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Jerome David, Ritratto
di Artemisia Gentileschi, c. 1625 -1630.
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Artemisia
e la ragazza con l'orecchino di perla: entrate nell'arte non in maniera
passiva
di
Mariantonietta Sorrentino
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La vita di Artemisia
Gentileschi sembra essere stata scritta da una sceneggiatrice con
la passione per le tinte forti; persino un profano ravvede nelle sue
opere evidenti tracce autobiografiche.
Donna di coraggio, ma non perchè intraprese un cammino prevalentemente
dominato dagli uomini.
Artemisia riuscì a non farsi soggiogare dal Caravaggio, pur
subendone gli influssi, prima di tutto. Inoltre tenne testa al padre
e subì un processo abbondantemente umiliante, in seguito allo
stupro da parte di colui che pure doveva educarla all'arte.
Tuttavia non per questo lei rimosse l'arte dalla sua vita.
Un sottile "fil rouge" la lega alla modella che Vermeer
scelse per una delle sue tele più famose " La ragazza
dall'orecchino di perla".
T.Chevalier ha creato una plot straordinario nel suo omonimo romanzo.
Esso è viaggio nell'arte olandese di fine seicento, nella vita
di Vermeer e della sua Delft.
Al tempo stesso è viaggio nell'animo di una giovane olandese,
apparentemente insignificante.
Delft 1665.
Griet è ancora diciassettenne quando è costretta a cercare
lavoro. Trova servizio presso la famiglia del pittore Johannes Vermeer.
Un incontro che trasformerà l'esistenza di entrambi.
Ne è complice un compito nuovo assegnatole: riassettare lo
studio di Vermeer, "sancta sanctorum" il cui accesso
è vietato quasi a tutti.
Nonostante la differenza di educazione, cultura e condizione sociale
l'artista scopre nella ragazza un'innata e intuitiva comprensione
della luce e dei colori. Lentamente riesce ad introdurla nel mondo
misterioso delle sue tele.
Tra i due nasce una reciproca attrazione condita di complicità:
il pittore le chiede di posare per lui. La diciassettenne Griet
entra nel mondo dell'arte, ma non in maniera passiva.
La curiosità è lo strumento che la porrà sullo
stesso piano di Vermeer.
La ragazza accetta sebbene dopo varie reticenze: essa è sedotta
dal pittore e da quello strumento diabolico che era la sua "camera
ottica"; è stupita da quella immagine capovolta che appare
sul foglio.
Griet si lascia vestire secondo i voleri dell'artista, si buca l'orecchio
per indossare il monile che, tra l'altro, appartiene alla padrona
di casa. Subisce violenze psicologiche anche per questo.
E lui la ritrae, ma con la bocca semiaperta. Una posa scandalosa che
non lascia spazio al dubbio, che lascia intravedere l'attrazione tra
i due.
Griet non è meno coraggiosa, quindi, della Gentileschi, prima
donna ammessa all'Accademia del Disegno di Firenze.
Entrambi sfidano i costumi del proprio tempo, e il mondo dell'arte.
Sarà quella sfida a dare loro l'immortalità.
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