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[…]Vengo ora al
punto più rilevante dell'accusa. Il procuratore di stato ricava il suo
attacco principale, cioè l'affermazione che nel discorso incriminato
io avrei incitato i soldati in caso di guerra a non sparare sul nemico
contrariamente agli ordini, da una deduzione che gli sembra evidentemente
di inconfutabile forza probante e di logica stringente. A questo punto
li prego di prestare particolare attenzione. Io dico: la conclusione
che l'unico mezzo efficace per evitare le guerre consista nel rivolgersi
direttamente ai soldati e di incitarli a non sparare - questa conclusione
è soltanto l'altra faccia di quella concezione secondo cui, fintantoché
il soldato obbedisce agli ordini dei suoi superiori, tutto nello Stato
è ben sistemato, secondo cui - per dirla in breve - il fondamento del
potere statale e del militarismo è rappresentato dall'obbedienza cadaverica
del soldato. Il 17 aprile 1910 ho parlato qui, al Circo Shumann, davanti a circa 6.000 persone, sulla lotta per il diritto di voto in Prussia - come sanno, allora la nostra lotta era ai suo apice e trovo nel testo stenografico di quel discorso a p. 10 il seguente passo: "Egregi ascoltatori! Io dico: nell'attuale lotta per il diritto di voto, come in tutte le questioni politiche importanti del progresso in Germania, siamo tutti soli, abbandonati a noi stessi. Ma chi siamo "noi"? "Noi" siamo i milioni di proletari e proletarie di Prussia e Germania. Sì, noi siamo più di un numero. Noi siamo i milioni di coloro del cui lavoro manuale vive la società. E basta che questo semplice fatto metta radici nella coscienza delle più larghe masse del proletariato tedesco. perché venga infine il momento che in Prussia sia dimostrato alla reazione imperante che il mondo può ben fare a meno degli Junker dell'Elba orientale, e anche dei conti del Centro, e dei consiglieri segreti e occorrendo anche dei procuratori di stato (agitazione), ma che non può esistere ventiquattro ore, se gli operai incrociano le braccia". Loro vedono che io esprimo chiaramente quale sia secondo il nostro modo di vedere il centro di gravità della vita politica e dei destini dello Stato: nella coscienza, nella volontà chiaramente formata, nella decisione della grande massa lavoratrice. E proprio così pure concepiamo la questione del militarismo. Se la classe operaia giunge alla maturità e alla decisione di non permettere più guerre, le guerre sono diventate impossibili.[…] Rosa Luxembourg, Militarismo, guerra e classe operaia in Il programma di Spartaco, Manifestolibri, Roma 1995 |