Donne e conoscenza storica

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Archivio La Civetta 2002

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In Rete:

Orazio e Artemisia Gentileschi
(notizie sulla mostra)

Un ipertesto su Artemisia nel cinema di Agnes Merlet
di Laura Modini

La conversione della Maddalena, particolare, firmato sullo schienale della sedia: Artimisia Lomi, Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze, 1615,16

La donna in un ricco abito giallo tiene la mano sul cofanetto dei gioielli coperto dallo specchio, l'altra mano è sul seno. Respinti i beni terreni, la donna si affida alla legge del cuore e dell'anima. Ma il centro del quadro è il volto lievemente corruciato e attraversato dalla tristezza; la mano all'esterno potrebbe anche servire a sollevarsi per andarsene. I piedi nudi suggeriscono invece che la trasformazione della Maddalena di Artemisia Gentileschi è interiore. Il quadro ferma l'attimo di raccoglimento in se stessa e di scelta.

 

Verità e intelligenza nella pittura di Artemisia e Orazio Gentileschi

Judith W. Mann e K. Christiansen, (a cura di ), Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira, Milano, 2001 L. 120.000 pp.474.
(Il catalogo si può richiedere alla Libreria delle Donne di Milano, via P.Calvi, 29)

di Donatella Massara

La mostra dedicata a Orazio e Artemisia Gentileschi chiusa il 20 gennaio 2002 a Roma prosegue fra febbraio e maggio a New York, al Metropolitan Museum of Art e giugno e settembre a Saint Louis, al The Saint Louis Museum. Ci sono stata. Fino all'esordio degli anni '80 mi sono spostata con mezzi propri a due o quattro ruote; con le donne che frequentavo, in quegli anni dei miei ventanni, si faceva l'autostop. Adesso a Roma vado con il pendolino o in aereo, quindi mi sono domandata: vale la pena spendere 500.000 lire - senza possibilità di guadagno - per andare, tornare, soggiornare onde visitare la mostra in questione? Non ho dubbi: ne è valsa la pena.
Il guadagno è, come si dice sempre: simbolico. Artemisia e suo padre sono due personaggi di altissimo valore simbolico.
Artemisia Gentileschi e questo grande pittore che era stato il padre rappresentano tante cose insieme: la negazione della storia femminile nella storiografia maschile, anzitutto.
Scrive Judith W.Mann: << Orazio e Artemisia Gentileschi, padre e figlia, sono entrati insieme nella storia dell'arte del XX secolo, grazie al fondamentale articolo pubblicato nel 1916 da un illustre studioso del Caravaggio, Roberto Longhi >>.
Artemisia viene ri-scoperta però dalla critica femminista la quale assicura alla pittrice una fama che oscura oggi quella paterna. Non era così ai tempi in cui vissero, come ci viene detto nei saggi interessantissimi del bellissimo catalogo.

Artemisia vive un' esperienza di vita e di morte, di memoria di sé che è altamente significativa dell'esperienza femminile. Tutte e tutti conoscono a grandi linee la vicenda del processo intentato dal padre contro l'ex collega e amico Agostino Tassi che sedusse la giovanissima figlia.
Si legga la biografia di Artemisia nella bella e documenta ricostruzione storica di Alexandra Lapierre. La prime interpreti femministe e Anna Banti, che scrisse e pubblicò in italiano nel 1947, Artemisia, tradotto in inglese solo nel 1994, affidarono alla pesante esperienza processuale l'interpretazione della Giuditta che uccide Oloferne, vendetta in effigie di Artemisia contro Agostino. L'assassinio del tiranno è un gesto femminista; non solamente, quindi, gesto barocco e teatrale, esso è l'atto consono a una donna forte come esplicativo degli ideali di un'epoca dove scendevano in campo letterario le donne guerriere e non disdegnavano la battaglia le donne reali.
Nei saggi di questo austero e vivace catalogo la parola 'femminismo', è frequentemente usata sia come criticata referenza, obbligata a indurre l'angustia di una definizione alla quale affidare, univocamente, l'interpretazione dell'opera della pittrice e sia, contemporaneamente, è l'elogiata ispiratrice di ricerca in critica d'arte e storia delle donne.
La teoria femminista - spiega Judith W. Mann - ha corroborato la interpretazione di Mary Garrard, in sintonia con R. Ward Bissell. M.Garrard perché <<avanza l'ipotesi che la piena potenza creativa di Artemisia si sia manifestata soltanto nel raffigurare donne forti e capaci di farsi valere, al punto che non si riesce a immaginarla impegnata nella realizzazione di immagini religiose convenzionali, come una Madonna con Bambino o una Vergine che accoglie sottomessa l'Annunciazione; e inoltre, si sostiene che l'artista abbia rifiutato di modificare la propria interpretazione personale di tali soggetti per adeguarsi ai gusti di una clientela che si presume maschile. Lo stereotipo ha avuto un doppio effetto restrittivo: inducendo gli studiosi sia a mettere in dubbio l'attribuzione dei dipinti che non corrispondono al modello descritto, sia ad attribuire un valore inferiore a quelli che non rientrano nel cliché. […] Esiste una nuova generazione di studiose femministe, in particolare Mieke Bal e Griselda Pollock, che anziché cercare attinenze tra la vita e l'opera dell'artista hanno formulato una serie di problematiche quanto mai promettenti ai fini di una futura indagine interpretativa>>
Intorno a Artemisia Gentileschi si dibatte inoltre se attribuirle alcune opere. La splendida e eccezionale Cleopatra è scoperta negli anni Sessanta da Roberto Longhi che la cataloga come opera del Cagnacci; Vittorio Sgarbi vede, acquista, pulisce e autentica il quadro come opera di Artemisia, negli anni Novanta (al Sottosegretario è affidata nel catalogo la presentazione dell'opera in una pagina in fondo al catalogo, dietro anche alla bibliografia perché l'opera è stata acquisita da parte della Soprintendenza ai Beni Artistici a lavori ultimati della mostra). Se tanto mi dà tanto nuove opere verranno ancora a galla: quadri di Artemisia sono ancora sotto falsa attribuzione. La catalogazione completa delle opere di Orazio è di Bissell, uno studioso che si è dedicato anche a Artemisia. Orazio rimane tuttavia un artista conosciuto solamente da intenditori e studiosi, a differenza della figlia.



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