a fianco della tradizione. A mia conoscenza sono introdotte anche in relazioni discutibili con le correnti di pensiero, come Simone Weil inserita nel personalismo di Mounier, in un manuale di matrice ultracattolica.

Nell'indirizzo di ricerca delle autrici di questo libro troviamo, invece che vicinanze, sottolineate distanze e autonome prese di libertà, dice Francesca De Vecchi.
Le filosofe del XX secolo hanno guardato e risposto a questioni fondamentali, e non solo attraverso le parole e il pensiero, <<con una radicalità , libertà e concretezza difficilmente rintracciabili nei testi e nelle biografie intellettuali dei loro maestri e amici, ognuna condividendo con le altre proprio questo tratto l'essere autonoma e irriducibile a una scuola>>

Superata questa parte dedicata all'emanciparsi dalla tradizione filosofica, la curatrice ci introduce a un altro <<tratto cruciale di questo modo specifico di fare filosofia e di esercitare l'attività del pensare che le pensatrici, ma anche poete e scrittrici, ci hanno consegnato>>. E in questo paragrafo si parla di Una nuova forma di soggettività, perché <<[…] le pensatrici ci prospettano una forma di costruzione della soggettività che non ha niente di sacrificale né di volontaristico o di salvifico, che non risponde a un dover essere volto a ripristinare valori perduti o ad assumere maschere di "buona debolezza">>. Abbiamo a che fare con una soggettività (e una filosofia?) in tensione verso ciò di cui fa esperienza, o come dice meglio la curatrice <<che fa esperienza di ciò che vive, nel momento in cui lo vive>>. Molto promettente per la lettura di questi saggi è quindi dove le studiose hanno individuato, in questa filosofia femminile, la capacità <<di prospettare nuove forme di esistenza>>. O perlomeno di riconoscervisi in qualità di soggetti attivi. Così in Delirio e destino- <<autobiografia senza celebrazione dell'io narrante>>, Maria Zambrano descrive il "disfarsi" dell'io << l'apprendistato di una filosofia che è trasformazione personale.>>