Donne e conoscenza storica

 

 

 

 

 


Il sogno d'amore

A difesa di un sogno, minacciato dalle leggi della sua stessa civiltà, l'uomo ha innalzato la barriera del pudore. La nostalgia di una felicità originaria, che rinasce in ogni incontro amoroso, poteva conservarsi solo al riparo di un ordine sociale che divide e contrappone. [...]
Per quel residuo d'onnipotenza , che l'infanzia consegna alla storia degli uomini, l'amore costruisce ogni volta, dietro il velo della privatezza, il disegno di un'armonia divina, ideale ricomposizione di opposti, che è figura del mondo al suo nascere, al suo punto d'arrivo.
Contro il "giudizio sociale" che generalizza le diverse funzioni degli uomini e delle donne, facendo della dualità il modello di tutto l'esistente, l' "intimità dell'io" è messa a custodia di un individuo immaginario che riunisce in sé la forza e la grazia, il corpo e la mente, il maschile e il femminile.
Questo "essere perfetto", "somma di un uomo e di una donna", è il dio che abita la specie umana, la religione che il desiderio maschile ha creato per tenere insieme ciò che la sua storia veniva separando, il sogno del bambino che si accorge, crescendo, di non poter portare con sè la propria madre. Ma un dio ha bisogno di una chiesa, e l'uomo ha recintato per lui quel tempio privato e protetto che è la casa, e, dentro la casa, il corpo della donna. Infinito come "il deserto dei mari" e rigorosamente chiuso, come il santuario più prezioso esso diventa il luogo ideale per un incontro che deve restare solitario e lontano da occhi indiscreti.

Ciò che rende misterioso e sconosciuto ancora adesso il corpo di una donna, è il desiderio violento e tenero che lo scava per trovarvi l'accoglimento di una madre. [...] Nessuna guerra è stata mai combattuta in modo più sotterraneo, né ha lasciato segni di distruzione così profondi, come quella che è avvenuta all'ombra dell'amore e della vita.
Immersa nell'adorazione del nuovo dio, e disposta a lasciarsi morire per essere sollevata fino a lui, oppure compagna del vincitore e costretta a vestire i panni del servo e dell'orfano, la donna, comunque, scompare.
Chi ha generato la vita può rientrarvi solo rinunciando alla propria, chi ha dato da mangiare agli altri, deve elemosinare la sopravvivenza, chi si era illuso di essere simile a un dio, può solo tentare, faticosamente, di somigliare a un uomo. [...]
Il luogo della mancanza è anche il luogo di attese e di promesse: la libertà per lo schiavo, una famiglia per l'orfano, la prontezza dello spirito maschile per la fragilità della donna.
Il vuoto può essere riempito, la materia modellata dall' intelligenza, la natura opaca rischiarata dalla cultura.[...] Penoso inganno dell'attesa, la tela di Penelope è segno della perdita e, nello stesso tempo, illusione di presenza. Se la totalità appagata e la miseria hanno messo radici così profonde e durature nelle immagini che le donne si sono fatte di sé, è perché il sogno dell'uomo è andato a depositarsi su un altro sogno, che in parte lo riproduce , in parte se ne distacca. [...]
Ciò che di rado si è lasciato vedere, pur essendo sotto gli occhi di tutti, è il paradosso che lega insieme la vita e la morte, la sottomissione e il dominio, il dolore e la gioia; o l'illusione con cui le donne innalzano talvolta la loro autonomia come una fortezza, senza riconoscere il signore che la abita [...] il sogno onnipotente di un ricongiungimento che non obbedisce a nessuna legge reale e a nessuna scienza, che mescola tra loro gli opposti e li confonde che ignora la concretezza perché non gli è stato dato modo di conoscerla.

Lea Melandri, Come nasce il sogno d'amore, Milano, Rizzoli, 1988, pp. 25-26, 28-29-30 Scelta antologica a cura di Adriana Perrotta Rabissi.