Donne e conoscenza storica


LA PROPAGANDA TOTALITARIA

Poiché il nucleo utilitaristico delle ideologie era considerato una cosa naturale, il comportamento antiutilitaristico dei regimi totalitari e la loro completa indifferenza per l'interesse della massa hanno prodotto uno shock. Ciò introduceva nella politica contemporanea un elemento di assoluta imprevedibilità; virtualmente tutta la storia europea per molti secoli aveva insegnato a giudicare ogni azione politica secondo il suo cui bono e tutti gli avvenimenti secondo gli interessi che ne erano alla base.
Data la sua natura demagogica, la propaganda totalitaria, che già prima della conquista del potere aveva mostrato quanto poco le masse fossero spinte dal perseguimento dei propri interessi, dal famoso istinto di autoconservazione non è stata presa sul serio.
Così il sospetto degli alleati che l'uccisione dei pazzi ordinata da Hitler all'inizio del conflitto fosse da attribuire al desiderio di sbarazzarsi di bocche inutili era assolutamente ingiustificato (1).
Hitler non era costretto dalla guerra a buttare a mare ogni considerazione etica, ma considerava il massacro causato dalle operazioni belliche come un incomparabile occasione per dare l'avvio a un piano omicida che, al pari di ogni altro punto del suo programma, aveva come base di calcolo i millenni (2)

Il successo della propaganda totalitaria non è tuttavia dovuto tanto alla sua demagogia quanto alla conoscenza che l'interesse come forza collettiva può essere avvertito solo dove degli organismi sociali stabili provvedono le necessarie cinghie di trasmissione fra l'individuo e il gruppo; nessuna propaganda basata sull'interesse materiale puro e semplice può avere efficacia fra masse che, essendo caratterizzate principalmente dall'estraneità a qualsiasi corpo sociale e politico, presentano un vero caos di interessi individuali.
Il fanatismo dei militanti dei movimenti totalitari, così diverso qualitativamente dall'attaccamento dei membri dei partiti normali, è prodotto dalla mancanza di un interesse egoistico delle masse, che sono preparate a sacrificarsi. I nazisti hanno dimostrato che si può condurre in guerra un intero popolo con lo slogan "vittoria o distruzione " (qualcosa che la propaganda bellicista del 1914 avrebbe accuratamente evitato), e ciò non in un periodo di miseria, disoccupazione o ambizioni nazionali deluse.
Lo stesso spirito si è manifestato durante gli ultimi mesi di una guerra che era evidentemente persa, quando la propaganda nazista cercava di confortare una popolazione già atterrita con la promessa che il Führer "nella sua bontà ha disposto per il popolo tedesco una morte dolce mediante i gas nel caso di uno sfortunato esito del conflitto "(3).

I movimenti totalitari usano il socialismo e il razzismo svuotandoli del contenuto utilitaristico, gli interessi di una classe o di una nazione. La forma di predizione infallibile in cui sono presentati questi concetti è più importante della sostanza.
La principale qualità di un capo delle masse è diventata l'infallibilità perpetua; egli non può mai ammettere un errore.
La presunzione d'infallibilità è basata non tanto su un'intelligenza superiore, quanto sulla corretta interpretazione delle forze assolutamente sicure della storia o della natura, che non possono esser contraddette né dalla disfatta né dalla rovina perché alla lunga sono destinate ad avere il sopravvento.
I capi delle masse, una volta al potere, hanno una preoccupazione che mette in ombra qualsiasi considerazione utilitaria: far sì che le loro predizioni risultino vere. I nazisti non hanno esitato a impiegare verso la fine del conflitto, la forza concentrata della loro organizzazione tuttora intatta per provocare la distruzione più completa possibile della Germania, affinché si avverasse la loro predizione che il popolo tedesco sarebbe stato distrutto in caso di sconfitta.

