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LE
MASSE
I movimenti totalitari
mirano ad organizzare le masse, non le classi, come i vecchi partiti
d'interessi degli stati nazionali del continente, e neppure i cittadini
con opinioni e interessi nel disbrigo degli affari pubblici, come i
partiti dei paesi anglosassoni.
Mentre tutti i gruppi politici si basano sul loro seguito proporzionale,
essi fanno leva sulla nuda forza numerica, dell'ordine di milioni, al
punto da rendere impossibile un loro regime, anche nelle circostanze
più favorevoli, in paesi con una popolazione relativamente poco numerosa.
(p. 427) […]
Invece i movimenti
totalitari trovano un terreno fertile per il loro sviluppo dovunque
ci sono delle masse che per una ragione o per l'altra si sentono spinte
all'organizzazione politica, pur non essendo tenute insieme da un interesse
comune e mancando di una specifica coscienza classista, incline a proporsi
obiettivi ben definiti, limitati conseguibili.
Il termine "massa" si riferisce soltanto a gruppi che, per l'entità
numerica o per indifferenza verso gli affari pubblici o per entrambe
le ragioni, non possono inserirsi in un'organizzazione basata sulla
comunanza di interessi, in un partito politico, in un'amministrazione
locale, in un'associazione professionale, in un sindacato.
Potenzialmente, essa esiste in ogni paese e forma la maggioranza della
folta schiera di persone politicamente neutrali che non aderiscono mai
a un partito e fanno fatica a recarsi alle urne.(p.431) […]
La verità è che
le masse si formarono dai frammenti di una società atomizzata, in cui
la struttura competitiva e la concomitante solitudine dell'individuo
erano state tenute a freno soltanto dall'appartenenza a una classe.
La principale caratteristica dell'uomo di massa non era la brutalità,
ma l'isolamento e la mancanza di normali relazioni sociali.(p.439) […]
Il livellamento delle condizioni dei sudditi è sempre stato una delle
principali preoccupazioni dei despoti e dei tiranni fin dai tempi più
antichi; ma un simile livellamento non è sufficiente per un regime totalitario,
perché lascia più o meno intatti certi legami non politici, come i vincoli
familiari gli interessi culturali comuni.
Se tale regime vuole raggiungere il suo scopo, deve far sì che " finisca
una volta per tutte la neutralità del gioco degli scacchi", dal loro
liquidatore equiparati ai cultori dell' "arte per l'arte"(1), non sono
ancora individui completamente isolati in una massa senza legami, la
cui uniformità eterogenea è una delle condizioni essenziali del totalitarismo.
Dal punto di vista
dei governanti, un'associazione assorbita dal gioco degli scacchi non
è in linea di principio (ma solo per grado ) meno pericolosa di una
classe di contadini che si occupi con passione esclusiva della coltivazione.
(p.446) […]
I movimenti totalitari sono organizzazioni di massa di individui atomizzati
e isolati, da cui, in confronto degli altri partiti e movimenti, esigono
una dedizione e "fedeltà" incondizionata e illimitata; ciò già prima
della conquista del potere, in base all'affermazione, ideologicamente
giustificata, che essi abbracceranno a tempo debito l'intera razza umana.
[…]
Ci si può aspettare una simile "fedeltà" soltanto da un essere umano
completamente isolato che, senza alcun vincolo sociale con i familiari,
gli amici, i compagni e i conoscenti, senta di avere un posto nel mondo
esclusivamente mercè l'appartenenza al movimento, al partito.
La "fedeltà" totale è possibile soltanto quando è svuotata di ogni contenuto
concreto, da cui potrebbero naturalmente derivare mutamenti di opinione.
I movimenti totalitari, ciascuno a modo suo, hanno fatto del loro meglio
per sbarazzarsi dei programmi che specificavano punti concreti e che
essi avevano ereditato dalle fasi precedenti, non totalitarie.
Per quanto radicale possa esserne la formulazione, ogni programma politico
che non indichi come obiettivo semplicemente il dominio del mondo, o
che si occupi di cose più specifiche delle "questioni ideologiche dei
prossimi millenni", è un ostacolo al totalitarismo. (p.448)
Note
1 Souvarine, Boris,
Staline, Aperçu historique du bolscevisnme, Parigi, 1935, p.575
Hannah Arendt,
Le origini del totalitarismo, (I °ed. 1951) trad. di Amerigo Guadagnin,
Milano, Edizioni di Comunità, 1989
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