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E' un
ottimo strumento di studio per la storia di genere, e non solo, il saggio
di Maria Pia Casalena
Come suggerisce il titolo, la monografia - ideata ed elaborata nell'alveo
della sempre più attiva corrente di studi di genere che fa capo
al Dipartimento di discipline storiche dell'Università di Bologna
-, raccoglie la bibliografia degli scritti di argomento storico pubblicati
da donne di nazionalità italiana fra il 1800 ed il 1945, insieme
ad un indice "bio-bibliografico" che propone una sintetica
ricostruzione dei percorsi professionali di molte autrici.
Nelle parole stesse della Casalena, gli scopi della ricerca risiedono
nel definire la consistenza della partecipazione femminile alla scrittura
storica del periodo preso in esame, e nel mostrare - soprattutto - l'estrema
varietà di modelli e di interessi che questa partecipazione ha
assunto nelle diverse epoche. La volontà è quella di "restituire
in tutte le sue sfaccettature, in tutti i suoi contesti più o
meno ufficiali, accademici ed extra-accademici, il rapporto delle donne
italiane con la scrittura di storia e i diversi ruoli che queste si
sono potute ritagliare nell'ambito del discorso storico nazionale"
(Casalena, Op. cit., p.XIII).
L'obiettivo è palesato anche nella ricca appendice al testo,
che propone una serie di dati sulla presenza numerica delle donne nei
luoghi istituzionali della ricerca, in qualità di finanziatrici
(molto più spesso) o di attive collaboratrici e autrici di memorie
e saggi.
Una preziosa introduzione si propone di dare al lavoro un valore che
vada oltre la mera raccolta in ordine alfabetico di nomi e titoli,
ricostruendo ed interpretando le vicende della scrittura storica femminile
nel nostro Paese alla luce della sua contestualizzazione in tre fasi
storiche ben distinte: la prima, che va dal 1800 al 1861,
vede l'emergere del pensiero liberale e democratico in Italia ed il
cammino verso l'Unità; la seconda, dal 1861 al 1922, l'affermazione
dello Stato liberale fino all'avvento del Fascismo; la terza infine,
dal 1923 al 1945, corrisponde al Ventennio.
Nel passaggio da una fase all'altra, sono sensibili le trasformazioni
del ruolo femminile nell'ambito della ricerca storica: le ragioni della
storia politica si intrecciano infatti inscindibilmente con quelle del
maggiore o minore coinvolgimento delle donne nella costruzione dell'identità
nazionale, soprattutto nei momenti in cui la storia politica segna importanti
cambiamenti nel rapporto fra donne ed istruzione, fra donne e scrittura
destinata alla pubblica circolazione, fra donne e professioni intellettuali.
Pensiamo, ad esempio, agli effetti della Riforma Gentile (1923) sulla
visibilità delle donne nei luoghi istituzionalizzati della ricerca
storica: il divieto formale di accedere alle cattedre di storia e filosofia
nei nuovi Licei puntava, in linea teorica, a scoraggiare le studentesse
di Lettere che avessero desiderato approfondire discipline come queste,
che presentavano ora così scarsi sbocchi all'insegnamento. Così,
se in età liberale le prime ricercatrici ed intellettuali
erano state chiamate a partecipare attivamente alla costruzione del
Pantheon risorgimentale dello Stato nazionale, dagli anni Venti vennero
sempre più sollecitate ad occuparsi preferibilmente delle glorie
di Roma imperiale, ed in generale - se proprio non ne potevano fare
a meno -, dello studio della storia antica.
Come già accennato, il punto di partenza di questa analisi è
il 1800, perché è all'alba del XIX secolo che, per la
prima volta in maniera significativa, molte intellettuali del "gentil
sesso" vengono chiamate a cooperare all'elaborazione storico-filosofica
prodotta dai nascenti movimenti liberale e democratico. Allo stesso
tempo, il punto d'arrivo della ricostruzione non poteva che essere la
fine della Seconda guerra mondiale, vista come simbolo della conclusione,
almeno in linea teorica, della secolare esclusione delle donne dal pieno
godimento dei diritti di cittadinanza.
A partire dal secondo dopoguerra, si fanno sempre più significativi
- anche se pur sempre molto graduali - i cambiamenti nell'ammissione
delle donne al mondo della cultura "alta" e ufficiale come
nell'approccio di genere al dibattito politico e storico. Fino a questo
momento, l'elemento femminile era rimasto irrimediabilmente ai margini
rispetto a quella che - in ogni epoca - era ritenuta essere la storiografia
più "importante". Malgrado, infatti, la significativa
presenza di nomi di donne fra gli autori di saggi ed articoli, in molti
dei casi citati dalla stessa Casalena la scrittura storica scaturiva
da ragioni contingenti e derivanti direttamente da vicende biografiche
individuali (basti pensare alle tante patriote, o alle congiunte degli
eroi del Risorgimento). In questo senso, mancava nelle autrici ogni
forma di consapevole confronto con le vigenti categorie della storiografia
o della memorialistica.
Per quanto riguarda poi l'impatto del gender nella stesura
degli scritti, l'importanza di questo aspetto non può non tenere
conto del costante e violento confronto con radicati valori morali e
tradizionali cui le donne dovevano fare fronte ogni giorno, nella loro
scelta di vita "virile" come intellettuali. Per essere pienamente
compresa, la produzione storica delle autrici deve dunque necessariamente
essere contestualizzata all'interno della loro biografia e bibliografia
generale, così da cogliere a pieno il loro rapportarsi nei confronti
del dominante sistema di valori come la specificità dell'approccio
allo studio del passato.
Un altro aspetto che emerge con chiarezza dal lavoro di ricerca della
Casalena è la presenza femminile nella totalità dei generi
e delle discipline storiche, anche se ovviamente in proporzioni differenti
in relazione ai diversi contesti tematici e territoriali (diverso è
il coinvolgimento delle studiose anche fra le regioni d'Italia).
Si tratta, in ogni caso, di un fenomeno eterogeneo che, se conobbe
già prima del 1945 un imponente incremento anche ai livelli più
alti, non portò alle autrici la possibilità di fare ricerca
o di avviare carriere nei ranghi accademici o professionistici se non
a partire dal dopoguerra. Prima di questo momento, molti luoghi
deputati alla conoscenza storica rimasero particolarmente ostili alla
penetrazione del genere femminile, mentre altri si configurarono sempre
di più come sedi di "forzata specializzazione di genere"
(Casalena, Op. cit., p.XCVII) in cui relegare le "recidive".
Malgrado ciò, resta di questo saggio l'idea della scrittura storica
delle italiane fra Ottocento e Novecento intesa come vasta produzione
letteraria fin d'ora scarsamente considerata, e che in quanto tale ed
in quanto espressione di un gruppo in qualche modo altro rispetto alla
"mainstream historiography", merita un particolare interesse
di per sé, come per lo studio della Storia sociale e di genere
del nostro Paese.
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