Donne e conoscenza storica
     

Valeria Babini, Il caso Murri. Una storia italiana, Il Mulino, 2004, pag. 309

di Donatella Massara

Il 2 settembre del 1902 viene ritrovato il cadavere del conte Francesco Bonmartini colpito con numerosi colpi di coltello, non viene ritrovata l'arma del delitto e stupisce tutti l'esattezza dei colpi ricevuti. Il conte era il marito di Linda Murri figlia del grande professor Murri, cattedratico di Clinica Medica all'Università di Bologna. Dopo i primi sospetti di assassinio a scopo di rapina, il PM inizia le convocazioni dei familiari stretti della vittima, fino a che è lo stesso professor Murri in una lettera a dichiarare che il colpevole è il figlio, Tullio che avrebbe agito per legittima difesa. Dopo una fuga per mezza Europa, Tullio, avvocato, con una seconda laurea in lettere, scrittore di testi teatrali ed eletto al Comune di Bologna nelle liste dei socialisti, torna a costituirsi e con lui viene arrestato Pio Naldi, un medico complice, poi la sorella Linda accusata di essere la mandante, il suo amante Carlo Secchi un noto otorinolaringoiatra, allievo del padre, e quindi Rosina Bonetti, l'amante di Tullio, guardarobiera di casa Murri che avrebbe avuto le chiavi e quindi aperto l'appartamento a Murri e a chi con lui. E' l'unica proletaria e illetterata del gruppo. L'altro è Naldi che però è medico.
Ovviamente il fatto scuote la città poi tutta Italia e quindi anche la stampa estera se ne occupa. E' la trama del delitto ma soprattutto la fama dei protagonisti a appassionare la stampa e l'opinione pubblica che vede squarciarsi i veli che coprono la vita privata dell'alta borghesia. Inizia subito una furiosa lotta ideologica contro i fautori della scienza, che atei e materialisti, coltiverebbero il delitto.

Jacques Mesnil (Jacques Dwelshauser) studioso d'arte è solo uno dei tanti che tentarono di venire a capo di quel grossissimo scandalo degli inizi del secolo XIX. A differenza di altri, nell'articolo Linda Murri che pubblica su Il Pensiero, rivista anarchica, Mesnil è l'unico che avanza qualche dubbio sull'educazione che il grande medico il prof.Augusto Murri aveva, come altri della sua classe sociale, impartito alla figlia. L' illuminato e stimatissimo scienziato di scuola positivista, non sarebbe stato coerente con il suo agnosticismo perché acconsentì all'educazione religiosa della figlia e né le diede una regolare istruzione e soprattutto non le concesse di fare esperienza della vita. Il riferimento è alla sfera sessuale e alla conoscenza del corpo umano perché Linda che aveva studiato privatamente il latino e il greco, era ignorante - dice Mesnil - dei segreti del suo organismo.
Come altre e altri questo studioso scriveva a seguito della sentenza del processo che senza un solido tessuto di prove, assecondando il terreno morale più che quello giuridico, aveva condannato a 30 anni
Tullio, reo confesso di essere l'assassino per legittima difesa, alla stessa pena Pio Naldi, di cui non era stata accertata la partecipazione diretta al delitto, e a dieci anni Linda con Carlo Secchi, colpevoli <<di complicità non necessaria>> e con la stessa colpa a sette anni e sei mesi Rosina Bonetti, giudicata isterica e incapace di intendere e volere. Aveva commentato il Times <<la giustizia italiana continuerà a dare uno spettacolo di cui il paese non ha ragione di andare orgoglioso>> (pag. 189) In quell'occasione dice l'autrice:<<Il fiammingo Mesnil già autore di un libro sul matrimonio libero, interveniva per dire che la pesantezza della condanna andava a colpire l'unico e solo delitto che Linda Murri aveva commesso
<<avere rifiutato di essere la schiava di suo marito ed aver voluto disporre liberamente di se stessa>> (pag. 231). Le Memorie di Linda Murri che Luisa Macina Gervasio (con il nom de plum Luigi di San Giusto) aveva pubblicato per l'editrice Roux & Viarengo, Roma -Torino, 1905 filtrando le memorie della contessa Bonmartini Murri, avevano indirizzato Mesnil. Anche Heinrich Mann per descrivere la personalità di personaggi in Zwiscen den Rassen del 1907, si era rivolto a queste memorie. Addirittura aveva trovato ispirazione in esse, come attesta un suo appunto sul libro in traduzione tedesca delle Memorie, per descrivere Lola Freundin (L'Angelo azzurro).