L'effetto propagandistico dell'infallibilità, lo straordinario successo conseguito atteggiandosi a semplici agenti-interpreti di forze prevedibili, ha incoraggiato nei dittatori totalitari l'abitudine di annunciare le loro intenzioni politiche sotto forma di profezia.
Il più famoso esempio è l'annuncio di Hitler al Reichstag nel gennaio del 1939: " Desidero oggi fare ancora una profezia: se il giudaismo finanziario internazionale... dovesse riuscire a precipitare un'altra volta i popoli in un conflitto mondiale..., il risultato sarà... l'annientamento della razza ebraica in Europa " .
Tradotto in linguaggio non totalitario, ciò significava: intendo fare una guerra e uccidere gli ebrei europei.
Analogamente Stalin, nel grande discorso al comitato centrale del partito comunista nel 1930, in cui preparò la liquidazione fisica dei deviazionisti di destra e di sinistra, li descrisse come esponenti delle " classi in via di estinzione". Tale definizione non solo dava al dibattito la sua specifica asprezza, ma annunciava anche, in stile totalitario, l'annientamento fisico degli individui di cui era appena stata profetizzata l' estinzione.

In entrambi i casi veniva raggiunto lo stesso obiettivo: la liquidazione veniva inquadrata in un processo storico in cui si faceva o subiva quel che, secondo leggi immutabili, doveva assolutamente verificarsi. Appena l'esecuzione delle vittime era compiuta, la " profezia " diventava un alibi retrospettivo: era semplicemente avvenuto quanto era già stato predetto . Era indifferente che fossero le " leggi della storia " a decretare la rovina delle classi e dei loro rappresentanti o invece le " leggi della natura... a sterminare " tutti quegli elementi -democrazie, ebrei, sottouomini dell'est, malati inguaribili- che non erano in ogni caso " vitali ".
Del resto, anche Hitler parlava di " strati sociali morenti" da " eliminare senza esitazioni ". Al pari di altri metodi di propaganda totalitaria, anche questo può trionfare soltanto dopo la conquista del potere. Allora ogni dibattito sulla verità o falsità della predizione di un dittatore totalitario diventa assurdo; è come mettersi a discutere con un assassino potenziale se la sua futura vittima è morta o viva perché, uccidendola, egli può immediatamente fornire la prova della giustezza della sua affermazione. L'unico argomento valido in tali condizioni è salvare prontamente la persona di cui si predice la morte.
Prima che i capi delle masse conquistino il potere adattando la realtà alle loro menzogne, la loro propaganda è contraddistinta da un estremo disprezzo per i fatti in quanto tali basata com'è sulla convinzione che questi dipendano interamente dal potere dell'uomo che può fabbricarli.

L'affermazione che la metropolitana di Mosca è l'unica al mondo è una bugia solo finché il regime non ha il potere di distruggere tutte le altre.
Il metodo della predizione infallibile tradisce, più di qualsiasi altro trucco propagandistico totalitario, il fine ultimo della conquista del mondo, perché soltanto in un mondo interamente controllato il dittatore totalitario può realizzare le sue menzogne e far avverare le sue profezie.

Note

(1) Caratteristica al riguardo la testimonianza di Karl Brandt, uno dei medici incaricati da Hitler dell'esecuzione del programma dell'eutanasia (Medicai Trial. US against Karl Brandt et al. udienza del 14 maggio 1947).
Brandt protestò vivacemente contro il sospetto che il programma fosse stato iniziato per eliminare bocche superflue; e affermò che i membri del partito che avevano toccato un simile argomento nella discussione erano stati aspramente biasimati. A suo avviso, il provvedimento era dettato soltanto da "considerazioni etiche". Lo stesso dicasi delle deportazioni.
Gli archivi sono pieni di disperati memorandum con cui le autorità militari si lagnavano che le deportazioni di milioni di ebrei e polacchi trascuravano completamente le " necessità belliche ed economiche ".
Vedi Poliakov Léon, Bréviarie de la Haine, Parigi, 1951, p. 321, oltre ai documenti ivi pubblicati.

