Donne e conoscenza storica
    

Recensioni 2003

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Ricerche bibliografiche
Autocoscienza letteraria

Amalia Molinelli, I pensieri vagabondi di Amalia, (2002) (pp. 120), con una introduzione di Maria Attanasio.

di

Elena Urgnani

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Vorrei rimandare ai racconti di mia madre.
D.M.

In rete:

in Linda (sito della Libera Università delle Donne):
introduzione di Maria Attanasio

Un vero scrittore (e una vera scrittrice) dovrebbero fare i libri più o meno come le piante di zucca fanno le zucche, non mi ricordo chi lo ha detto, ma quest'immagine, presa da un libro di critica, era rimasta viva nella mia memoria. Io però non avevo mai incontrato scrittori che sapessero fare libri con questa naturalezza, e anche oggi, in tempi di post-post-neo-ismi di ogni genere, incontrare un libro che si presenta proprio così, come un frutto maturo su una pianta non è una cosa facile. Per questo ero un po' scettica quando in una domenica di dicembre del 2002, alla Libera Università delle Donne - dove ero andata per ascoltare dal vivo la filosofa americana Mary Daly, autrice di volumi importanti, come La Chiesa e il Secondo Sesso, o Al di là di Dio Padre - ho trovato questo volume, pubblicato in proprio dall'autrice.

Amalia Molinelli è nata il 19 marzo 1928 a Bogli, un paesino di montagna dell'Appennino tosco-emiliano. La sua è stata una vita riempita delle più diverse esperienze: quella contadina, quella degli anni del fascismo, quella partigiana, quella delle risaie, quella della "serva" nei lunghi mesi invernali nelle case di città dei ricchi, quella della mezzadria; a cui seguono l'approdo con il marito a Milano, la nascita di una figlia e l'alienante isolamento casalingo.
E' grazie ad un corso 150 ore, seguito da diversi altri studi, che Amalia esce dall'isolamento e comincia a scrivere I pensieri vagabondi.

Così recitava la quarta di copertina del volume, che ho letto nel corso di una serata, e che mi ha fatto ripensare al discorso delle zucche. Il miracolo di questa "naturalezza", lo sanno anche i critici, non è mai spontaneo, al contrario è sempre il frutto di un filtraggio attento, e così è anche per questo volume-autobiografia, nel quale la protagonista rivive attraverso la propria esperienza tutte le vicende del passato storico recente. L'io narrante è quello di una donna che ha molto vissuto, ne ha viste di ogni colore, e affronta i grandi avvenimenti del Novecento filtrandoli attraverso la propria esperienza di contadina poco più che analfabeta.
Il secolo che si è appena chiuso ha visto in Italia il fascismo, la resistenza, gli anni della ricostruzione, l'industrializzazione, l'inurbamento dei contadini nelle megalopoli del nord, la contestazione studentesca, le grandi scoperte farmaceutiche e mediche, che hanno cambiato la vita degli uomini e delle donne e la loro aspettativa di vita. Amalia ci fa rivivere tutto questo in presa diretta con l'orgoglio di una donna che si è sempre rimboccata le maniche per sopravvivere:


Chi sono? Una casalinga. Da dove vengo? Da un piccolo paese di montagna che confina con quattro province e precisamente la provincia di Pavia, quella di Genova, quella di Alessandria e quella di Piacenza, che è la mia provincia. Questo paese si chiama Bogli e si trova in una zona depressa, ora completamente abbandonata, perché mai ricordata dal governo nel bisogno, tenuta in considerazione solo per la richiesta di tasse. Vi erano infatti tasse sul bestiame, sui terreni, sulla famiglia; mai nessun contributo. La corrente elettrica, l'acquedotto, le fognature, li abbiamo installati noi vendendo boschi in società.

Così inizia questo romanzo-autobiografia. Nel solco di una tradizione nella quale ormai è entrata anche lei, con uno stile diretto, lucido, che fa pensare a Pratolini, a Renata Viganò, ai grandi narratori del neorealismo italiano, Amalia ci regala il suo punto di vista ironico e disincantato, di grande efficacia, che si confronta continuamente con la storia, partendo sempre da sé, un sé che cambia e si evolve, analizza se stesso con la consapevolezza dell'oggi, ma ricordando i pensieri dell'Amalia di ieri, ad esempio ricordando la sua esperienza di mondina:

Il mio primo viaggio fu per fare la mondina. Siamo partite un pomeriggio verso i primi di giugno, ci siamo prese la cassetta in spalla e, aiutate anche dai nostri padri, abbiamo percorso quei soliti sentieri.

continua .