Donne e conoscenza storica


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La Filosofia per una Politica della differenza sessuale

La filosofia è quanto mai necessaria, arrivate a questo punto.
Anzitutto per le perplessità che lasciano gli studi di antropologia prima citati e allo stesso tempo per la resistenza che gli ambienti della filosofia offrono al pensiero della differenza femminile che, viceversa, appare sostanzialmente accettata nella ricerca storica. Anche se - come ho cercato di dimostrare - il circuito che mette in tensione diritto, politica e storia alla prova di fatti decisivi , come i conflitti, si mostra debole e risucchiato in una sfera separata, 'culturale', inoffensiva di fronte alle azioni del potere e del militarismo.
Occorre riguardare L'IDEA DI DIFFERENZA SESSUALE e restituirle una fondazione. Esiste un'ampia bibliografia in materia e rimando per questo al primo lavoro svolto da me per il conseguimento dell'attestato del Corso di perfezionamento in Discipline Filosofiche e Storiche dell'Universita' Bocconi, anno 1997-1998.
In questa sede vorrei mantenere la ricerca nell'ambito di una possibile trattazione didattica all'interno degli studi della scuola superiore.
Propongo quindi una lettura che faccia interagire storia e filosofia.
La filosofia adatta il senso della realtà e dei suoi soggetti, di donne e uomini, a una ulteriore interrogazione.
Se come ho detto prima è pericoloso un pensiero che sottovaluta la differenza femminile, perche' porta a guerre pagate prima di tutto da chi non le vuole, la filosofia, in questo senso priva di una fondazione del pensiero della differenza sessuale, viene ad assumere il sinistro ruolo di custode di pseudo-valori dominanti, promiscui, chiamati a giustificazione e facilmente adattabili sull'esistente.
E' questa funzione critica della filosofia della differenza che qui si puo' mettere in chiaro.
Nel notevole libro di E.Hobsbawm 'Il secolo breve' (53) al capitolo 'La rivoluzione sociale' l'autore dedica alcune pagine a spiegare cosa e' cambiato nella società in seguito al movimento femminista.
Riconosciuta l'inadeguatezza dell'economia a spiegare tali mutamenti spronati dalla coscienza e dagli interessi delle donne, analizza dove e come sono passati i lavori da uomini a donne. In USA quasi del tutto in campo impiegatizio, al 50% fra gli agenti immobiliari e i broker, al 40% dei funzionari di banca e dei direttori finanziari. Rimangono, guardando agli anni '80, quasi del tutto << i monopoli maschili del lavoro manuale, specializzato o no>>

Le donne erano solo il 2,7% dei conduttori di autocarri, l'1,6 degli elettricisti e lo 0,6 dei meccanici. Eppure la resistenza di questi settori non puo' essere stata piu' forte di quella degli avvocati e dei medici ,dove le donne campeggiavano agli inizi di questa rivoluzione con la presenza al 14%. Deve esserci stata una pressione minore da parte delle donne e commenta Hobsbawm << Perfino una lettura fuggevole dei testi delle pioniere americane del nuovo femminismo negli anni '60 suggerisce l'esistenza di una precisa prospettiva di classe in merito ai problemi femminili>>.
E' solo in seguito e molto lentamente - spiega lo storico- che il femminismo americano si sarebbe accorto che ci volevano <<azioni positive>>, a favore delle donne per affrontare questioni relative alla maternità e ai permessi dal lavoro o alla tutela dalle aggressioni da parte del sesso più forte, situazioni che pesano maggiormente sulle donne socialmente disagiate.
Detto questo lo storico chiude il capitolo riconoscendo il ruolo cruciale svolto dalle donne in questa rivoluzione culturale e morale repentina e profonda, nella << trasformazione vistosa delle convenzioni che regolavano la condotta personale e sociale>>, la quale ha riguardato tutte le classi sociali e le societa'.
La << prospettiva di classe>> di cui parla lo storico non vuole dire che le femministe erano e sono delle borghesi interessate egoisticamente ai problemi della classe di appartenenza. E' la generale impostazione del libro a farmi dire che c'è un cambiamento di prospettiva dalla tradizionale posizione marxista- leninista sulla 'questione femminile'.
La prospettiva di classe e' l'ascesa sociale a cui mirano in generale le donne che eventualmente per questo sguardo che punta in alto scordano di battersi per quelle che stanno in basso. Non c'è quindi un egoismo di classe che il femminismo convalida. Piuttosto un desiderio di ascesa sociale, visto da Hosbawm, ( e sul quale ci sarebbe da discutere) condiviso dalle donne di tutte le classi sociali.
Il richiamo fatto da Hobsbawm alle differenze sociali è importante.
Per essere fino in fondo convincenti queste analisi tuttavia dovrebbero frequentare anzitutto l'idea di rivoluzione simbolica e di politica della differenza sessuale come si e' manifestata in questi anni in Italia
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La politica della differenza sessuale sta oltre i connotati della differenza biologica perché produce la realtà comunque al di là dei nostri desideri. Riguarda ambedue i sessi. Si presenta come un'elaborazione, un'enunciazione di partenza o una convenzione per guardare e pensare la realtà. Essa si da' così senza preliminari, come un'enunciazione di posizione nella dialettica del pensiero :oltre l'appartenenza biologica e sta nella realtà così come è dichiarata dall'essere dei soggetti.
La differenza sessuale ha ricevuto elaborazioni che non permettono di eliminare l'essere in carne e ossa dei soggetti, benchè si presenti simbolicamente pensabile e esprimibile da entrambi i sessi. E tutto ciò è di importanza straordinaria per pensare la differenza sessuale e come essa si presenta nelle differenze sociali.

