Donne e conoscenza storica

 

 

 

 

 

Stato e individui

Tutti i mutamenti intervenuti negli ultimi tre secoli avvicinano gli uomini a una situazione in cui non ci sarebbe più assolutamente altra fonte di obbedienza nel mondo intero eccetto l'autorità dello Stato. La maggior parte degli uomini in Europa obbediscono solo a questo. L'ascendente della famiglia è debole sui minorenni, nullo sugli altri; le autorità locali e regionali, nella maggioranza dei paesi, esercitano solo la parte di potere che viene loro delegata dall'autorità centrale.

Nel campo della produzione l'obbedienza non è accordata ai capi, ma venduta loro per denaro; così la loro autorità scaturisce non da una tradizione, non da un mutuo consenso più o meno tacito, ma da un mercanteggiamento che esclude ogni dignità e le toglierebbe ogni efficacia senza la protezione delIo Stato. Nell' ambito stesso dell'intelligenza, lo Stato, grazie ai diplomi che conferisce, è diventato pressoché l'unica fonte di autorità effettiva. D'altra parte il potere dello Stato non è contenuto in nessuna direzione da nessun limite legittimo. Un limite simile non esiste per esso al di fuori, perché ogni nazione è sovrana. Qualunque cosa essa faccia, non c'è nessuna autorità superiore che abbia il diritto di giudicarne le azioni; persino i trattati che essa firma l'impegnano solo in base all'interpretazione che essa stessa ne dà, senza che nessun'altra interpretazione possa esserle legittimamente imposta dal di fuori; il suo potere è di fatto limitato solo dalla forza delle altre nazioni sovrane, cioè o dalla guerra o dalla minaccia esplicita di guerra. Si tratta di un limite di fatto e non di diritto, un limite subito e non accettato.

All'interno, l'autorità degli Stati democratici trova un limite solo nei diritti degli individui; ma se alcuni ambiziosi vogliono e sanno scegliere il momento favorevole, il meccanismo stesso della democrazia può essere utilizzato per sopprimere una parte o la totalità di questi diritti; e una volta soppressi questi diritti non c'è più alcun mezzo legittimo di ristabilirli, ma solo la ribellione. Se gli uomini che hanno in mano per ragioni diverse l'autorità dello Stato cessano di volere la democrazia, possono essere talora costretti dal timore della ribellione, ma nessuna legge può obbligarli a restarle fedeli. Fuori dell'Europa, ampi territori, sottomessi con la conquista, subiscono i voleri di questo o quello Stato europeo; e nel resto del mondo c'è una tendenza crescente ad elaborare strutture politiche più o meno ricalcate su quella dello Stato occidentale.

Lo stadio finale di una simile evoluzione, stadio per fortuna teorico, sarebbe una situazione tale per cui su tutto il globo terrestre ogni essere umano obbedirebbe continuamente ed esclusivamente allo Stato di cui è suddito, mentre ogni Stato obbedirebbe solo ai propri capricci. Quale stabilità, quale equilibrio, quale armonia si può sperare di trovare in questa direzione, da qualunque punto di vista ci si collochi? [...] Finché gli uomini continueranno a non avere tra loro altri legami se non quelli che passano attraverso lo Stato, gli Stati continueranno a organizzare sistematicamente e periodicamente il massacro reciproco dei loro sudditi, senza che nessuna pressione dell'opinione pubblica, nessuno sforzo di buona volontà, nessuna transazione internazionale possano evitare un simile destino.

La serie di massacri deve condurre o al trionfo di un solo Stato che riuscirebbe ad annientare una moltitudine di popoli sotto una nuova pace romana per poi disgregarsi lentamente, o alla distruzione reciproca degli Stati che finirebbero per spezzarsi sotto l'effetto di una tensione troppo grande. In ogni caso è inevitabile che la trasformazione che l'umanità da qualche secolo ha compiuto nel senso della centralizzazione sia un giorno seguita da una trasformazione in senso contrario; perché ogni cosa nella natura finisce col trovare il proprio limite. [...] Purtroppo gli Stati non possono agonizzare senza far agonizzare al tempo stesso molte cose preziose e molti uomini.

Simone Weil, Riflessioni sull'origine dello Hitlerismo, in Sulla Germania totalitaria, Milano, Adelphi, 1990, pp.272-279 .