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Giovanna
Borrello è ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia
dell'Università di Napoli; è stata esponente della
Comunità Filosofica Diotima
Indice
del libro:
Presentazione
di Aldo Masullo
Ringraziamenti e Prefazione
I parte:
Il lavoro
Cap.1.:
Il rapporto con il marxismo
Cap.2: Vincitori e vinti sotto l'imperio della forza
Cap.3: La centralità della fabbrica
Cap.4: La società come mediazione negativa e dominio
della forza
Cap.5: Il lavoro lucido, il lavoro come metaxù
e come finalità senza scopo
2 parte:
La Grazia
Cap.1:
Il lavoro mistico
Cap.2: Il Soprannaturale all'opera
Cap.3: Società e comunità
Cap.4: La Grazia come amorosa persuasione
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Giovanna
Borrello, Il
Lavoro e la Grazia. Un percorso attraverso il pensiero di Simone
Weil,
Presentazione di Aldo Masullo, Liguori Editore, Napoli, 2001
di
Donatella Massara
L'interesse
che suscita questo libro è l'apertura di confronti che
offre. L'autrice è riuscita a rispondere a domande differenti.
L'opera di Simone Weil analizzata sul versante del rapporto
con Hegel e Marx offre risposte a chi studia la filosofia e
ne conosce lo sviluppo storico. L'ampio scambio fra il commento
di Giovanna Borrello e il testo citato, senza risparmio, ricercato
secondo una coerentissima risonanza dei temi, allo stesso tempo,
presenta il pensiero della grande filosofa a chi non la conosce.
Inoltre i temi di S.W., sollecitati a entrare in scena, sono
attuali e si impongono al nostro presente così che è
difficile non farsi coinvolgere nella lettura.
Il Lavoro
e la Grazia, scritto con padronanza e elegante distanza, fa
sì che l'autrice discuta interpretazioni della filosofia
maschile senza mai perdersi nell' atteggiamento rivendicativo.
I temi del lavoro e della grazia sono aspetti fondamentali dell'opera
di Simone Weil. In disaccordo con la presunta cesura rispetto
alla 'conversione' religiosa da parte della pensatrice, sostenuta
in alcuni autori di formazione sociologica - come A.Accornero
-, Giovanna Borrello ricostruisce e autorevolmente afferma,
invece, l'unità sostanziale del pensiero di S. Weil.
Nella prima
parte di Il lavoro e la Grazia è trattato il tema del
lavoro. I testi di riferimento sono La condizione operaia ma
anche parte dell'opera giovanile, leggibile nel bellissimo primo
volume delle O.C. di S.W , edite in lingua originale.
<<Il lavoro fu al centro delle sue riflessioni durante
i due primi anni di Ecole, e la teoria che elaborò a
questo proposito fu, forse, la sua prima realizzazione importante
nel campo del pensiero>> spiega Simone Petrement.
E' attraverso questi testi che la studiosa napoletana ha individuato
e riconfermato il rapporto stretto con il pensiero di Kant.
Mentre in Hegel e Marx è la dialettica degli opposti
a realizzare la conoscenza, Simone Weil si propone l'accostamento
e l'analogia. Quella forma di conoscenza che Kant definisce:
riconoscere <<una somiglianza perfetta di due rapporti
tra cose del tutto dissimili>>.
La verità è ritrovata nel rapporto, non nella
dialettica, non nella contraddizione e non nelle cose. E' un
motivo che richiama all'azione indiretta di Weil, al lavoro
come metaxù, intermediazione tra interiorità e
esteriorità. Come fa notare Simone Petrement, l'amica
biografa di Simone <<"il lavoro" ci insegna
a servirci del mondo in quanto ostacolo esteriore per resistere
al mondo in quanto nemico interiore>>. Operare non per
la soddisfazione del desiderio, bensì nel senso contrario
del fare vuoto verso l'oggetto a cui l'azione è orientata.
Nella seconda
parte del libro Giovanna Borrello esamina La Grazia.
Il lavoro non ci degrada se abbiamo lo spazio per l'attenzione.
Essa è la 'radice' che ci mette in contatto con il Soprannaturale;
ne abbiamo bisogno per denunciare la falsa trascendenza della
società.
La società in Simone Weil è una mediazione negativa,
luogo in cui si esplica e si esercita la forza a cui sottostanno
tutti, sia forti che deboli. Contro l'idolatria che pervade
la società Simone Weil propone la categoria della relazione,
segnalata nel saggio Le categorie dell'impolitico di Roberto
Esposito, perchè tipico dell'atteggiamento idolatra è
intendere <<le cose fuori da ogni relazione a ciò
che è loro esterno>>.
C'è
un parallelismo in Simone Weil tra la funzione sociale e la
facoltà trascendente dell'anima: <<Solo la rappresentazione
completamente esatta della destinazione sovrannaturale d'ogni
funzione sociale può fornire una norma alla volontà
riformatrice. Solo essa permette di definire l'ingiustizia>>.
E' questo innalzamento al simbolico dei fatti che può
dare concretezza all'idea di eguaglianza. Questo contatto dell'individuo
con l'assoluto avviene nella poesia e nell'insegnamento dello
Zen.
Quindi Simone proprio grazie al Soprannaturale, alle riflessioni
del IV volume dei Quaderni, agli scritti in fine della sua vita,
conclude nel suo libro Giovanna Borrello <<potè
continuare a mantenere ferma l'attenzione sui temi a lei più
cari, come gli operai, il lavoro, una società ispirata
dalle virtù civiche e dalla purezza dell'Amore>>.
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