Donne e conoscenza storica

Recensioni

 

Marirì Martinengo

Gabriella Brooke, Le parole di Bernfrieda. Una cronaca degli Altavilla, introduzione di Maurizio Barbato, Palermo, Sellerio, 2001

di Marirì Martinengo


La narrazione appartiene a quella affascinante categoria di racconti in bilico tra fantasia e storia: ha del romanzo il grandissimo pregio di inserire le donne nel contesto e della storia la sapidità dell' aderenza alla realtà di quanto è avvenuto. Infatti l'autrice, per costruire la sua cronaca, ambientata nell'Italia meridionale durante la dominazione normanna, si basa su documenti di autori dell'epoca, riporta la genealogia della famiglia Altavilla, un quadro cronologico degli avvenimenti contemporanei europei e infine si rifà agli scritti di noti medievisti.
La vicenda è narrata in prima persona da una donna ormai anziana, Bernfrieda, figlia illegittima di Maugieri d'Altavilla; venuta in Italia, in qualità di amica e compagna della sua signora, Fredesenda; ella impara a scrivere da un monaco dell'abbazia di Sant'Eufemia nelle Puglie, dove risiede, e diventa cronista specialmente di Fredesenda, moglie di Tancredi d'Altavilla e madre di Roberto il Guiscardo e di Ruggero. La biografia, fedelmente e amorosamente tracciata dall'amica, segue le sorti della duchessa dalla sua nascita a Granville, in Normandia, al suo trasferimento nell'Italia meridionale fino alla sua morte, avvenuta nel 1063. Tutt'attorno alla vicenda biografica si muove e si intreccia un vasto mondo di personaggi, a volte storici a volte no, un pullulare di episodi d'amore, di violenza, di vita quotidiana nei castelli, negli scriptoria dei monasteri, nelle soleggiate campagne del sud, durante i secoli XI e XII; episodi convincenti, perché vissuti dall'interno degli stessi personaggi che ne sono protagonisti.
Le parole di Bernfrieda può essere letto, come si dice giustamente nell'introduzione, come il racconto di un'amicizia tra due donne, come l'amore tra Fredesenda e Guglielmo Braccio di Ferro, infine come una cronaca familiare avventurosa sonora e sanguigna, come dovevano essere le persone in carne ed ossa di quel mondo... cronaca di una famiglia, ma di una famiglia dalla sorte incredibile che da un piccolo e oscuro feudo scandinavo, arriva, in mezzo secolo, a una potenza tale da contendere la signoria della Sicilia al popolo arabo, e a fronteggiare con successo le feudalità longobarde, a dominare un vasto territorio e a costringere il papa a scendere a patti con lei.
Il libro si legge con piacere, la narrazione avvince e ritengo che possa trovare senso proporlo alle giovani e ai giovani, come interpretazione del passato che non disgiunge la vita dalla storia, che non esclude chi non occupa la scena illuminata, che, mostrandoci le usanze, i rituali, i costumi del periodo, sempre filtrati attraverso dei personaggi in carne ed ossa, disegna un modello di come potrebbe essere presentato un contesto storiografico nelle scuole.