La
politica del simbolico.
di Donatella Massara
Le
notizie che arrivano sulla violenza sempre più alta che subiscono le donne
ci fanno stare male; anche perché è sempre più difficile
verificare la verità di quanto accade; ci si chiede quanto esisteva già
prima e non veniva detto, quanto è strumentale, quanto sta effettivamente
accadendo?
Chi ha preso informazioni sulla dinamica dei genocidi sa che solo
a cose avvenute le forze di pace riescono a intervenire, parlo del Rwanda, della
Bosnia, dell'Iran e della guerra scatenata contro le popolazioni kurde, parlo
dell'Argentina. Non solo le forze dette di pace non sono mai state in grado di
fermare niente, perché di solito le visite e i sopralluoghi avvenivano
pilotando i supervisori dove faceva comodo ai persecutori, ma anche le testimonianze
di chi era scampata e scampato e raccontavano di orrori visti e subiti non erano
mai accettate di primo acchito.
Quindi
sarebbe opportuno non mettere troppo in attesa il nostro scetticismo per conoscere
la verità e rispondere. Alcune stanno parlando di guerra fra i sessi, sarebbe
più opportuno parlare di attacco del sesso maschile contro le donne perché
a me non risulta che ci siano state risposte femminili. Indicativo invece sarebbe
secondo alcune che in parallelo le grandi guerre tacciono, lasciando il posto
a una violenza domestica.
Tanto più
oggi confido nella politica che abbiamo chiamato del simbolico e la
vorrei rafforzata, è quella che Nadia Magnabosco cita, anche
se non la chiama così, nel suo articolo, L'Arte
è politica, dicendo che ciò che accade ci riguarda
perché l'arte è davvero politica. Io non credo che l'arte
sia politica, in quanto tale, è la consapevolezza che quello
che fai nell'arte, nella letteratura, nel desiderio di esprimere se
stesse e le altre attraverso la parola e la scrittura che serve a
cambiare il mondo e che è politica. E' una scelta che dice:
creando spazi pubblici, luoghi dove accolgo il pensiero e la relazione
femminile che ha sapere di sé e di quanto la riguarda: faccio
politica. Ed è solo lei con l'impegno che la sorregge che
vivo come politica, perché tiene vicini agire e pensare, comunicazione
di sé e delle altre. La politica delle donne non ha mai portato
se stessa oltre la linea del proprio essere sollevando il timbro di
voce per fare sentire chi era nella vita civile. Le grandi intuizioni
femminili sono venute fuori oltre quello che si era, malgrado quello
che si era.
Nadia definisce se stessa artista avvisandoci che continuerà nel suo
impegno e non ne cercherà un altro. E io sono d'accordo.
Quindi ripeto:
spero che le donne rafforzino la politica del simbolico. Non è scontato,
molte volte le donne hanno lasciato quello che avevano fatto fino a poco prima.
Un esempio Tina Modotti, smette di fare fotografie a un certo punto della sua
vita e così molte artiste e scrittrici durante la seconda guerra mondiale
bloccano la loro attività, un altro esempio è Meret Oppenheim, che
poi la riprenderà.
Qualcuna
pensa che le donne sotto il patriarcato avessero l'agio di relazioni personali
con gli uomini e che queste permettessero, dentro a un rapporto paternalista,
di avere dei vantaggi rispondenti ai loro desideri, per esempio conquistare protette
situazioni di potere.
Un'altra considerazione che non è direttamente
legata a questa e che però la riguarda dice che occorre avere vicini gli
uomini, nella politica delle donne, bisogna fare politica con loro, stare oltre
il separatismo per riconsiderare quale scambio può esserci fra gli uomini
e le donne e perché gli uomini si disaffezionino alla politica partitica
che non favorisce il cambiamento e l'aggiornarsi degli scambi sociali. Una politica
quella partitica che nutre gli interessi di parte e quegli economici.
Tenendo
presenti le cose dette prime -il bisogno degli esseri umani di stare in comunicazione
- potrei trovarmi in accordo, tanto più che una efficace politica del simbolico
potrebbe diffondersi ancora, impegnando anche quegli uomini che sarebbero poi
in relazione con altri. Mi ha convinto dell'importanza di questa comunicazione
fra donne e uomini e fra uomini e uomini alcune posizioni della RAWA, l'associazione
delle donne afghane che tanto si era battuta contro il regime dei talebani e adesso
contro i fondamentalismi. Loro hanno uomini come supporter che le aiutano, parlando
con gli altri uomini oltre che sostenendole praticamente. La decostruzione del
codice patriarcale con gli uomini è una pratica che giudicano importante
per la sopravvivenza propria e delle donne afgane.