Se si segue Hobsbawm nel pensiero femminista la differenza sociale che è lì sotto gli occhi di tutte/i, non trova un giustificato appello.
Hobsbawm dal campo della ricerca storica non elude la differenza femminile, tuttavia si mantiene all'interno di un pensiero che domanda alle donne di contarsi dentro alla società strutturata in modo tradizionale secondo classi.
Il pensiero femminista ha sempre sostenuto l'attraversamento delle classi da parte delle donne, l'impossibilità di ridurre la soggettività femminile all'appartenenza ai ceti.
Hobsbawm accetta questa interpretazione quando solleva la questione economica e la sua parzialità dal compito di spiegare la storia, tuttavia non riconosce al pensiero della differenza sessuale il significarsi in nome di soggetti portatori di messaggi di libertà e liberazione, come avviene nell'ambito della riflessione filosofica.

Nella riflessione di Emanuele Severino (54) sulla guerra si invita invece a vedere nella logica della guerra la stessa logica che sviluppa la scienza e che starebbe per il filosofo all'origine del pensiero greco. Il limite della critica alla guerra diventa quello di non usare un'altra logica. A questo punto per fare parlare il pensiero oltre i limiti delle proposte pronte penso che si debbano intersecare piu' proposte. La critica della logica di Severino è affine a un altro pensiero contro la guerra.

Virginia Woolf (55) suscita in alcune sue riflessioni questa tensione: bisogna cercare un altro modo di pensare - dice- per uscire dalla guerra e questo sforzo deve toccare a chi ne è fuori perché io non posso farcela essendo dentro a un conflitto come parte in causa e vittima; per rinnegare la guerra non possiamo continuare a pensare al mondo con le stesse categorie.
C'è molto in comune fra queste posizioni di pensiero e la 'pretesa' di chi si affaccia sulla scena della guerra per evidenziare la differenza dell'essere donne, senza giustificarsi con la politica degli istituti che la fanno pubblicamente funzionare. Dal punto di vista della filosofia ,d'altra parte, il pensiero di Wittgenstein e l'interrogazione del Tractatus impone una ulteriore riflessione e confronto. Per Wittgenstein (56) non avrebbe senso parlare di un'altra logica ulteriore a quella che parla del mondo. La forma logica è quella con cui pensiamo il mondo, l'una da' l'altro attraverso il linguaggio e oltre questa reciprocità e riflessione non esiste niente , niente che abbia parola.

Il soggetto, femminile e maschile, tuttavia è parte del mondo e si sistema in quella cornice che contiene il mondo. La destinazione ulteriore ed esterna al mondo tocca alla metafisica, la religione, gli enti a cui non puo' corrispondere la forma logica - parlata.
Allo stesso tempo questo soggetto incarnato - femminile, che dice sè e il mondo se non crea un'altra logica ne allarga le pretese, la capacità di comunicazione e soprattutto puo' cambiare l'ordine del discorso.
Occorre una ulteriore riimmersione nell'ambito del pensiero femminile per tentare di ridisegnare le diversità di posizioni in filosofia .Per fare parlare un giudizio possibile sulla guerra occorre rivolgersi alla filosofia femminile, in tempi di guerra o a questa prossimi.
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