(2) Il decreto decisivo che diede il via agli omicidi di massa venne firmato da Hitler il 1 settembre 1939, il giorno dello scoppio della guerra, e concerneva non solo i pazzi (come spesso erroneamente si suppone), ma tutti i " malati inguaribili ". I pazzi erano semplicemente i primi.

(3)V. Friedrich Percyval Reck-Malleczewen, Tagebuch eines Verzweifelten, Stoccarda 1947, p. 190.
Hitler basava la superiorità dei movimenti ideologici rispetto ai partiti politici sul fatto che le ideologie "proclamano la loro infallibilità" (Mein Kampf, libro Il, cap. 3).
Le prime pagine del manuale ufficiale della gioventù hitleriana (The Nazi Primer New York 1938) sottolineano che tutte le questioni ideologiche, prima ritenute "irrealistiche" e "incomprensibili" "sono diventate così chiare, semplici e precise che ogni camerata può comprenderle e cooperare alla loro soluzione".
Il primo fra i "doveri del membro del partito", enumerati nell'Organisations bucb derr NSDAP (1936, p. 8), dice: "Il Fuhrer ha sempre ragione".
Notevole è la differenza di fraseologia con la Dienstvorschrift für di P.O. der NSDAP (1932, p. 38) che proclamava invece: "La decisione di Hitler è definitiva". "La loro pretesa d'infallibilità, il fatto che nessuno dei due abbia mai sinceramente ammesso un errore" è a tale riguardo la differenza decisiva fra Stalin e Trockij da un lato, e Lenin dall'altro.
Vedi Souvarine, Stalin: A Cruical Survey ot Botshevism, New York 1939, p. 583.
È' ovvio che la dialettica hegeliana dovesse costituire un meraviglioso strumento per aver sempre ragione, in quanto consentiva di interpretare ogni sconfitta come l'inizio della vittoria.
Uno dei più begli esempi di questo tipo di sofisticheria si ebbe dopo il 1933, quando i comunisti per quasi due anni rifiutarono di ammettere che la vittoria di Hitler era stata una sconfitta per il loro partito.
Citato da Goebbels, The Goebbels Diaries (1942-I 943), a cura di Louis Locliner, New York 1948, p. 148.
Stalin J. V. Leninism, Londra 1933. In un discorso tenuto nel settembre del 1942, quando era in pieno svolgimento lo sterminio degli ebrei, Hitler ricordò esplicitamente il suo discorso del 30 gennaio 1939 (pubblicato come opuscolo col titolo Der Führer vor dem ersten Reicbstag Grossdeutshlands, 1939) e la sessione del Reichstag del 1° settembre 1939, in cui aveva annunciato che "se gli ebrei provocheranno una guerra mondiale per sterminare i popoli ariani d' Europa, non i popoli ariani, ma gli ebrei saranno [la fine della frase è sommersa dagli applausi]" (v. Der Fuhrer vor dem ersten Reichstag Grossdeutshlands, "Schriften NS", n. 14, p. 33). Nel discorso del 30 gennaio 1939, p. 19, già citato.
Konrad Heiden (Der Fuhrer. Hitter's Rise to Power, Boston 1944) sottolinea la "fenomenale falsità" di Hitler "la mancanza di fatti dimostrabili in quasi tutte le sue affermazioni." la sua indifferenza per i fatti, da lui non considerati vitalmente importanti " pp. 368 374).
In termini pressoché identici Chrušcëv descrive "la riluttanza di Stalin a considerare le realtà della vita" e la sua indifferenza per "lo stato reale delle cose". (op. cit.). L'opinione che Stalin aveva dell'importanza dei fatti è bene messa in luce dalle sue periodiche revisioni della storia russa.

Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo,(I° ed 1951) trad. di Amerigo Guadagnin, Milano, Edizioni di Comunità, 1989, pp.479-484

Scelta antologica a cura di Luciana Tavernini