Vorrei
però mettere in campo anche altre considerazioni perché sono convinta
che la politica del separatismo non sia nata solo su spinta delle donne. Io ho
fatto delle scelte soggettive e del tutto determinate da me, non è stato
così per altre donne che hanno abbandonato gli uomini essendone anche state
abbandonate. La storia privata ha segnalato una povertà della relazione
uomo-donna, non è affatto detto che questa povertà sia stata del
tutto sanata.
Alcune dicono, allora, spendiamo tutto quello che abbiamo guadagnato
nella relazione con le donne creando rapporti di differenza con gli uomini. Siamo
ricche spendiamoci.
Ma questo arricchimento perché siete così
sicure che sia spendibile?
Io voglio continuare a consolidare le mie scelte
e penso che esse aiuteranno me e le altre donne, e pure gli uomini se vorranno
riconoscere la differenza femminile attraverso quello che faccio. Questi passi
potrebbero indirizzarsi verso un cambiamento di civiltà, un sentire più
pacifico, per esempio, perché vede il valore della differenza. A meno che
gli uomini proprio perché vedono questo valore non siano così gelosi
e invidiosi che lo ritengano insopportabile. Tanto che è meglio farlo sparire.
Allora bisognerebbe convincere gli uomini che la differenza femminile si può
imparare. E che tanto più perseguiranno la sparizione delle donne e tanto
più si abbatterà su di loro la maledizione dell'essere uomini. Perché
quello che scriveva Valerie Solanas in S.C.U.M benché fosse quasi
pazza contiene molte giuste intuizioni sul sesso femminile e sul sesso maschile.
(in inglese http://www.womynkind.org/scum.htm). Lei che era violenta vedeva nel
fondo che cosa muove gli uomini violenti.
Gli
uomini dovrebbero allora dirci che cosa vogliono mantenere di sé, che cosa
gli va bene e che cosa non gli va bene dell'essere uomini, dovrebbero dirci che
cosa vogliono eliminare. Andrebbe anche chiarito che cosa pensano sia spendibile
della politica delle donne se come ho sentito per alcune la politica delle donne
è pienamente soddisfacente, per altri uomini invece non lo è pienamente.
Cosa manca allora a raggiungere uno scambio di possibilità ? Quest'estate
a Asolo abbiamo discusso fra uomini e donne e continuiamo a farlo. Per questo
rimando agli articoli che ci sono sul sito di Identità e Differenza
e a quelli della stanza della Libreria delle donne chiamata La costola di Eva
e il pomo di Adamo, dove gli uomini parlano di cosa li ha cambiati. (http://www.identitaedifferenza.it/scripta/indice.htm).
Qui vorrei citare Marco Cazzaniga di Identià e Differenza quando
chiede <<Come l'esperienza di uomini e donne in consapevole relazione di
differenza, come credo si sia verificato ad Asolo, può diventare un dato
culturale che crea quell'orizzonte entro il quale vanno a collocarsi le quotidiane
pratiche di relazione, quelle che attraversano la morale, la politica, l'economia
e il diritto?>> (vai
all'articolo). E' un interrogativo che chiarisce il senso della posizione
a cui aspiro: sostenere la politica del simbolico per opporsi alla violenza sulle
donne.
Tuttavia
- nonostante i buoni risultati- per fare più chiarezza a me e a quelle
come me che relazioni con gli uomini non ne gestiscono, le donne che hanno la
relazione di differenza, possono dirci quanto e che cosa hanno immesso in questa
relazione di differenza, che cosa ritengono di avere speso. Perché penso
che la relazione di differenza con gli uomini se non c'è sia anche a causa
di una politica di risparmio che trae vantaggio nel separatismo, che per le donne
è quindi vantaggiosa e favorisce la politica del simbolico. Infatti non
sono sicura di avere ricchezze spendibili nella relazione di differenza e tanto
mano ne ho se oggi ciò che mi attrae e in cui credo ancora di più
è la politica del simbolico.