Donne e conoscenza storica

 

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Laura Boella, Le Imperdonabili
Edizioni Tre Lune, 2000

di Donatella Massara

Laura Boella, filosofa, da anni studiosa del pensiero femminile, numerose pubblicazioni, fra le quali una monografia su Hannah Arendt e 'Cuori pensanti' dedicato a Simone Weil, Edith Stein, Hannah Arendt e Maria Zambrano (Edizioni Tre Lune, 1998), ha presentato al Circolo della Rosa questo 'Le Imperdonabili' bello e coinvolgente. Per chi ama la lettura è veramente un inizio o un incentivo a riprendere libri lasciati o una traccia da ricercare.

La scrittura femminile di quattro scrittrici, Etty Hillesum, Cristina Campo, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva diventa l'espressione di un modo di vivere, di una condizione esistenziale. Di queste donne è stata detta e scritta una varietà di giudizi dai quali Laura Boella si è tenuta lontana. Non attraverso la critica letteraria o gli studi di germanistica ha sollecitato la parola che le accompagna. Piuttosto è l'empatia che l'ha avvicinata a testi difficili, autrici 'imperdonabili', lontanissime dalla sua condizione soggettiva forse non dalla sua soggettiva sensibilità. L'assolutezza è il tratto lineare che le rivela allo sguardo. Il titolo coniuga al femminile un saggio di Cristina Campo, alias Vittoria Guerrini che scriveva sotto pseudonimo, in questo caso per tenere presso di sè l'esperienza limite del lager. Cristina Campo è imperdonabile per l'ossessione della purezza e la ricerca assoluta della perfezione. Di sè dichiarava <<autrice che ha scritto così poco e le piacerebbe aver scritto meno>>.

Etty Hillesum autrice di un Diario e di lettere scelse di non fuggire davanti alla persecuzione ebraica. Questa passività non è stata perdonata, interpretata come ''rassegnazione''. Scrive Laura Boella che questa inerzia " Fu rifiuto di combattere la persecuzione nella forma della rivolta, dell'odio, del disprezzo, della scelta di campo, ideologica o combattente", non fu rinuncia a resistere. Turba la linearità dell'assolutezza di queste scrittrici, nonostante la relazione amicale scenda all' interlocuzione e inventi altre forme di linguaggio colloquiale. E' quello che avviene nelle Lettere a Mita di Cristina Campo dedicate all'amica Margherita Pieracci Harwell.
Le parole volano nell'aria, oltre la precisione definitiva dello scrivere ravvisata da Bachmann. Allora comunicano e rivelano presente la questione, altrimenti scartata dalle imperdonabili - secondo Laura Boella - di lasciare un 'eredità, la trasmissione di messaggi.

Queste donne soffrono esistenzialmente e il dolore è l'esperienza che detta il senso della ricerca formale, ma anche la letteralità delle loro vite concluse con il suicidio: Cvetaeva, forse Bachman, per uscire dal testo: Antonia Pozzi, invece muoiono di consunzione Cristina Campo e Simone Weil.

Laura Boella non esclude dall'assolutezza altre donne estremamente contenute quasi estranee se non lontane alla tragicità del dolore. Gertrude Stein, avanguardia storica di una lingua letteraria, secondo Laura nella sobrietà del suo stile ha i tratti dell'imperdonabile - di cui parlava Cristina Campo.

Francesca De Vecchi, la giovane studiosa di filosofia, già allieva di Laura ha sottolineato che la filosofa è lontanissima dal pensare a una tradizione femminile, come hanno tentato di fare i women's study o di gender. Ancora l'assolutezza chiarisce la posizione delle quattro scrittrici e conduce, poi al senso della ricerca del divino, come in Etty Hillesum , 'cuore pensante' nel mondo umano della baracca, e in Simone Weil, ostile verso il mondo degli intellettuali e delle correnti di pensiero o letterarie.
Questo incontro con la società letteraria avviene invece con Ingeborg Bachmann. E' tuttavia l'imperdonabilità la cifra che esprime oggi <<chi lei è stata con molta esattezza e insieme alternativa radicale a ogni tentativo di biografia o di storia della formazione>> , perché <<nell'epoca moderna la storia non riempie, non rende significativo un destino individuale, al contrario, lo rende nudo emblema di ciò che fa violenza alla persona e spesso la distrugge.>>