Donne e conoscenza storica

Recensioni

 

 

Caroline Walker Bynum
Sacro convivio sacro digiuno. Il significato religioso del cibo per le donne del Medioevo
Feltrinelli, 2001

di Donatella Massara

Libro citatissimo in tutti gli studi sulle donne nel Medioevo è finalmente uscito in traduzione italiana.

Caroline Walker Bynum si propone lo spostamento del punto di vista storico negli studi della religiosità femminile.

La rivoluzione interpretativa riguarda, come segnala il sottotitolo, l’importanza del cibo per l’esperienza spirituale. E che questa importanza gli sia data dalle donne. E’ una condizione materiale che negli studi precedenti era decisamente subalterna all’ascesi sessuale. Povertà e castità erano i voti ai quali uomini e donne dell’età di mezzo affidavano la speranza di comunicare con Dio.

E’ centrale che questa rivoluzione avvenga perchè le donne sono il  soggetto della indagine.

E’ interessantissimo che lo studio delle donne ribalti una prospettiva storiografica che aveva pretesa di universalità e scientificità.

Il lavoro della storica americana è raccolto in 500 pagine. Da una analisi delle fonti: vite di sante, scrittura delle mistiche risulta che:

<<Furono le mistiche di età tardo medievale a dimostrare una particolare passione non solo per le immagini evocatrici dell’assaggiare e del divorare, ma anche per metafore ampie ed elaborate della fame, nonchè del pane, del sangue e, in generale, del cibo. Se i manuali e le rassegne generali di storia della pietà hanno manifestato spesso la tendenza ad associare la spiritualità femminile a metafore nunziali ed erotiche, ciò è dovuto più al fatto che la sensibilità moderna è sollecitata da simili immagini che non a un’effettiva prevalenza di quelle metafore nell’esprimere l’unione con la divinità, o al fatto che queste rappresentino un modello espressivo di stampo prettamente femminile. Ciò che viceversa risulta davvero caratteristico delle donne mistiche, e che le distingue dagli uomini, è la fame di Dio>>.

E’ quindi sul piano del simbolico che l’analisi di Caroline Walker Bynum si sposta nella terza parte del suo lavoro: Dall’analisi alla teoria.

La centralità del corpo e dell’alimentazione riguarda non solo le sante e le donne del medioevo ma si spinge fino agli inzi dell’età moderna. Periodo che C.W.B. consegna a altre studiose del periodo.

Avvertendo che <<l’ascetismo medievale non va visto come radicato nel dualismo, ossia nella percezione di contrapposizione radicale tra lo spirito e il corpo>>. L’imitatio crucis è tutt’altro che una fuga dal corpo. Le stravaganti pratiche penitenziali dei secoli compresi tra il Due e il Quattrocento non sono i prodotti di una epistemologia che ravvisi un’anima in lotta con la materia.

<<L’ascetismo tardomedievale fu invece uno sforzo per sondare e realizzare tutte le possibilità della carne; fu un’espressione profonda della dottrina dell’incarnazione é [...]
l’ascetismo medievale non fu prevalentemente di carattere dualistico [...] nè  il modo migliore per comprendere le donne medievali non è quello di vederle come creature vincolate e sospinte dalla nozione sociale del femminile in quanto inferiore. La pietà delle donne non era cioè fondamentalmente dualismo o misoginia interiorizzata [...]

le donne espandevano nei loro simboli quel sè sofferente e dispensante che veniva loro ascritto dalla cultura, per fare di se stesse, sempre più meravigliosamente e orrendamente, quel corpo che era stato crocifisso.>>

Chi ha letto Guglielma e Maifreda. Storia di un’eresia femminista scritto da Luisa Muraro negli anni ’80 dell’altro secolo ha ritrovato questa identificazione nei frammenti di Guglielma che dichiarava di essere lo Spirito Santo. L' interpretazione data da Luisa Muraro era un’ originalissima sovrapposizione fra le parole della santa donna e l’esperienza del corpo di Cristo assimilato a quello di un suo amico omosessuale che amava travestirsi da donna. Arrampicato sui tacchi a spillo lui attraversava uno spazio dove diventava una figura femminile attrazione di dolore e di piacere.

E’ sempre Bynum a ricorrere all’importanza dei simboli del maschile/femminile come centrali per comprendere la storia medioevale <<rovesciamenti e contrapposizioni svolgevano un ruolo di primaria importanza nel modo in cui i simboli operavano per gli uomini, e proprio per essi l’immagine della donna contrapposta a quella dell’uomo costituì, nel tardo Medioevo, un tema d’interesse primario>> ( pag.321)

Gabriella Zarri, Recinti. Donne, clausura e matrimonio nella prima età moderna, Il Mulino, 2000

Vorrei fare un confronto con il saggio Nozze mistiche e nozze sacre tra medioevo ed età moderna compreso nel volume di  Gabriella Zarri.

L’autrice sottolinea nell’Introduzione ai saggi raccolti nel volume

<<Spose di Cristo o spose degli uomini le donne sono identificate con una metafora che implica un rapporto con il maschile definito dalle piu’ antiche e radicate tradizioni religiose e culturali della società mediterranea e occidentale.

 La condizione sponsale significa infatti, pur nel riconoscimento cristiano di una pari dignità fra i sessi, la soggezione della donna all’uomo, l’accettazione della designazione sociale e della trasmissione dei beni per via agnatizia, la giustificazione di un sistema giuridico basato sulla tutela, la riduzione al privato familiare dei rapporti culturali, affettivi e di relazione. in qualunque status vitae la donna viva – quello di monaca professa, di maritata o di vergine -, lo statuto culturale che lo designa è quello di sponsa. [...]

Fino al crollo del sistema politico, economico e sociale dell’ancien regime e alle trasformazioni normative e giuridiche relative ai sistemi familiari e al regime di proprietà, l’identità femminile si esprime principalmente nel concetto culturale di sposa e nei differenti statuti connessi alle diverse condizioni di vita.

Nella lunga durata dei processi che riguardano la costruzione culturale del genere. l’identità femminile si presenta per secoli strettamente ancorata ad un unico referente segnico: quello del matrimonio e della famiglia. Ma è proprio questa unicità simbolica e metaforica che consente e favorisce l’allargamento delle funzioni e dei ruoli sociali femminili, fino al riconoscimento di una “terza via” nella condizione di vita delle donne>>.

In questo studio nel confronto con la Bynum, Gabriella Zarri, riconosce che l’interpretazione della storica americana è approfondita e convincente e che tuttavia sull’importanza del corpo nell’età modioevale convergono anche altri studi. Questi sono stati rivolti allo specifico <<modo di intendere e rappresentare l’amore tra Cristo e la Chiesa espresso dalla interpretazione allegorica del Cantico dei cantici nei diversi commentatori dell’XI e XII secolo >>. La metafora del corpo e delle sue funzioni gioca quindi un ruolo primario nella definizione del corpo mistico e tuttavia è anche <<l’immagine dello sposalizio, che resta una delle principali componenti del concetto della chiesa come corpo>>.

Sono questi temi di grande interesse sui quali merita tornare. Segnalo a proposito un importante saggio indicato da G.Zarri in qualità di contributo agli studi sulla centralità del corpo nell’esperienza religiosa medieovale. In questo testo viene data una particolare attenzione oltre che alle fonti scritte alle miniature bibliche e al carattere decisamente erotico che animano i simboli della spiritualità cattolica:

E.Ann Matter, The voice of my beloved. The Song of Songs in western medieval Christianity, University of Pennsylvania Press, 1990.