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La versione di Sarah
Un dolorante fantasma affiora dal Settecento

Ginevra Bompiani, Ritratto di Sarah Malcolm, Neri Pozza
pagine 122 - 14,50 euro

di Federica Velonà

"Sarah ha commesso e lasciato commettere un delitto: ma sarà impiccata per un altro": questa la fine di Sarah Malcolm, giustiziata a Londra il 7 marzo del 1733. All'origine di questo libro, Ginevra Bompiani pone una data comparsa in sogno, la ricerca dei fatti di quell'anno su un vecchio giornale inglese, e infine la scoperta di una notizia "abbagliante": l'impiccagione di una cameriera ventiduenne.

Il materiale per un romanzo non mancherebbe: c'è una giovane donna giudicata colpevole di assassinio, ci sono tre omicidi efferati, c'è un processo sommario, c'è un pittore famoso che ritrae l'imputata "senza pietà e senza simpatia", c'è un'esecuzione-spettacolo durante la quale vengono scambiate battute poco chiare. L'autrice scarta la via del romanzo, non entra nella testa di Sarah per raccontare i momenti precedenti alla rapina, i suoi rapporti con i complici, le sue reazioni all'arresto e alla condanna (e tanto meno la sua vita precedente, riassunta in poche notizie di scarso rilievo). Sceglie un percorso più accidentato e complesso, fa rivivere un intero quartiere, il Temple di Londra della prima metà del Settecento, ricostruendo il contesto in cui si consuma l'errore giudiziario, i passaggi che portano alla condanna, la cronaca dei momenti finali.

Anche a distanza di tempo dalla lettura della "versione di Sarah" affidata ai documenti processuali emergono barlumi di verità: lei che pensava a una facile rapina, la sua amica Mary e i due fratelli Alexander che sgozzano tre donne nella casa prescelta e le danno la sua parte di bottino, la sorpresa di essere stata incastrata, l'incapacità di adottare una strategia difensiva. Sarah confessa, fa i nomi degli altri, non viene creduta; del resto nella Londra del Settecento basta un furto per avere la pena di morte. Il fascino di questa narrazione asciutta, che raramente si concede un aggettivo e quando lo fa apre dei mondi (vedi la "furiosa" curiosità della folla che accorre a vedere Sarah impiccata), sta nella sua enigmaticità. A differenza del ritratto con cui William Hogarth non esita a condannare l'imputata, attribuendole "un volto da uccello da preda", il ritratto di Sarah Malcolm consegnatoci da Ginevra Bompiani è quello di un dolorante fantasma del passato che si vuole sottrarre all'univocità dell'interpretazione.

tratta da Diario, 45 2005
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