Valeria Babini che insegna Storia della psicologia a Torino, interpreta la figura di Linda Murri in sintonia con quanto scrisse Mesnil. Se Lombroso aveva veramente allevato le due figlie con piena fiducia nel libero pensiero e nella laicità della scienza, così non aveva fatto Augusto Murri. Infatti Paola e Gina Lombroso avevano studiato nelle scuole del regno, la seconda aveva conseguito due lauree e di cui una in medicina contro il parere della famiglia e sposandosi con un gentile, sempre era andata contro tutti. (pag.67-68) Il marito Guglielmo Ferrero, storico pubblicò la corrispondenza fra Linda e il marito Francesco, con una prefazione dove individua in Linda una delle tante mogli vittime della sessualità maschile, "schiave bianche" del matrimonio prive di desiderio sessuale e costrette a sottostare al marito. Anch'egli era stato solidale con gli accusati, come tutta la famiglia Lombroso.
E' per merito loro e di altri intellettuali sostenitori che Linda Murri otterrà dopo qualche anno la grazia e il ricongiungimento con i figli.

A proposito della scelta religiosa nell'educazione di Linda che aveva sposato il conte Bonmartini cattolico praticante, poco viene detto su Giannina, la madre di Tullio e Linda, casualmente aveva lo stesso cognome del marito, Murri. La figlia la soprannominava "il diavolo" e diceva che era stata una madre severissima, avara di affetti. Soprattutto Giannina Murri era religiosissima. Mi viene da dire: meno male che ci fu in questa storia una figura femminile oltre che libera di pensare quello che voleva anche potente al punto di decidere come allevare la propria figlia, nonostante la presenza di un marito così imponente intellettualmente !!
Infatti quello che salta agli occhi è che potere femminile in questa storia se ne vede poco, ma anche scarsa è l'autorità, o meglio essa se c'è fa molta fatica a farsi sentire. Chi la rappresenta anzitutto sono le due sorelle Lombroso che prodigarono le loro capacità di scrittura nel seguire il caso e, in maniera oculata, misero in evidenza un'altra immagine di Linda Murri. Paola volle e curò l'edizione dei bigliettini che la figlia e il figlio di Linda, ignari di dov'era realmente la loro madre, le scrivevano; arrivavano clandestinamente perché lei era stata isolata e le era impedito ricevere lettere, comunicare con i famigliari. Il marito di Gina Lombroso come ho detto, pubblicò le lettere fra i due coniugi. Anche Anna Kuliscioff era rimasta colpita durante l'iter processuale e avrebbe voluto raccogliere firme dopo la sentenza per modificarla, la ferma la valutazione di Turati che sconsigliava di irritare gli ambienti clericali. Ada Negri invece dedica a Linda Murri una bella poesia (Per un'accusata in Opere). L'autrice non ci dà notizia di altre prese di posizione delle donne, se non che molte parteciparono incuriosite al processo. Forse è proprio attraverso questa curiosità femminile morbosa, magari, desiderosa di sapere la verità, e pronta a prendersi quello che gli veniva fornito, che qualcosa di più avremmo saputo. Infatti leggendo la trama avvincente che l'autrice è riuscita a creare intorno a uno dei processi più importanti del periodo storico, secondo solo al caso Dreyfuss, siamo a contatto con una precisa analisi della battaglia ideologica che scattò intorno al delitto, ai suoi protagonisti e poi durante il processo svoltosi a Torino. Rimane irrisolta una lettura che veda il senso degli svolgimenti alla luce di una storia dei due sessi, non tanto basata sugli stereotipi scontati che perseguitavano le donne. Farebbe piacere avere a disposizione un'interpretazione che tenda la trama fino a raggiungere la dialettica che c'è fra patriarcato e libertà delle donne e che nello stesso tempo interpreti il grande romanzo popolare che fu tessuto intorno a esso. A me colpisce leggendo il libro con attenzione questa figura paterna colpevole di non avere mandato a scuola la figlia (non c'era andata neanche, come ben sappiamo, Virginia Woolf). Allo stesso tempo, Augusto Murri, ne esce alla fine trionfante, dandoci l'impressione che il bene che sconfigge il male sia quello del progresso e della razionalità contro la misoginia bigotta e ottusa della chiesa del tempo. Tuttavia, a quanto leggiamo, non erano esattamente così separabili bene e male. Il positivismo attraverso la difesa di Tullio Murri non riuscì a brillare, come sperava. Nè la nuova scienza nascente, la psichiatria scandita sulle misurazioni e le prove oggettive, riuscì a decollare, anzi fu piuttosto messa in ridicolo. La stampa della destra clericale ce l'aveva messa tutta per minacciare l'integrità della figura professionale del professore, il piano non gli riuscì. Forse è deliberatamente che Augusto Murri non fu mai chiamato a deporre, come se appartenesse a sfere superiori, tuttavia l'accusa era stata fondata sulla filosofia a cui ispirava il suo metodo e come lui altri fautori del positivismo e del libero pensiero. A questo punto noi pensiamo: ecco quali tempi bui erano in arrivo. E ci piace sapere che, alla fine della vicenda, la gente sostenne i protagonisti di questa storia.

continua