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Democrazia senza leadership e doppia sovranità La libertà di movimento, che si tratti della libertà di andarsene e di iniziare qualcosa di nuovo e di inaudito, oppure della libertà di comunicare con i molti e di esperire quella pluralità complessiva che è il mondo, non era né è in alcun modo il fine della politica, ciò che si può ottenere con mezzi politici, ma è piuttosto l' effettivo contenuto e il senso della politica in sé. […] Va pur detto che le democrazie occidentali non hanno fatto i conti con l' identità di genere - e meno che meno con un' idea di doppia sovranità maschile e femminile - né nell' ipotesi della democrazia "rappresentativa" né in quella della democrazia "diretta", per quanto le donne siano state storicamente più attive e inventive nei momenti e rivolgimenti che presentavano istanze egualitarie e fortemente partecipative.[…] La
ricerca sul diritto e sulle costituzioni, ha mostrato, nel nostro paese
e non solo, che le donne consapevoli non intendono riconoscere forme
costituzionali o assumere responsabilità nelle istituzioni rappresentative
a prezzo dell' insignificanza del loro sesso. Doppia sovranità comporta
due soggetti sessuati e fa riferimento a una dualità , a una pluralità
reali. Essa può , quindi, ribadire l' uscita definitiva da qualsiasi
logica dialettica, ricompositiva o conflittuale, in cui sempre c'è un
Sé' libero originario e fondante che prima pone l' Altro per, poi, toglierlo
e/o assimilarlo.
Tuttavia dire democrazia senza leadership evoca altro: l' assenza di
capi che riassumano in sé le ragioni dei singoli e la direzione del
futuro; la centralità della parola, il primato della discussione, la
libertà nella scelta dei temi; una gestione non autoritaria dell' autorità
e la disponibilità a condividere le competenze e le decisioni. Ciò che
si evoca a livello di società e a livello di essere è la messa in conto
di una pluralità di viventi non sostituibili, l' idea che le viventi
e i viventi non sono entità astratte e intercambiabili.[…] Anche
trascurando il fatto che oggi l'inestricabile intreccio tra la sopravvivenza
e la convivenza di chi abita il pianeta rende più' che mai problematico
lasciare al politico il carico della responsabilità e l'onere della
decisione, credo che vi sia qualcosa di tremendamente vuoto e perverso
nel gesto - squisitamente maschile -dell' individuo politico che dichiara
di assumersi la responsabilità delle sue parole e delle sue azioni davanti
al paese, davanti al mondo o magari davanti a dio. Il rischio di cui
parlo è che tale individuo si autorizzi da sé a chiamarsi responsabile
per il semplice fatto di avere assunto "un sovraccarico di responsabilità
". Sarebbe come dire che il sovraccarico di responsabilità - che oggi
e' un fatto e riguarda la pluralità delle e dei viventi - garantisca
di per sé che azioni e parole siano parole e azioni responsabili.[…] Raffaella Lamberti, Democrazia senza leadership e doppia sovranità. A proposito di Pechino al Convegno "Donne per il governo: autorità e potere", promosso dalla Commissione Nazionale Pari Opportunità, Roma, 22 e 23 Febbraio 1996 (Rete Civica, Conferenza Università delle Donne) |