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GENEALOGIA
Quanto a noi, è
urgente che ci rifiutiamo di sottometterci ad un ruolo sociale de/soggettivato,
quello di madre, richiesto da un ordine sottoposto alla divisione del
lavoro - produttore/riproduttrici - che ci chiude in una semplice funzione.
È mai stato chiesto ai padri di rinunciare ad essere uomini? cittadini?
Non dobbiamo rinunciare ad essere donne per essere madri. […]
È necessario anche che noi scopriamo ed affermiamo che siamo sempre
madri dal momento che siamo donne.
Mettiamo al mondo qualcosa di diverso dai figli, generiamo qualcosa
che non è il bambino: amore, desiderio, linguaggio, arte, società, politica,
religione, ecc.
Ma questa creazione da secoli ci è stata vietata e bisogna che noi ci
riappropriamo questa dimensione materna che ci appartiene in quanto
donne. La questione se avere o non avere figli dovrebbe sempre porsi
sullo sfondo di un'altra generazione, di una creazione d'immagini e
di simboli, per non diventare traumatica o patologica.
Le donne e i loro figli se ne troverebbero infinitamente meglio.
Dobbiamo essere
attente a un'altra cosa: a non riuccidere la madre che è stata immolata
all'origine della nostra cultura. Si tratta di ridarle la vita, a questa
madre, in noi e tra noi.
Dobbiamo rifiutare che il suo desiderio sia annientato dalla legge del
padre. Dobbiamo darle il diritto al piacere, al godere, alla passione,
renderle il diritto alla parola, e talvolta al grido, alla collera.
Dobbiamo inoltre trovare, ritrovare, inventare le parole, le frasi che
dicono il rapporto più arcaico e più attuale con il corpo della madre,
con il nostro corpo, le frasi che traducono il legame con il suo corpo,
il nostro, quello delle nostre figlie. […]
È necessario anche, se non vogliamo essere complici dell'uccisione della
madre, che affermiamo che esiste una genealogia di donne. C'è una genealogia
di donne nella nostra famiglia: abbiamo una madre, una nonna, una bisnonna
materna e delle figlie. Di questa genealogia di donne, dato il nostro
esilio nella famiglia del padre-marito, tendiamo a dimenticarne la singolarità
e perfino a rinnegarla. Cerchiamo di situarci in questa genealogia femminile
per conquistare e custodire la nostra identità. Non dimentichiamo nemmeno
che abbiamo già una storia, che certe donne, anche se era culturalmente
difficile, hanno segnato la storia, e che troppo spesso noi non ne abbiamo
conoscenza.
Luce Irigaray,
Il corpo a corpo con la madre (1980) in Sessi e genealogie, trad.
di Luisa Muraro, Milano, La Tartaruga, 1989, pp.28-30
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