Donne e conoscenza storica
       

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Uno sguardo femminile sull'Oriente: il concetto di "Orientalismo" e i Viaggi delle donne

di Giulia Gentile


 

 

Maria Pia Casalena, Scritti storici di donne italiane. Bibliografia 1800-1945, Firenze, Olschki, 2003, pp.403, euro 49.00

di Giulia Gentile

E' un ottimo strumento di studio per la storia di genere, e non solo, il saggio di Maria Pia Casalena
Come suggerisce il titolo, la monografia - ideata ed elaborata nell'alveo della sempre più attiva corrente di studi di genere che fa capo al Dipartimento di discipline storiche dell'Università di Bologna -, raccoglie la bibliografia degli scritti di argomento storico pubblicati da donne di nazionalità italiana fra il 1800 ed il 1945, insieme ad un indice "bio-bibliografico" che propone una sintetica ricostruzione dei percorsi professionali di molte autrici.

Nelle parole stesse della Casalena, gli scopi della ricerca risiedono nel definire la consistenza della partecipazione femminile alla scrittura storica del periodo preso in esame, e nel mostrare - soprattutto - l'estrema varietà di modelli e di interessi che questa partecipazione ha assunto nelle diverse epoche. La volontà è quella di "restituire in tutte le sue sfaccettature, in tutti i suoi contesti più o meno ufficiali, accademici ed extra-accademici, il rapporto delle donne italiane con la scrittura di storia e i diversi ruoli che queste si sono potute ritagliare nell'ambito del discorso storico nazionale" (Casalena, Op. cit., p.XIII).
L'obiettivo è palesato anche nella ricca appendice al testo, che propone una serie di dati sulla presenza numerica delle donne nei luoghi istituzionali della ricerca, in qualità di finanziatrici (molto più spesso) o di attive collaboratrici e autrici di memorie e saggi.

Una preziosa introduzione si propone di dare al lavoro un valore che vada oltre la mera raccolta in ordine alfabetico di nomi e titoli, ricostruendo ed interpretando le vicende della scrittura storica femminile nel nostro Paese alla luce della sua contestualizzazione in tre fasi storiche ben distinte: la prima, che va dal 1800 al 1861, vede l'emergere del pensiero liberale e democratico in Italia ed il cammino verso l'Unità; la seconda, dal 1861 al 1922, l'affermazione dello Stato liberale fino all'avvento del Fascismo; la terza infine, dal 1923 al 1945, corrisponde al Ventennio.

Nel passaggio da una fase all'altra, sono sensibili le trasformazioni del ruolo femminile nell'ambito della ricerca storica: le ragioni della storia politica si intrecciano infatti inscindibilmente con quelle del maggiore o minore coinvolgimento delle donne nella costruzione dell'identità nazionale, soprattutto nei momenti in cui la storia politica segna importanti cambiamenti nel rapporto fra donne ed istruzione, fra donne e scrittura destinata alla pubblica circolazione, fra donne e professioni intellettuali.

Pensiamo, ad esempio, agli effetti della Riforma Gentile (1923) sulla visibilità delle donne nei luoghi istituzionalizzati della ricerca storica: il divieto formale di accedere alle cattedre di storia e filosofia nei nuovi Licei puntava, in linea teorica, a scoraggiare le studentesse di Lettere che avessero desiderato approfondire discipline come queste, che presentavano ora così scarsi sbocchi all'insegnamento. Così, se in età liberale le prime ricercatrici ed intellettuali erano state chiamate a partecipare attivamente alla costruzione del Pantheon risorgimentale dello Stato nazionale, dagli anni Venti vennero sempre più sollecitate ad occuparsi preferibilmente delle glorie di Roma imperiale, ed in generale - se proprio non ne potevano fare a meno -, dello studio della storia antica.

Come già accennato, il punto di partenza di questa analisi è il 1800, perché è all'alba del XIX secolo che, per la prima volta in maniera significativa, molte intellettuali del "gentil sesso" vengono chiamate a cooperare all'elaborazione storico-filosofica prodotta dai nascenti movimenti liberale e democratico. Allo stesso tempo, il punto d'arrivo della ricostruzione non poteva che essere la fine della Seconda guerra mondiale, vista come simbolo della conclusione, almeno in linea teorica, della secolare esclusione delle donne dal pieno godimento dei diritti di cittadinanza.

A partire dal secondo dopoguerra, si fanno sempre più significativi - anche se pur sempre molto graduali - i cambiamenti nell'ammissione delle donne al mondo della cultura "alta" e ufficiale come nell'approccio di genere al dibattito politico e storico. Fino a questo momento, l'elemento femminile era rimasto irrimediabilmente ai margini rispetto a quella che - in ogni epoca - era ritenuta essere la storiografia più "importante". Malgrado, infatti, la significativa presenza di nomi di donne fra gli autori di saggi ed articoli, in molti dei casi citati dalla stessa Casalena la scrittura storica scaturiva da ragioni contingenti e derivanti direttamente da vicende biografiche individuali (basti pensare alle tante patriote, o alle congiunte degli eroi del Risorgimento). In questo senso, mancava nelle autrici ogni forma di consapevole confronto con le vigenti categorie della storiografia o della memorialistica.

Per quanto riguarda poi l'impatto del gender nella stesura degli scritti, l'importanza di questo aspetto non può non tenere conto del costante e violento confronto con radicati valori morali e tradizionali cui le donne dovevano fare fronte ogni giorno, nella loro scelta di vita "virile" come intellettuali. Per essere pienamente compresa, la produzione storica delle autrici deve dunque necessariamente essere contestualizzata all'interno della loro biografia e bibliografia generale, così da cogliere a pieno il loro rapportarsi nei confronti del dominante sistema di valori come la specificità dell'approccio allo studio del passato.

Un altro aspetto che emerge con chiarezza dal lavoro di ricerca della Casalena è la presenza femminile nella totalità dei generi e delle discipline storiche, anche se ovviamente in proporzioni differenti in relazione ai diversi contesti tematici e territoriali (diverso è il coinvolgimento delle studiose anche fra le regioni d'Italia).
Si tratta, in ogni caso, di un fenomeno eterogeneo che, se conobbe già prima del 1945 un imponente incremento anche ai livelli più alti, non portò alle autrici la possibilità di fare ricerca o di avviare carriere nei ranghi accademici o professionistici se non a partire dal dopoguerra. Prima di questo momento, molti luoghi deputati alla conoscenza storica rimasero particolarmente ostili alla penetrazione del genere femminile, mentre altri si configurarono sempre di più come sedi di "forzata specializzazione di genere" (Casalena, Op. cit., p.XCVII) in cui relegare le "recidive".

Malgrado ciò, resta di questo saggio l'idea della scrittura storica delle italiane fra Ottocento e Novecento intesa come vasta produzione letteraria fin d'ora scarsamente considerata, e che in quanto tale ed in quanto espressione di un gruppo in qualche modo altro rispetto alla "mainstream historiography", merita un particolare interesse di per sé, come per lo studio della Storia sociale e di genere del nostro Paese.