Donne e conoscenza storica
       

Jerome David, Ritratto di Artemisia Gentileschi, c. 1625 -1630.


 

 

 

Artemisia e la ragazza con l'orecchino di perla: entrate nell'arte non in maniera passiva

di Mariantonietta Sorrentino

vedi anche nel sito:

Tracy Chevalier, La ragazza con l'orecchino di perla, Ed. Neri Pozza
gennaio 2001

di Elena Rossi

Judith W. Mann e K. Christiansen, (a cura di ), Orazio e Artemisia Gentileschi, Skira, Milano, 2001
di Donatella Massara

 

LINKS:

Notizie su Maria Antonietta Sorrentino nel suo sito

 

La vita di Artemisia Gentileschi sembra essere stata scritta da una sceneggiatrice con la passione per le tinte forti; persino un profano ravvede nelle sue opere evidenti tracce autobiografiche.
Donna di coraggio, ma non perchè intraprese un cammino prevalentemente dominato dagli uomini.
Artemisia riuscì a non farsi soggiogare dal Caravaggio, pur subendone gli influssi, prima di tutto. Inoltre tenne testa al padre e subì un processo abbondantemente umiliante, in seguito allo stupro da parte di colui che pure doveva educarla all'arte.
Tuttavia non per questo lei rimosse l'arte dalla sua vita.

Un sottile "fil rouge" la lega alla modella che Vermeer scelse per una delle sue tele più famose " La ragazza dall'orecchino di perla".
T.Chevalier ha creato una plot straordinario nel suo omonimo romanzo.
Esso è viaggio nell'arte olandese di fine seicento, nella vita di Vermeer e della sua Delft.
Al tempo stesso è viaggio nell'animo di una giovane olandese, apparentemente insignificante.

Delft 1665.
Griet è ancora diciassettenne quando è costretta a cercare lavoro. Trova servizio presso la famiglia del pittore Johannes Vermeer. Un incontro che trasformerà l'esistenza di entrambi.
Ne è complice un compito nuovo assegnatole: riassettare lo studio di Vermeer, "sancta sanctorum" il cui accesso è vietato quasi a tutti.
Nonostante la differenza di educazione, cultura e condizione sociale l'artista scopre nella ragazza un'innata e intuitiva comprensione della luce e dei colori. Lentamente riesce ad introdurla nel mondo misterioso delle sue tele.
Tra i due nasce una reciproca attrazione condita di complicità: il pittore le chiede di posare per lui. La diciassettenne Griet entra nel mondo dell'arte, ma non in maniera passiva.

La curiosità è lo strumento che la porrà sullo stesso piano di Vermeer.
La ragazza accetta sebbene dopo varie reticenze: essa è sedotta dal pittore e da quello strumento diabolico che era la sua "camera ottica"; è stupita da quella immagine capovolta che appare sul foglio.
Griet si lascia vestire secondo i voleri dell'artista, si buca l'orecchio per indossare il monile che, tra l'altro, appartiene alla padrona di casa. Subisce violenze psicologiche anche per questo.
E lui la ritrae, ma con la bocca semiaperta. Una posa scandalosa che non lascia spazio al dubbio, che lascia intravedere l'attrazione tra i due.
Griet non è meno coraggiosa, quindi, della Gentileschi, prima donna ammessa all'Accademia del Disegno di Firenze.
Entrambi sfidano i costumi del proprio tempo, e il mondo dell'arte.
Sarà quella sfida a dare loro l'immortalità.